Cosa scatta nella testa di un tennista professionista quando deve affrontare e risolvere un problema, previsto o inatteso che sia? Nella consapevolezza di non disporre personalmente di una risposta adeguata, mi affido nientepopodimeno che a Bill Tilden, il dominatore del tennis tra i due conflitti mondiali. "Big Bill" scrisse infatti parecchi libri, tra cui The art of Lawn Tennis. Roba del 1920, si badi bene, rispolverata di recente da Luca Bottazzi e Carlo Rossi ("Il codice del Tennis", 2015, GuerinNEXT editore, 20 euro). L'unico campione con il quale, a parità di condizioni e materiali, Roger Federer non avrebbe certezze di prevalere spiegava ai neofiti del nostro sport: "La psicologia del tennis consiste semplicemente nel comprendere come funziona la mente dell'avversario, osservare come reagisce il vostro gioco e capire quali effetti producono sulla vostra mente i vari fattori esterni. Non riuscirete a capire la psicologia degli altri se non sarete in grado prima di tutto di comprendere i processi che regolano il vostro pensiero". In questo, oltre che in almeno un paio di fondamentali tecnici, Nadal è un maestro. Infatti, dopo le due interruzioni per pioggia di ieri e l'inevitabile rinvio a oggi per la conclusione del match, Rafa registra e colpi e rivede le strategie e abbatte Diego Schwartzman in tre set (il primo l'aveva perso ieri): 4-6 6-3 6-2 6-2. Lo stesso copione, più o meno, della finale del Foro Italico il 20 maggio, persa da Alexander Zverev dopo che un acquazzone aveva spedito lui e Nadal, palesemente in difficoltà, negli spogliatoi per una lunga pausa.
Nel primo set di mercoledì, il folletto argentino, 25 anni, da lunedì numero 11 ATP, aveva preso il comando degli scambi grazie all'efficacia della sua risposta al servizio e alle velocità impressa alla palla sul terreno appesantito dall'umidità. Ottenuto il break, non aveva avuto nemmeno un attimo di cedimento. Dopo la prima breve sosta per pioggia, però, Rafa aveva già cambiato il servizio, potenziandolo, e allungato la gittata dei colpi, spingendosi fino a condurre per 5-3 e 30 a 15. Poi lo stop. La serata passata a discutere con il coach Carlos Moya e forse anche con lo zio Toni, che adesso lo segue in tv, hanno consentito il fine tuning psicologico che fa la differenza. Tornato sul campo dello stadio Philippe Chatrier, il maiorchino forza immediatamente, prendendosi il secondo set con i due quindici mancanti. A quel punto non lascia tregua all'avversario, per impedirgli di pensare e attrezzarsi. Il parziale dopo dieci minuti è di 12 punti a 1: un record negativo annichilente, dal punto di vista psicologico. Dal quale Schwartzman non riesce più a riprendersi. Nonostante alcuni scambi equilibrati, il resto del match è poco più che routine. Per lo spagnolo, domani, sarà l'undicesima semifinale al Roland Garros: le altre le ha vinte tutte, così come poi ha sempre alzato la coppa.
Mentre Nadal dà lezioni di sicurezza in sé all'argentino di Buenos Aires, nello stadio Suzanne Lenglen l'argentino di Tandil più vecchio di quattro anni e più alto di 28 centimetri, Juan Martin Del Potro, fa più o meno, con le debite proporzioni, con Maric Cilic, che ha la peggio (7-5 5-7 6-3 7-5) perché si fa prendere dal panico nei momenti decisivi del match. Il guru Tilden al proposito raccomandava: "Nascondete le vostre preoccupazioni all'avversario. Non mostrate segni di affaticamento o di problemi fisici, se vi è possibile, per non accrescere la sua fiducia nelle sue possibilità di vittoria. Ricordate che l'avversario sta soffrendo quanto voi e ogni segno di debolezza da parte vostra lo incoraggia ad andare avanti. In altre parole stringete i denti e non mollate mai la presa". Il croato è carente proprio in questo, come ha dimostrato anche nelle ultime finali di Wimbledon e Melbourne, perse entrambe per non aver saputo controllare le emozioni: peraltro, l'avversario era Roger Federer.
Domani la semifinale più attesa dai parigini sarà quella tra Nadal e Del Potro. Non dall'altra parte delle Alpi, da Merano a Palermo, dove il tifo per Marco Cecchinato, opposto a Dominic Thiem, sarà a livelli quasi calcistici. Sabato, invece, finale femminile tra l'americana Sloane Stephens, che ha sconfitto (6-4 6-4) l'amica del cuore Madison Keys come all'ultimo atto degli UsOpen 2017, e Simona Halep, che non ha concesso chance alla spagnola Garbine Muguruza (6-1 6-4). Per la rumena sarà la quarta finale di Slam in carriera: non ce la facesse neanche stavolta, rischierebbe la depressione. Cercherò nei libri di Tilden la terapia utile in casi come il suo.
Twitter @claudiogiua
Nel primo set di mercoledì, il folletto argentino, 25 anni, da lunedì numero 11 ATP, aveva preso il comando degli scambi grazie all'efficacia della sua risposta al servizio e alle velocità impressa alla palla sul terreno appesantito dall'umidità. Ottenuto il break, non aveva avuto nemmeno un attimo di cedimento. Dopo la prima breve sosta per pioggia, però, Rafa aveva già cambiato il servizio, potenziandolo, e allungato la gittata dei colpi, spingendosi fino a condurre per 5-3 e 30 a 15. Poi lo stop. La serata passata a discutere con il coach Carlos Moya e forse anche con lo zio Toni, che adesso lo segue in tv, hanno consentito il fine tuning psicologico che fa la differenza. Tornato sul campo dello stadio Philippe Chatrier, il maiorchino forza immediatamente, prendendosi il secondo set con i due quindici mancanti. A quel punto non lascia tregua all'avversario, per impedirgli di pensare e attrezzarsi. Il parziale dopo dieci minuti è di 12 punti a 1: un record negativo annichilente, dal punto di vista psicologico. Dal quale Schwartzman non riesce più a riprendersi. Nonostante alcuni scambi equilibrati, il resto del match è poco più che routine. Per lo spagnolo, domani, sarà l'undicesima semifinale al Roland Garros: le altre le ha vinte tutte, così come poi ha sempre alzato la coppa.
Mentre Nadal dà lezioni di sicurezza in sé all'argentino di Buenos Aires, nello stadio Suzanne Lenglen l'argentino di Tandil più vecchio di quattro anni e più alto di 28 centimetri, Juan Martin Del Potro, fa più o meno, con le debite proporzioni, con Maric Cilic, che ha la peggio (7-5 5-7 6-3 7-5) perché si fa prendere dal panico nei momenti decisivi del match. Il guru Tilden al proposito raccomandava: "Nascondete le vostre preoccupazioni all'avversario. Non mostrate segni di affaticamento o di problemi fisici, se vi è possibile, per non accrescere la sua fiducia nelle sue possibilità di vittoria. Ricordate che l'avversario sta soffrendo quanto voi e ogni segno di debolezza da parte vostra lo incoraggia ad andare avanti. In altre parole stringete i denti e non mollate mai la presa". Il croato è carente proprio in questo, come ha dimostrato anche nelle ultime finali di Wimbledon e Melbourne, perse entrambe per non aver saputo controllare le emozioni: peraltro, l'avversario era Roger Federer.
Domani la semifinale più attesa dai parigini sarà quella tra Nadal e Del Potro. Non dall'altra parte delle Alpi, da Merano a Palermo, dove il tifo per Marco Cecchinato, opposto a Dominic Thiem, sarà a livelli quasi calcistici. Sabato, invece, finale femminile tra l'americana Sloane Stephens, che ha sconfitto (6-4 6-4) l'amica del cuore Madison Keys come all'ultimo atto degli UsOpen 2017, e Simona Halep, che non ha concesso chance alla spagnola Garbine Muguruza (6-1 6-4). Per la rumena sarà la quarta finale di Slam in carriera: non ce la facesse neanche stavolta, rischierebbe la depressione. Cercherò nei libri di Tilden la terapia utile in casi come il suo.
Twitter @claudiogiua