"Sarebbe come organizzare la Champions League senza il Real Madrid e il Bayern Monaco", disse ai suoi fedelissimi, il lunedì dopo la finale di Wimbledon, Chris Kermode, modesta carriera tennistica ma ottimo curriculum manageriale: uomo di numeri e visioni, come s'usa dire, quando si tratta di decidere il budget e affinare la strategia di marketing. Nonostante mancassero quasi due mesi all'ultimo Slam del 2017, il grande capo dell'ATP aveva intuito che per gli Us Open si stavano prospettando le assenze sia di Andy Murray, sia di Novak Djokovic, dominatori del ranking mondiale da tre anni esatti. Era tuttavia ragionevolmente fiducioso che il Barcellona e la Juventus dell'ATP, Roger Federer e Rafael Nadal, avrebbero fatto la loro parte dal 28 agosto al 10 settembre. Non ne è più così convinto, adesso: lo spagnolo e lo svizzero non sono apparsi ultimamente nelle perfette condizioni psicofisiche della prima metà della stagione, che avevano dominato. Il meccanismo delle teste di serie ha poi collocato entrambi nella parte alta del tabellone: nel migliore dei casi, si affronteranno in semifinale. Insomma, i sonni delle ultime settimane non sono stati sereni né per l'amministratore dell'Association of Tennis Professionals, né per Gordon Smith, direttore di USTA (United States Tennis Association) e, di conseguenza, degli Us Open. Che saranno dunque il più devastato major maschile degli ultimi anni, considerando le assenza di altri top player come Stan Wawrinka, campione uscente, Kei Nishikori, finalista nel 2014, e Milos Raonic, che peraltro qui non era mai avanzato oltre il quarto turno?
Secondo me Kermode peccava e pecca di pessimismo. Da Flushing Meadows 2017 potrebbero emergere le novità attese da anni, rivelandosi il primo Slam con protagonisti i Millennials nati dopo il 1990: Alexander Zverev, classe 1996, che al Masters 1000 di Montreal ha battuto in finale Federer, Dominic Thiem, 1993, secondo solo a Nadal nella stagione sulla terra, e l'attempato Grigor Dimitrov, 1991, vincitore otto giorni fa del Masters 1000 di Cincinnati. O addirittura Denis Shapovalov, 1999, eroe di giornata sul campo numero 7: è lì che il più interessante dei ragazzini sulla scia di Zverev ha regolato in tre set Daniil Medvedev, 21 anni e 5 mesi.
È stato un vero spareggio tra il canadese numero 5 (con 756 punti) e il russo numero 7 (con 727) del ranking Race to Milan, che definirà la griglia di partenza delle Finals di novembre in Fiera. Impressionante l'autorevolezza con cui il biondo nato a Tel Aviv 18 anni e 3 mesi fa (ma vive in Canada, a Vaughan, da quand'era in fasce) da madre russa di religione ortodossa e padre russo ebreo ha chiuso in primo set ottenendo il break quand'era avanti per 6-5. Nel secondo set (6-1) ha preso il largo (5-0) grazie alle eccezionali qualità dinamiche messe in evidenza tre settimane fa al Masters 1000 di Montreal, dove aveva eliminato Juan Martin del Potro al secondo turno e Nadal al terzo, cedendo in semifinale a Zverev. Mancino, non un gigante (183 centimetri), Denis è velocissimo negli spostamenti in ogni direzione - ricorda Nadal di due lustri fa - e abile a conquistare la rete dopo aver piazzato negli angoli. Dispone di un rovescio a una mano senza fronzoli da far invidia ai puristi Wawrinka e Thiem, mentre con il diritto sventaglia preferibilmente sulle righe laterali. Il servizio è già a livello dei migliori del circuito. La risposta al servizio è al momento la sua arma migliore: riesce sempre a mettere in difficoltà l'avversario grazie all'anticipo forzato. Il look e l'atteggiamento non convenzionali gli frutteranno eserciti di fan e follower sui social network.
L'ordinato giovane moscovita Daniil, che comunque farà parlare di sé in futuro, non ci ha capito nulla nemmeno nel terzo set (6-2): il canadese, seppure più falloso in conseguenza della fatica, l'ha martellato per tenerlo lontano dalla riga di fondo, aprendosi così il campo per i vincenti. Sostenuto da una folta claque venuta dall'Ontario, Shapovalov ha difeso il break ottenuto sul 2 pari con la sicurezza da veterano messa a punto in decine di tornei ITF, dove ha vinto moltissimo, mentre l'anno scorso ha maramaldeggiato al torneo junior a Wimbledon. Ha chiuso da dominatore con un ace da sinistra a uscire. Lo scrivo a futura memoria: se ha avuto la fortuna di seguire l'ora e 36 minuti del match, Sascha Zverev ha ottenuto la conferma che sarà Denis a contendergli montepremi e tifoserie. Per anni. Forse decenni.
Secondo me Kermode peccava e pecca di pessimismo. Da Flushing Meadows 2017 potrebbero emergere le novità attese da anni, rivelandosi il primo Slam con protagonisti i Millennials nati dopo il 1990: Alexander Zverev, classe 1996, che al Masters 1000 di Montreal ha battuto in finale Federer, Dominic Thiem, 1993, secondo solo a Nadal nella stagione sulla terra, e l'attempato Grigor Dimitrov, 1991, vincitore otto giorni fa del Masters 1000 di Cincinnati. O addirittura Denis Shapovalov, 1999, eroe di giornata sul campo numero 7: è lì che il più interessante dei ragazzini sulla scia di Zverev ha regolato in tre set Daniil Medvedev, 21 anni e 5 mesi.
È stato un vero spareggio tra il canadese numero 5 (con 756 punti) e il russo numero 7 (con 727) del ranking Race to Milan, che definirà la griglia di partenza delle Finals di novembre in Fiera. Impressionante l'autorevolezza con cui il biondo nato a Tel Aviv 18 anni e 3 mesi fa (ma vive in Canada, a Vaughan, da quand'era in fasce) da madre russa di religione ortodossa e padre russo ebreo ha chiuso in primo set ottenendo il break quand'era avanti per 6-5. Nel secondo set (6-1) ha preso il largo (5-0) grazie alle eccezionali qualità dinamiche messe in evidenza tre settimane fa al Masters 1000 di Montreal, dove aveva eliminato Juan Martin del Potro al secondo turno e Nadal al terzo, cedendo in semifinale a Zverev. Mancino, non un gigante (183 centimetri), Denis è velocissimo negli spostamenti in ogni direzione - ricorda Nadal di due lustri fa - e abile a conquistare la rete dopo aver piazzato negli angoli. Dispone di un rovescio a una mano senza fronzoli da far invidia ai puristi Wawrinka e Thiem, mentre con il diritto sventaglia preferibilmente sulle righe laterali. Il servizio è già a livello dei migliori del circuito. La risposta al servizio è al momento la sua arma migliore: riesce sempre a mettere in difficoltà l'avversario grazie all'anticipo forzato. Il look e l'atteggiamento non convenzionali gli frutteranno eserciti di fan e follower sui social network.
L'ordinato giovane moscovita Daniil, che comunque farà parlare di sé in futuro, non ci ha capito nulla nemmeno nel terzo set (6-2): il canadese, seppure più falloso in conseguenza della fatica, l'ha martellato per tenerlo lontano dalla riga di fondo, aprendosi così il campo per i vincenti. Sostenuto da una folta claque venuta dall'Ontario, Shapovalov ha difeso il break ottenuto sul 2 pari con la sicurezza da veterano messa a punto in decine di tornei ITF, dove ha vinto moltissimo, mentre l'anno scorso ha maramaldeggiato al torneo junior a Wimbledon. Ha chiuso da dominatore con un ace da sinistra a uscire. Lo scrivo a futura memoria: se ha avuto la fortuna di seguire l'ora e 36 minuti del match, Sascha Zverev ha ottenuto la conferma che sarà Denis a contendergli montepremi e tifoserie. Per anni. Forse decenni.