Monday's Net

Fognini in formato Top Ten
è la Coppa Davis a esaltarlo

3 minuti di lettura
Su di me il tennis ha l'effetto dell'endorfina con relativo "runner's high", il senso di euforia dei maratoneti dopo venti chilometri: più lo gioco, più lo giocherei. Funziona così anche da spettatore e umile cronista con velleità da commentatore: più ne vedo, più ne vedrei e racconterei. L'ho verificato una volta di più durante i quattordici giorni degli Australian Open vinti da Stanislas Wawrinka domenica scorsa, diventati una piacevole passeggiata appena trovato il ritmo a metà del primo turno. Se poi però mi fermo qualche giorno, sia da giocatore sia da testimone scrivente m'affloscio e faccio molta fatica a riprendere.

Con questo mood, come dire?, poco grintoso ho affrontato la prima giornata del turno di avvio del World Group 2014 della Coppa Davis, che si gioca nel Patinodromo Municipal di Mar del Plata, dov'è estate australe piena e il vento mitiga appena i trenta gradi fissi anche quando piove. L'Argentina, grande protagonista dell'ultimo decennio (tre finali e altrettante sconfitte dal 2006, la prima volta con la Russia, le altre due con la Spagna, nel 2008 e nel 2011), affronta l'Italia, da poco tornata nella Serie A del tennis per nazionali. Assenti Juan Martin Del Potro per scelta e David Nalbandian per definitivo ritiro, i sudamericani sono costretti a mettere in campo i rincalzi di superlusso Carlos Berlocq, 31 anni lunedì prossimo, numero 44 del ranking ATP, eccellente giocatore dotato di un efficace rovescio a una mano, e Juan Monaco, quasi 30 anni, terraiolo per eccellenza salito tra i Top Ten nella sua stagione migliore, il 2012, e poi sceso intorno a quota 50 per colpa di un 2013 senza picchi e di un infortunio agli UsOpen (da lunedì scorso è numero 40).

Sapete già com'è andata: il più forte italiano, Fabio Fognini, batte Monaco, di fatto il caposquadra argentino, con indiscutibile autorevolezza (7-5 6-2 6-2) mentre Andreas Seppi crolla sotto il colpi di Berlocq (4-6 6-0 6-2 6-1). Vi racconto cos'ho visto e capito.

Nel match di esordio, il nostro numero due, ATP 31, affronta e soffre soprattutto il temuto pubblico platanense. E' lui tuttavia a farmi riprendere un po' dal torpore post-Melbourne: va avanti per 4-0 nel primo set, dando a Carlos Berlocq solo la possibilità di recuperare un break e chiudendo senza correre rischi con una buona percentuale sia al servizio (90 per cento sulla prima, 63 sulla seconda), sia in vincenti, il triplo di quelli dell'avversario (12 a 4).
La partita del sudtirolese finisce lì. Intimorito più da se stesso che dalle condizioni ambientali non facili, confuso tatticamente, incapace di trovare una qualsivoglia contromossa alla trama dell'argentino, Andreas se ne va a testa bassa con un parziale di 18 game lasciati contro 3 vinti negli ultimi tre set. Senza lottare. Come gli accade talvolta quando vede il proprio giocatore in gravi difficoltà di tenuta nervosa, il capitano azzurro Corrado Barazzutti non ha argomenti per rimettere in carreggiata il match, che dura due ore e 37 minuti. Una prestazione tra le peggiori delle trenta in Davis di Andreas, solo in parte giustificata dalla continuità agonistica  di Berlocq alimentata dal pubblico entusiasta.

Mica facile per Fabio Fognini, fresco numero 15 del ranking ATP, entrare in campo dopo la netta sconfitta sofferta dal compagno di squadra. Anche perché nell'altra metà del campo c'è un giocatore ad alto tasso di classe come Juan "Pico" Monaco, capace di vincere due anni fa i campionati USA su terra a Houston e, subito dopo, il Masters 500 di Amburgo. Nei testa-a-testa l'argentino risulta nettamente superiore, con l'ultimo match vinto a Valencia nel 2011 per 6-3 6-1.

Contrariamente alle attese, Fabio si mostra più impermeabile al tifo avverso rispetto ad Andreas. Nel primo set è lui a imporre i ritmi, a prendere l'iniziativa, a correre rischi che comportano molti vincenti e frequenti errori. Recupera due break, ottiene il proprio al momento giusto per andare a servire avanti per 6-5 e chiudere in sicurezza.
Il secondo set ha un unico mattatore, ed è Fognini. Confina Monaco, via via sempre meno mobile, due metri oltre la riga di fondo e poi lo perfora regolarmente sia di dritto sia di rovescio. Il 6-2 non ha praticamente storia ma l'effetto collaterale è scatenare la torcida locale, spaventata dalla prospettiva del crollo del proprio beniamino. Non sanno, i poverini, che Fognini è uno che, se non si mette a litigare con il pubblico, viene esaltato dal tifo avverso esattamente come da quello a favore. Gioca con grande attenzione e tranquillita (lui!), non lascia alcuno spazio a Monaco, palesemente in crisi, si prende altri due break nel terzo set e mette in cassaforte il risultato. Secondo me, il miglior Fognini dal superluglio tedesco del 2013.

Le speranze del team di capitan Barazzutti - e anche nostre - sono ora affidate al match tra le coppie. Quella azzurra sarebbe stata formata, in caso di doppio vantaggio al termine della prima giornata, dal livornese Filippo Volandri, numero 73 al mondo, avvezzo alle arene latine tanto da vincere le Challenger Tour Finals 2013 a San Paolo, e da Simone Bolelli, fermo per un malanno per parecchi mesi e oggi Atp 320. Sarà invece Fognini a scendere in campo al fianco del bolognese. Il duo argentino dovrebbe vedere insieme Horacio Zeballos, ATP 66, e lo specialista Eduardo Schwank.

mail [email protected]
Twitter @claudiogiua