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Il meglio deve ancora arrivare

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S'assomigliano come raramente capita tra due giocatori. Stesso servizio in kick ad uscire, stessa propensione alle triangolazioni preparatorie del vincente, stesso bracco educato che i frequenti dropshot esaltano, stesse tensione e attenzione quando i punti pesano di più, stesso diritto potente e preciso, stesso rovescio spesso determinante (in questo fondamentale, bisogna ammetterlo, l'austriaco è però più efficace). Me l'aveva anticipato il mio amico Giovanni, dirigente Rai che ama il tennis come pochi altri: "Vedrai, giocheranno a specchio". 

Aveva ragione. Dominic Thiem, numero 7 del ranking ATP, nato nel settembre 1993, ha esattamente un anno di meno ma parecchia esperienza in più di Marco Cecchinato, che al club esclusivo degli Slam e dei Masters è approdato tardi. Un'unica, palpabile differenza: quell'esperienza che vale il break decisivo nel primo set (7-5) e il nonnulla che determina il 12-10 nel tie break del secondo set della semifinale parigina. Il terzo set è una specie di tempo supplementare giocato da undici in trance agonistica contro sette azzoppati: 6-1. A conferma, come ho scritto ieri, che ai massimi livelli è indispensabile avere qualche rudimento di psicologia: per analizzare le proprie reazioni e intuire quelle dell'avversario. In ogni caso, i primi due set hanno mostrato un confronto alla pari tra l'italiano spuntato dalle retroguardie dei Top 100 e l'austriaco, che su questa superficie è inferiore, sulla carta, al solo Rafael Nadal. Secondo me, l'ora e mezza iniziale di Cecchinato-Thiem è risultata tra le più godibili del Roland Garros 2018.

Attenzione, date le condizioni, quello di Cecchinato non è affatto un sogno che finisce stasera. Anzi, per lui il bello comincia ora, insieme alla fase più difficile della carriera, quando ogni partita viene seguita da tifosi e giornalisti e nessun errore (comprese le bestemmie: da evitare sempre e comunque, caro Marco: anche perché nei replay diffusi dai social si legge il labiale) passa inosservato Perché da oggi l'obiettivo del palermitano, uscito tra gli applausi del Philippe Chatrier, e dello staff guidato da Simone Vagnozzi è restare lassù: numero 100 ATP l'8 aprile, numero 27 oggi. Un balzo impressionante. Una posizione così nella classifica mondiale significa, per esempio, entrare in tabellone a Wimbledon come testa di serie, con quindi la possibilità di un primo turno di media difficoltà. Significa una programmazione che comprenda tutti i Masters 1000 e preveda la partecipazione alla Davis. In altre parole, d'ora in poi serviranno più lavoro e responsabilità, in cambio di visibilità mediatica e, ovviamente, compensi adeguati. Marco deve dimostrare di avere raggiunto, dopo gli errori del passato, la maturità per affrontare e meritare tutto questo. Ha margini di miglioramento e non gli serve altro che l'aiuto di Vagnozzi, coach giovane ma di enormi potenzialità, del preparatore Umberto Ferrara e del manager Luigi Sangermano. Bologna, dov'è la base del team, è il posto ideale per lavorare con profitto.. 

Il tennis italiano torna dal Mundial della terra rossa con un bilancio oltremodo positivo, e non solo per la prima semifinale maschile di Slam raggiunta dopo quarant'anni. Il Roland Garros ci restituisce tre ragazzi in piena forma (ottimi anche i percorsi di Fognini e Berrettini) e due ragazze, Camila Giorgi e Deborah Chiesa, che possono farci tornare nella serie A della FedCup. Rispetto a qualche mese fa, è tutta un'altra prospettiva. 

Thiem, alla sua prima finale di Slam, domenica affronterà Nadal. Il maiorchino, dopo aver sofferto mercoledì il primo tempo del match con Dieguito Schwartzman, oggi ha dominato la sua semifinale con l'altro argentino ad alto tasso di qualità, Juan Martin Del Potro. Il quale, palesemente in sofferenza per qualche ragione fisica, ha opposto un minimo di resistenza soltanto nel primo set. Per il resto è stato un monologo, come segnalato dal risultato nettissimo, 6-4 6-1 6-2. Rafa disputerà domenica la sua undicesima finale del Roland Garros, dopo aver vinto tutte le precedenti. A mio giudizio l'austriaco non parte tuttavia sconfitto: dipende se prevarrà la sua voglia di entrare nella storia come il primo in grado di fermare Nadal all'ultimo atto di un French Open oppure s'imporrà la fame di record che il numero 2 al mondo mantiene intatta dopo quasi tre lustri di battaglie parigine. In ogni caso, il duello servirà a stabilire chi dei due è oggi il miglior interprete del tennis sulla terra rossa.