Per vincere bisogna aver imparato a perdere. O almeno a soffrire (magari non troppo, se possibile). Nulla di obbligatorio, per carità: si potrebbe discutere per ore di donne e uomini felicemente vincenti "a prescindere" - predestinati, li definirebbe chi crede nel destino - oppure di sempiterni perdenti che non si schiodano dall'ultimo gradino dei loro contesti sociale, scolastico, lavorativo, sportivo o quel che vi pare.
Poi c'è chi sa risorgere dal disagio profondo. Come, nel tennis, Mischa Zverev, di cui tanto s'e parlato nei giorni scorsi. O come Mirjana Lucic-Baroni. E chi riesce a sovvertire ogni vaticinio negativo come Johanna "Jo" Konta, della quale Monday's Net raccontò le traversie un anno fa quando approdò per la prima volta ai quarti degli Australian Open. In tempi diversi, la croata con casa in Florida e la britannica nata e cresciuta a Sydney furono archiviate come "speranze mal riposte". Invece sono loro le protagoniste dell'ultima giornata dei quarti di finale agli AO nelle rispettive sfide con Karolina Pliskova, testa di serie numero 5, e con il mostro più sacro del tennis femminile dell'ultimo ventennio, Serena Williams. L'americana ha sbrigato rapidamente la pratica marcata Jo (6-2 6-3 in un'ora e un quarto), mentre la croata ha staccato per la seconda volta dopo quasi 18 anni il biglietto per l'ingresso alla semifinale di uno Slam (6-4 3-6 6-4 in un'ora e tre quarti). Che storia, la sua...
Nata Dortmund da genitori della costa dalmata, classe 1982, segno dei Pesci, Mirjana Lucic (Baroni è il cognome del marito, ristoratore a Sarasota) superò a 15 anni due turni al debutto nel tabellone principale di Flushing Meadows, reduce da successi clamorosi come junior, dal titolo in singolare agli UsOpen 1996 a quelli agli Australian Open 1997 (singolare e doppio). Da professionista, nel gennaio 1998 dominò il torneo di doppio a Melbourne in coppia con Martina Hingis. Raggiunta la trentaduesima posizione nella classifica WTA e unanimemente pronosticata tra le regine del tennis del nuovo millennio, nel 1999 si spinse fino alle semifinali di Wimbledon, dove tenne testa alla numero 2 WTA Steffi Graf (7-6 4-6 3-6). Fu l'ultimo exploit, e poi si capirà il perché. Il suo 2000 fu deludente, nel 2001 rispuntò solo in occasione del Roland Garros, nel 2002 e nel 2003 le ultime apparizioni. Da allora missing, scomparsa.
Cos'era accaduto? Figlia di un ex olimpionico jugoslavo di decathlon e poi coach di tennis, raccontò di essere stata sottoposta a violenze fisiche e psichiche da parte del padre. Per anni, senza tregua. La sua compagna di Fed Cup Eva Majoli testimoniò in seguito: "Non le era concesso fare nulla, non poteva stare con le compagne, Marinko la seguiva sempre. Con lui vicino, Mirjana era spaventata". Finì che nell'aprile 1998 la grande promessa del tennis croato fuggì negli Stati Uniti con la madre, Anjelka, i due fratelli e le due sorelle. Ma non sfuggì ai guai. Per un po' venne seguita da Nick Bollettieri a Bradenton. Senza soldi nonostante le promesse di senatori e truffatori, la sua famiglia non ce la faceva a tirare avanti né a trovare abbastanza spazio mentale per occuparsi dei fantasmi di Mirjana, nel frattempo uscita dal tennis che conta. Con quei fantasmi - il padre orco, la fuga tumultuosa, i desideri negati - lei combattè cocciutamente. Da sola.
La luce s'è riaccesa dopo sette, otto anni. Mirjana, grazie anche al marito Daniele, ha ritrovato la fiducia nei propri mezzi. Tornata nel circuito nel 2010 ("Sono un osso duro", dice di sé, "e quando voglio qualcosa, lavoro e faccio di tutto per ottenerlo"), ha poco per volta risalito il ranking partendo dai tornei Futures e Challenger, prendendosi un paio di titoli e molte soddisfazioni: "Credo che molti avrebbero rinunciato ma io ho davvero molto orgoglio. Non ho avuto alcun trattamento speciale. Ce l'ho fatta". Del periodo buio non ha voluto più parlare. Dal 2012 ha incassato mediamente 450mila dollari l'anno in premi, e nel 2017 farà meglio, e di parecchio. A 34 anni, dopo la vittoria di oggi su Pliskova è virtualmente numero 29 al mondo. La sua miglior classifica di sempre.
Impressionante la progressione di marcia di Lucic-Baroni al Melbourne Park. Nel secondo turno ha eliminato Agnieszka Radwanska, testa di serie numero 3, e negli ottavi s'è presa la soddisfazione di battere la stellina americana Jennifer Brady, 21 anni, con un perentorio 6-4 6-2. Il match di oggi contro la gemella Pliskova più forte, già finalista a New York in settembre, è tanto veloce quanto incerto. Nel primo set (6-4 per la croata) è la qualità delle risposte di Mirjana a caratterizzare gli scambi, velocissimi. In più, sfoggia più volte un devastante dritto a sventaglio, mentre la ceca ha un'imbarazzante seconda di servizio. Nella seconda frazione Mirjana riparte alla grande e va 2-0. Karolina - 25 anni in marzo - appare frastornata, deve ricorrere al fisioterapista per farsi fasciare il piede destro, piagato. Alla ripresa del gioco, però, la croata ha un improvviso calo di rendimento e riesce, a furia di errori, a ottenere un solo altro game: 3-6.
Nel terzo set saltano gli schemi. Dopo tre break consecutivi, potrebbe risultare decisivo il turno di servizio mantenuto da Lucic-Baroni, che si porta sul 3-1. Invece no: Pliskova di rifà sotto e addirittura va sul 4-3. È Mirjana, a questo punto, a chiedere l'intervento medico. Quando torna in campo, sembra Superwoman: piazza ace, dritti e rovesci da ogni posizione fino a stroncare anche l'ultima resistenza di Karolina (6-4).
La semifinale contro Serena sarà una premiere quasi assoluta. I due precedenti risalgono alla precedente vita di Mirjana, nel 1998: allora l'americana prevalse per 3-6 6-4 7-5 a Sydney e per 6-3 6-0 a Wimbledon. Chissà se ne hanno ancora qualche memoria.
Twitter @claudiogiua
Poi c'è chi sa risorgere dal disagio profondo. Come, nel tennis, Mischa Zverev, di cui tanto s'e parlato nei giorni scorsi. O come Mirjana Lucic-Baroni. E chi riesce a sovvertire ogni vaticinio negativo come Johanna "Jo" Konta, della quale Monday's Net raccontò le traversie un anno fa quando approdò per la prima volta ai quarti degli Australian Open. In tempi diversi, la croata con casa in Florida e la britannica nata e cresciuta a Sydney furono archiviate come "speranze mal riposte". Invece sono loro le protagoniste dell'ultima giornata dei quarti di finale agli AO nelle rispettive sfide con Karolina Pliskova, testa di serie numero 5, e con il mostro più sacro del tennis femminile dell'ultimo ventennio, Serena Williams. L'americana ha sbrigato rapidamente la pratica marcata Jo (6-2 6-3 in un'ora e un quarto), mentre la croata ha staccato per la seconda volta dopo quasi 18 anni il biglietto per l'ingresso alla semifinale di uno Slam (6-4 3-6 6-4 in un'ora e tre quarti). Che storia, la sua...
Nata Dortmund da genitori della costa dalmata, classe 1982, segno dei Pesci, Mirjana Lucic (Baroni è il cognome del marito, ristoratore a Sarasota) superò a 15 anni due turni al debutto nel tabellone principale di Flushing Meadows, reduce da successi clamorosi come junior, dal titolo in singolare agli UsOpen 1996 a quelli agli Australian Open 1997 (singolare e doppio). Da professionista, nel gennaio 1998 dominò il torneo di doppio a Melbourne in coppia con Martina Hingis. Raggiunta la trentaduesima posizione nella classifica WTA e unanimemente pronosticata tra le regine del tennis del nuovo millennio, nel 1999 si spinse fino alle semifinali di Wimbledon, dove tenne testa alla numero 2 WTA Steffi Graf (7-6 4-6 3-6). Fu l'ultimo exploit, e poi si capirà il perché. Il suo 2000 fu deludente, nel 2001 rispuntò solo in occasione del Roland Garros, nel 2002 e nel 2003 le ultime apparizioni. Da allora missing, scomparsa.
Cos'era accaduto? Figlia di un ex olimpionico jugoslavo di decathlon e poi coach di tennis, raccontò di essere stata sottoposta a violenze fisiche e psichiche da parte del padre. Per anni, senza tregua. La sua compagna di Fed Cup Eva Majoli testimoniò in seguito: "Non le era concesso fare nulla, non poteva stare con le compagne, Marinko la seguiva sempre. Con lui vicino, Mirjana era spaventata". Finì che nell'aprile 1998 la grande promessa del tennis croato fuggì negli Stati Uniti con la madre, Anjelka, i due fratelli e le due sorelle. Ma non sfuggì ai guai. Per un po' venne seguita da Nick Bollettieri a Bradenton. Senza soldi nonostante le promesse di senatori e truffatori, la sua famiglia non ce la faceva a tirare avanti né a trovare abbastanza spazio mentale per occuparsi dei fantasmi di Mirjana, nel frattempo uscita dal tennis che conta. Con quei fantasmi - il padre orco, la fuga tumultuosa, i desideri negati - lei combattè cocciutamente. Da sola.
La luce s'è riaccesa dopo sette, otto anni. Mirjana, grazie anche al marito Daniele, ha ritrovato la fiducia nei propri mezzi. Tornata nel circuito nel 2010 ("Sono un osso duro", dice di sé, "e quando voglio qualcosa, lavoro e faccio di tutto per ottenerlo"), ha poco per volta risalito il ranking partendo dai tornei Futures e Challenger, prendendosi un paio di titoli e molte soddisfazioni: "Credo che molti avrebbero rinunciato ma io ho davvero molto orgoglio. Non ho avuto alcun trattamento speciale. Ce l'ho fatta". Del periodo buio non ha voluto più parlare. Dal 2012 ha incassato mediamente 450mila dollari l'anno in premi, e nel 2017 farà meglio, e di parecchio. A 34 anni, dopo la vittoria di oggi su Pliskova è virtualmente numero 29 al mondo. La sua miglior classifica di sempre.
Impressionante la progressione di marcia di Lucic-Baroni al Melbourne Park. Nel secondo turno ha eliminato Agnieszka Radwanska, testa di serie numero 3, e negli ottavi s'è presa la soddisfazione di battere la stellina americana Jennifer Brady, 21 anni, con un perentorio 6-4 6-2. Il match di oggi contro la gemella Pliskova più forte, già finalista a New York in settembre, è tanto veloce quanto incerto. Nel primo set (6-4 per la croata) è la qualità delle risposte di Mirjana a caratterizzare gli scambi, velocissimi. In più, sfoggia più volte un devastante dritto a sventaglio, mentre la ceca ha un'imbarazzante seconda di servizio. Nella seconda frazione Mirjana riparte alla grande e va 2-0. Karolina - 25 anni in marzo - appare frastornata, deve ricorrere al fisioterapista per farsi fasciare il piede destro, piagato. Alla ripresa del gioco, però, la croata ha un improvviso calo di rendimento e riesce, a furia di errori, a ottenere un solo altro game: 3-6.
Nel terzo set saltano gli schemi. Dopo tre break consecutivi, potrebbe risultare decisivo il turno di servizio mantenuto da Lucic-Baroni, che si porta sul 3-1. Invece no: Pliskova di rifà sotto e addirittura va sul 4-3. È Mirjana, a questo punto, a chiedere l'intervento medico. Quando torna in campo, sembra Superwoman: piazza ace, dritti e rovesci da ogni posizione fino a stroncare anche l'ultima resistenza di Karolina (6-4).
La semifinale contro Serena sarà una premiere quasi assoluta. I due precedenti risalgono alla precedente vita di Mirjana, nel 1998: allora l'americana prevalse per 3-6 6-4 7-5 a Sydney e per 6-3 6-0 a Wimbledon. Chissà se ne hanno ancora qualche memoria.
Twitter @claudiogiua