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Il bombarbiere Raonic
e la contraerea Seppi

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Il giovane bombardiere partito da Podgorica voleva coventrizzarci (under 50, controllate su un buon vocabolario) e in parte c'è riuscito. Ne abbiamo conosciuti parecchi così: servizio devastante, ottima risposta, dritto e rovescio sempre sparati e spesso imprecisi, scarsa propensione allo scambio, eccellente mobilità laterale nonostante l'altezza ragguardevole, lenti nello scendere a rete. Si collocano in quella fascia del ranking tra i fuoriclasse che trovano comunque le contromisure e i buoni tennisti che hanno bisogno di condizioni speciali per avere qualche chance con loro. Tra i giocatori  in attività, quello che più assomiglia a Milos Raonic - il montenegrino-canadese che ci ha chiuso in faccia, con le sue due vittorie di Vancouver, la porta delle semifinali di Davis - è John Isner, rispetto al quale ha però una strategia fatta di una regola, chiara, inculcatagli dal coach Galo Blanco: solo vincenti. Un tennista dialogante come Andreas Seppi può solo fare il possibile per tenere il proprio turno di servizio e sperare che un improvviso obnubilamento impedisca a Raonic - 196 centimetri - di piazzare ace e bordate ingestibili. Il problema è che Raonic ragiona allo stesso modo, con la differenza che, quando serve lui, è un punto sicuro. O quasi.

Per un'ora e un quarto la partita di Seppi è la fotocopia di quella di venerdì di Fognini con il numero 1 canadese. (il ligure, pur giocando bene, aveva soltanto limitato i danni: 4-6 6-7 5-7 in due ore e sei minuti). Per entrambi, primi due set decisi - in negativo - dal niente di un game di servizio perso quasi subito o dal tie-break, inevitabilmente infausto. Seppi incassa un doppio 4-6. In apertura del terzo set, venerdì c'era finalmente stato un break a favore di Fabio. Idem per Andreas. Con la differenza che  il sudtirolese, avendo più controllo del proprio game di battuta dall'alto dei suoi 190 centimetri, non si fa imporre subito il contro-break, tiene a distanza  il canadese e chiude sul 6-3 al termine di un set perfetto.

Quarto set nel segno dell'equilibrio, tanto per cambiare. In fatto di gioco, Seppi surclassa l'avversario, ma Raonic supera i trentacinque ace complessivi - in maggioranza subito sopra e sotto i 230 chilometri orari - e punta le sue carte su questo unico colpo. Sul 6-5 per il numero 16 al mondo, Seppi (18) ha un improvviso black out e concede il break che chiude la partita e porta il Canada, per la prima volta nella storia, in semifinale. Dove troverà la Serbia di Novak Djokovic, che ha massacrato gli americani.

Andreas Seppi deve migliorare la sua capacità di interpretare la partita e "leggere" l'avversario. Gli servono troppi game per capire quali sono le mosse tattiche e tecniche in grado di contenere i giocatori che hanno qualche caratteristica eccezionale, come nel caso di Raonic (con il quale non aveva alcun precedente). Peraltro, gli era successo anche venerdì con Pospisil. Che però sta issato sul gradino 140 del ranking ATP, mica sul 16.

L'Italia torna dalla trasferta di Vancouver con la consapevolezza d'aver fallito per poco un risultato da incorniciare. Se sabato - come sono stati lì lì per fare - Fognini e Bracciali avessero compiuto il miracolo della rimonta vittoriosa nel doppio, ora saremmo qui a raccontarci un'altra storia. In attesa dell'innesto di qualcuno dei giovani delle classi post '95 che lasciano ben sperare, la squadra è solida  e il clima dello spogliatoio quello giusto. Per i prossimi anni l'obiettivo è restare nel World Group, sapendo che alla portata c'è, al massimo, l'inserimento tra le quattro nazionali migliori, fallito stavolta.

Da segnalare anche il crescente seguito che stanno ottenendo gli azzurri di Davis (dopo le ragazze della Fed, in campo a breve a Palermo contro le ceche) grazie al canale satellitare e digitale Supertennis che ha dato il diretta Canada-Italia e Usa-Serbia. Una delle medaglie che la FIT può legittimamente appuntarsi al petto a meno di un mese dagli Internazionali del Foro Italico.

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