È cattiva programmazione mettere in campo contemporaneamente tutti gli italiani, costringendoli a disputarsi il caloroso pubblico di connazionali che affluisce a Flushing Meadows. Dovendo per forza scegliere tra Andreas Seppi (Court 5 contro il canadese Denis Shapovalov), Paolo Lorenzi (Court 13 contro l'argentino Guido Pella) e Lorenzo Sonego (Court 12 contro Karen Khachanov), opto per il match del torinese, opposto al convincente ragazzone russo finalista delle Next Gen milanesi 2017, globetrotter classe 1996 entrato nel main draw degli Us Open come testa di serie numero 27 grazie agli ottimi risultati dell'ultimi semestre. L'allievo di Gianpiero "Gipo" Arbino, che ha un anno esatto in più, vanta invece esperienze limitate a questi livelli, anche se in gennaio ha raggiunto il secondo turno a Melbourne e ha ben figurato a Parigi e Wimbledon. Poiché ragiona e sa riconoscere i propri attuali limiti, la lezione impartitagli (5-7 3-6 3-6) da Khachanov è di quelle che potranno risultargli più utili. In particolare, Lorenzo deve concentrarsi su come adeguare il proprio gioco agli avversari: adottare contro Khachanov la strategia che ha funzionato con Gilles Muller, battuto in cinque set al primo turno, può essere giusto in teoria (sono entrambi eccellenti potenti colpitori, a cominciare dal servizio), ma risultare un errore in corso d'opera. Mi sarebbe piaciuto che Lorenzo rischiasse di più, magari esponendosi ai passanti del moscovita, proponendo i moduli d'attacco che sono nelle sue corde. In ogni caso, lasciare New York con il proprio best ranking virtuale (102) è un risultato più che positivo. E installarsi tra i Top 100 entro fine anno così da assicurarsi un posto sicuro per gli Australian Open è un obiettivo da perseguire.
Camila Giorgi ha parecchio da recriminare. Venus Williams, 38 anni e 2 mesi che cominciano a farsi sentire nonostante la classifica WTA la collochi tra le Top 20, è attualmente avversaria alla portata dell'unica italiana sopravvissuta allo spoil system seguito al trionfo americano di Pennetta e Vinci nel 2015. A parziale giustificazione della prestazione non convincente dell'azzurra si potrebbero chiamare in causa le micidiali condizioni ambientali, con il nuovo Louis Armstrong Stadium che all'ora di pranzo risulta una specie di fornace a cielo aperto: dove cuoce anche per Venus, però. Per Camila, piuttosto, vale quanto scritto per Sonego: bisogna sempre avere un piano B. È strategicamente opinabile proporre a Venus un gioco di soli uno-due quando la convenienza sarebbe sfiancarla con scambi prolungati. Infatti il 6-4 7-5 a favore dell'americana è motivato dai troppi errori (41 contro 30, in gran parte nei passaggi decisivi dei game incerti) non compensati dalla prevalenza di vincenti (29 contro 13).
Ma con la ragazza nata a Macerata - sempre seguita da papà Sergio - va così, prendere o lasciare. Sembra talvolta che per lei non abbia alcun significato quanto scriveva Solone: "Invecchio imparando ogni giorno molte cose".
Chi impara in fretta, invece, è Denis Shapovalov, il giovanissimo nuovo idolo dei teen ager di Flushing Meadows. Nei due set finali - che ho potuto seguire - della lunga battaglia contro Andreas Seppi (6-4 4-6 5-7 7-6 6-4 in 3 ore e 47 minuti), è riuscito alla fine a imporre il suo tennis potente, accortamente attenuato dalla necessità di contrastare la precisione del tennis dell'avversario, in giornata felice. Nel quarto parziale, il sudtirolese non ha avuto la concentrazione necessaria a giocare il tie break perfetto, che gli avrebbe regalato un'altra vittoria da cerchietto rosso. Peccato.
Poiché Paolo Lorenzi, nervoso e falloso, è stato dominato, contro ogni previsione, dall'argentino Guido Pella (7-5 6-2 6-0), l'unico italiano ancora in corsa per il secondo turno è Fabio Fognini, opposto all'australiano John Millman, 29 anni, ATP 55, sul campo 5 alle 18 italiane. Per scaldarsi, il ligure ieri ha passato il primo turno del torneo di doppio, in coppia con Simone Bolelli (6-4 3-6 6-3 ai danni dei tedeschi Marterer e Krawietz). La presenza a New York dell'amico di tante battaglie e della moglie è quanto gli serve per fare meglio del suo Us Open migliore, quello del quarto turno nel 2015. Che ci provi.
Twitter @claudiogiua
Camila Giorgi ha parecchio da recriminare. Venus Williams, 38 anni e 2 mesi che cominciano a farsi sentire nonostante la classifica WTA la collochi tra le Top 20, è attualmente avversaria alla portata dell'unica italiana sopravvissuta allo spoil system seguito al trionfo americano di Pennetta e Vinci nel 2015. A parziale giustificazione della prestazione non convincente dell'azzurra si potrebbero chiamare in causa le micidiali condizioni ambientali, con il nuovo Louis Armstrong Stadium che all'ora di pranzo risulta una specie di fornace a cielo aperto: dove cuoce anche per Venus, però. Per Camila, piuttosto, vale quanto scritto per Sonego: bisogna sempre avere un piano B. È strategicamente opinabile proporre a Venus un gioco di soli uno-due quando la convenienza sarebbe sfiancarla con scambi prolungati. Infatti il 6-4 7-5 a favore dell'americana è motivato dai troppi errori (41 contro 30, in gran parte nei passaggi decisivi dei game incerti) non compensati dalla prevalenza di vincenti (29 contro 13).
Ma con la ragazza nata a Macerata - sempre seguita da papà Sergio - va così, prendere o lasciare. Sembra talvolta che per lei non abbia alcun significato quanto scriveva Solone: "Invecchio imparando ogni giorno molte cose".
Chi impara in fretta, invece, è Denis Shapovalov, il giovanissimo nuovo idolo dei teen ager di Flushing Meadows. Nei due set finali - che ho potuto seguire - della lunga battaglia contro Andreas Seppi (6-4 4-6 5-7 7-6 6-4 in 3 ore e 47 minuti), è riuscito alla fine a imporre il suo tennis potente, accortamente attenuato dalla necessità di contrastare la precisione del tennis dell'avversario, in giornata felice. Nel quarto parziale, il sudtirolese non ha avuto la concentrazione necessaria a giocare il tie break perfetto, che gli avrebbe regalato un'altra vittoria da cerchietto rosso. Peccato.
Poiché Paolo Lorenzi, nervoso e falloso, è stato dominato, contro ogni previsione, dall'argentino Guido Pella (7-5 6-2 6-0), l'unico italiano ancora in corsa per il secondo turno è Fabio Fognini, opposto all'australiano John Millman, 29 anni, ATP 55, sul campo 5 alle 18 italiane. Per scaldarsi, il ligure ieri ha passato il primo turno del torneo di doppio, in coppia con Simone Bolelli (6-4 3-6 6-3 ai danni dei tedeschi Marterer e Krawietz). La presenza a New York dell'amico di tante battaglie e della moglie è quanto gli serve per fare meglio del suo Us Open migliore, quello del quarto turno nel 2015. Che ci provi.
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