Nell'era della mediatizzazione di ogni parola, gesto, silenzio, assenza o presenza, le ultime settimane di Novak Djokovic sono state esemplarmente esplicite. Uscito di scena il 5 giugno per mano italiana - quella di Marco Cecchinato - nello Slam parigino sulla terra battuta, il serbo ha scelto di tornare in campo, grazie a una wild card, solo al Queen's, torneo con caratteristiche simili a Wimbledon, che precede di quindici giorni. Sui campi erbosi di West Kensington ha eliminato strada facendo l'australiano John Millman, il bulgaro Grigor Dimitrov (testa di serie numero 2), i francesi Adrian Mannarino e Jeremy Chardy, e ha ceduto in finale al croato Marin Cilic (testa di serie numero 1) pur avendo incassato il primo set e lasciato il secondo al tie break. Per il resto, ha parlato poco, s'è allenato molto, ha passato tanto tempo con la famiglia.
Poi, dal 2 luglio, nel corso dei primi cinque turni dei Championships ha battuto l'americano Tennys Sandgren e l'argentino Horacio Zeballos nell'indifferenza generale, s'è ritrovato puntati addosso i riflettori quando ha affrontato il britannico Kyle Edmund (regolato in quattro set), ha mandato fuori tabellone il russo Karen Khachanov e il giapponese Kei Nishikori, ricorrendo anche stavolta al quarto set. Infine, Rafael Nadal. Nel frattempo s'è lasciato riprendere dalle troupe tv mentre giocava con il figlio Stefan, che compirà quattro anni a ottobre. Un segnale inequivocabile: sono aggressivo in campo ma sereno fuori. Il ritorno della normalità che solo sei mesi fa sembrava perduta per le vicende personali e i guai fisici (è stato operato al gomito dopo gli Australian Open) ha la facce sorridenti della moglie Jelena, tornata a tifare in tribuna, e del coach Marian Vajda, l'unico con il quale l'intesa è perfetta nella buona e nella cattiva sorte. Alla vigilia della semifinale Nole ha descritto così il momento che sta vivendo: "Sto bene, mi diverto a giocare, tutto in campo mi viene naturale".
Sia nello spettacolare prologo di venerdì sera stoppato alle 23 dall'AELTC sul 6-4 3-6 7-6 (11-9), sia oggi Nole ha raccolto più di quanto ha seminato. A tratti Nadal ha fatto vedere colpi più efficaci e strategie più raffinate, soprattutto nella varietà di soluzioni adottate, ma nei momenti decisivi il serbo è risultato più determinato.
Alla ripresa del match, alle 13 di Londra, è di nuovo lo spagnolo ad avere più spunto: va sul 3-0, si fa raggiungere, riaccelera e chiude sul 3-6. Spero che Alexander Zverev, Stefanos Tsitsipas, Denis Shapovalov e gli altri virgulti abbiano avuto modo di vedere almeno il quinto set, così per rendersi conto della qualità espressa dai loro fratelli tennistici maggiori. Oppure che cerchino su YouTube il sedicesimo game, quando Nole, alla risposta sull'8-7, conquista il primo match point, annullato con una strepitosa palla corta. Lascino pure perdere l'ultimo game, quello del definitivo 10-8, che Rafa ha di fatto consegnato all'avversario come gentile cadeau.
Dopo sei Slam equamente divisi, in alternanza, tra Roger Federer (Melbourne, Wimbledon, Melbourne) e Nadal (Parigi, New York, Parigi), domani sarà dunque qualcun altro a festeggiare sotto il cielo di Londra. Toccasse a Novak Djokovic, per lui ci sarebbe anche il plus del rientro tra i Top Ten. Welcome back, Nole.
La successiva finale femminile tra Angelique Kerber e Serena Williams non ha avuto storia. La tedesca ha dominato in lungo e largo, concedendo solo qualche passaggio per la gloria dell'americana, sostenuta dal tifo della Centre Court. Il doppio 6-3 in un'ora e 5 minuti ha confermato che, quando è in forma, la tedesca è l'avversaria più difficile da contenere per chiunque. Perfino per Serena.
Straordinaria nella mobilità e nella difesa, Angelique oggi ha avuto un tasso di errori quasi nullo, che ha più che bilanciato i tanti vincenti subiti. Come nel caso di Djokovic, anche lei - dopo i due titoli major di due anni fa a Melbourne e New York - ha avuto un lungo periodo di appannamento, che adesso è definitivamente superato. A 30 anni, potrebbe essere la protagonista principale del tennis femminile prossimo venturo. Serena, invece, proverà già dagli Us Open a prendersi il titolo che la porterebbe a pareggiare i conti con Margaret Court, la giocatrice che ha vinto più Slam in carriera. Welcome back ad entrambe, dunque.
Twitter @claudiogiua
Poi, dal 2 luglio, nel corso dei primi cinque turni dei Championships ha battuto l'americano Tennys Sandgren e l'argentino Horacio Zeballos nell'indifferenza generale, s'è ritrovato puntati addosso i riflettori quando ha affrontato il britannico Kyle Edmund (regolato in quattro set), ha mandato fuori tabellone il russo Karen Khachanov e il giapponese Kei Nishikori, ricorrendo anche stavolta al quarto set. Infine, Rafael Nadal. Nel frattempo s'è lasciato riprendere dalle troupe tv mentre giocava con il figlio Stefan, che compirà quattro anni a ottobre. Un segnale inequivocabile: sono aggressivo in campo ma sereno fuori. Il ritorno della normalità che solo sei mesi fa sembrava perduta per le vicende personali e i guai fisici (è stato operato al gomito dopo gli Australian Open) ha la facce sorridenti della moglie Jelena, tornata a tifare in tribuna, e del coach Marian Vajda, l'unico con il quale l'intesa è perfetta nella buona e nella cattiva sorte. Alla vigilia della semifinale Nole ha descritto così il momento che sta vivendo: "Sto bene, mi diverto a giocare, tutto in campo mi viene naturale".
Sia nello spettacolare prologo di venerdì sera stoppato alle 23 dall'AELTC sul 6-4 3-6 7-6 (11-9), sia oggi Nole ha raccolto più di quanto ha seminato. A tratti Nadal ha fatto vedere colpi più efficaci e strategie più raffinate, soprattutto nella varietà di soluzioni adottate, ma nei momenti decisivi il serbo è risultato più determinato.
Alla ripresa del match, alle 13 di Londra, è di nuovo lo spagnolo ad avere più spunto: va sul 3-0, si fa raggiungere, riaccelera e chiude sul 3-6. Spero che Alexander Zverev, Stefanos Tsitsipas, Denis Shapovalov e gli altri virgulti abbiano avuto modo di vedere almeno il quinto set, così per rendersi conto della qualità espressa dai loro fratelli tennistici maggiori. Oppure che cerchino su YouTube il sedicesimo game, quando Nole, alla risposta sull'8-7, conquista il primo match point, annullato con una strepitosa palla corta. Lascino pure perdere l'ultimo game, quello del definitivo 10-8, che Rafa ha di fatto consegnato all'avversario come gentile cadeau.
Dopo sei Slam equamente divisi, in alternanza, tra Roger Federer (Melbourne, Wimbledon, Melbourne) e Nadal (Parigi, New York, Parigi), domani sarà dunque qualcun altro a festeggiare sotto il cielo di Londra. Toccasse a Novak Djokovic, per lui ci sarebbe anche il plus del rientro tra i Top Ten. Welcome back, Nole.
La successiva finale femminile tra Angelique Kerber e Serena Williams non ha avuto storia. La tedesca ha dominato in lungo e largo, concedendo solo qualche passaggio per la gloria dell'americana, sostenuta dal tifo della Centre Court. Il doppio 6-3 in un'ora e 5 minuti ha confermato che, quando è in forma, la tedesca è l'avversaria più difficile da contenere per chiunque. Perfino per Serena.
Straordinaria nella mobilità e nella difesa, Angelique oggi ha avuto un tasso di errori quasi nullo, che ha più che bilanciato i tanti vincenti subiti. Come nel caso di Djokovic, anche lei - dopo i due titoli major di due anni fa a Melbourne e New York - ha avuto un lungo periodo di appannamento, che adesso è definitivamente superato. A 30 anni, potrebbe essere la protagonista principale del tennis femminile prossimo venturo. Serena, invece, proverà già dagli Us Open a prendersi il titolo che la porterebbe a pareggiare i conti con Margaret Court, la giocatrice che ha vinto più Slam in carriera. Welcome back ad entrambe, dunque.
Twitter @claudiogiua