Che donne, queste donne! Anzitutto, l'eroina che m'ero scelto per quest'anno a Wimbledon, Kimiko Date maritata Krumm, che poi è quel pilota tedesco, Michael, famoso in Giappone dove ha vinto decine di gare dalla Formula 3 alla GT: l'altro giorno ho celebrato qui il suo storico passaggio al secondo turno di Wimbedon, oggi saluto l'impresa senza precedenti dell'approdo al terzo turno a 42 anni e 281 giorni di età, avendo battuto 6-4 7-5 la rumena di 23 anni Alexandra Cadantu. Tra gli uomini, leggo su un'enciclopedia tennistica, nell'era Open è riuscito a fare meglio della tennista di Kyoto solo l'eccellente australiano Frank Sedgman nel 1971, che il suo terzo turno sull'erba londinese lo giocò a 43 anni. Purtroppo, l'avventura di Kimiko è al capolinea perché ora troverà Serena Williams, destinata a vincere il suo sesto titolo sull'erba. (So bene - lo dico all'amico Carlo - che il tennis è spettacolo d'energia e strategia e non passatempo geriatrico, ma questi exploit di generosi attempati meritano un titolo ogni tanto, no?).
E che donne le italiane degli Championships! Per non farci sentire troppo l'assenza della numero 1 nazionale e 5 mondiale Sara Errani, irriverentemente fatta fuori al primo turno da una ragazzina portoricana, le azzurre si sono date da fare per arrivare in quattro al terzo turno: ieri Knapp, Giorgi e Pennetta con grinta, tenacia e fortuna, oggi Roberta Vinci. Ho seguito la sua partita sul campo 14, di quelli dove un ladruncolo potrebbe alleggerire di magliette e racchette i giocatori allungando appena la mano. Un match che è sembrato all'inizio una formalità, con la ventenne slovacca Jana Cepelova, numero 69 del ranking WTA, che ha ceduto al ritmo di Roberta in poco più di venti minuti (6-1). Poi tutto s'è complicato, la tarantina testa di serie numero 11 ha preso a inanellare troppi errori non forzati, soprattutto in fase d'attacco, e ha parallelamente visto calare i propri vincenti, fino a lasciare il set sul 4-6. Terzo set all'insegna dei break e dei controbreak, con le due avversarie impegnate in una battaglia di nervi, chiusa da Roberta sull'8-6 dopo due ore e 13 minuti spossanti che si faranno sentire nelle gambe e nella testa. Per fortuna che la sua prossima contendente sarà l'altra slovacca Dominika Cibulkova, testa di serie 18, alla sua portata.
Poiché chi di numeri comincia, di numeri finisce, ora vi tocca qualche record wimbledoniano fissato alle 17.47 del meridiano di Greenwich: sono otto gli ex numero 1 ATP e WTA che non raggiungono il terzo turno (Nadal, Federer, Hewitt, Sharapova, Jankovic, Azarenka, Ivanovic, Wozniacki), dove invece si issano cinque italiani (le quattro citate più Andreas Seppi, che incontrerà Kei Nishikori); sono invece undici, malcontati, i ritiri e i forfait nei primi due turni, tra cui quelli di Vika Azarenka che ha spianato la via a Pennetta ieri e di Michael Llodra che ha fatto lo stesso oggi con il sudtirolese, abbandonando il campo per infortunio al termine del primo set perso 5-7. Sette (Isner, Darcis, Stepanek, Tsonga, Cilic, Shvedova e Azarenka) hanno gettato la spugna di ieri, mercoledì: anche questo un record assoluto. Nell'attesa di approfondire le ragioni della mattanza, i nostri beneficiati Pennetta e Andreas sentitamente ringraziano.
Quel che è certo è l'accresciuta pericolosità dei prati calpestati dai tennisti. Più scivolosi e più veloci del passato, dunque doppiamente insidiosi: c'è meno tempo per recuperare e dunque i giocatori sono costretto a maggiori accelerazioni su tappeti erbosi su cui è un niente perdere l'equilibrio. In queste condizioni si trova meglio chi serve di forza e va a rete a chiudere, come Stakhovsky che però ha rischiato anch'egli di finire pericolosamente a gambe all'aria nel quarto vittorioso set con Federer. Insomma, se continua così l'anno prossimo l'infermeria del Club dovrà raddoppiare ortopedici e psicologi.
mail [email protected]
Twitter @claudiogiua
E che donne le italiane degli Championships! Per non farci sentire troppo l'assenza della numero 1 nazionale e 5 mondiale Sara Errani, irriverentemente fatta fuori al primo turno da una ragazzina portoricana, le azzurre si sono date da fare per arrivare in quattro al terzo turno: ieri Knapp, Giorgi e Pennetta con grinta, tenacia e fortuna, oggi Roberta Vinci. Ho seguito la sua partita sul campo 14, di quelli dove un ladruncolo potrebbe alleggerire di magliette e racchette i giocatori allungando appena la mano. Un match che è sembrato all'inizio una formalità, con la ventenne slovacca Jana Cepelova, numero 69 del ranking WTA, che ha ceduto al ritmo di Roberta in poco più di venti minuti (6-1). Poi tutto s'è complicato, la tarantina testa di serie numero 11 ha preso a inanellare troppi errori non forzati, soprattutto in fase d'attacco, e ha parallelamente visto calare i propri vincenti, fino a lasciare il set sul 4-6. Terzo set all'insegna dei break e dei controbreak, con le due avversarie impegnate in una battaglia di nervi, chiusa da Roberta sull'8-6 dopo due ore e 13 minuti spossanti che si faranno sentire nelle gambe e nella testa. Per fortuna che la sua prossima contendente sarà l'altra slovacca Dominika Cibulkova, testa di serie 18, alla sua portata.
Poiché chi di numeri comincia, di numeri finisce, ora vi tocca qualche record wimbledoniano fissato alle 17.47 del meridiano di Greenwich: sono otto gli ex numero 1 ATP e WTA che non raggiungono il terzo turno (Nadal, Federer, Hewitt, Sharapova, Jankovic, Azarenka, Ivanovic, Wozniacki), dove invece si issano cinque italiani (le quattro citate più Andreas Seppi, che incontrerà Kei Nishikori); sono invece undici, malcontati, i ritiri e i forfait nei primi due turni, tra cui quelli di Vika Azarenka che ha spianato la via a Pennetta ieri e di Michael Llodra che ha fatto lo stesso oggi con il sudtirolese, abbandonando il campo per infortunio al termine del primo set perso 5-7. Sette (Isner, Darcis, Stepanek, Tsonga, Cilic, Shvedova e Azarenka) hanno gettato la spugna di ieri, mercoledì: anche questo un record assoluto. Nell'attesa di approfondire le ragioni della mattanza, i nostri beneficiati Pennetta e Andreas sentitamente ringraziano.
Quel che è certo è l'accresciuta pericolosità dei prati calpestati dai tennisti. Più scivolosi e più veloci del passato, dunque doppiamente insidiosi: c'è meno tempo per recuperare e dunque i giocatori sono costretto a maggiori accelerazioni su tappeti erbosi su cui è un niente perdere l'equilibrio. In queste condizioni si trova meglio chi serve di forza e va a rete a chiudere, come Stakhovsky che però ha rischiato anch'egli di finire pericolosamente a gambe all'aria nel quarto vittorioso set con Federer. Insomma, se continua così l'anno prossimo l'infermeria del Club dovrà raddoppiare ortopedici e psicologi.
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