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Gli occhi da italiano in gita di Salvo

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I francesi ci rispettano e le palle ancora gli girano per aver visto uno dei propri beniamini, il nizzardo Gilles Simon, 34 anni, testa di serie 26 dello Slam sulla terra rossa, preso a pallate da un ragazzo di Avola al quale l'algoritmo assegna adesso la posizione 120 nel ranking mondiale. Peraltro, Salvatore "Salvo" Caruso ha proprio quegli occhi allegri da italiano in gita che tanto li fa incazzare.
 
È stata una di quelle partite che chiunque giochi a tennis sa dai primi scambi come andrà a finire: ogni tuo colpo va a segno mentre l'avversario non ne azzecca uno. O viceversa. Contesto bollente: non che i nostri connazionali fossero pochi e silenziosi sulle tribune del Campo 14, ma certo i padroni di casa prevalevano in quanto a numero e chiasso. Caruso non s'è fatto intimorire, anzi. In trance agonistica dopo i quattro successi già incassati a Parigi in dieci giorni (tre nelle qualificazioni ai danni di Norbert Gombos, Ze Zhang e Dustin Brown, uno al primo turno, Jaume Munar), ha ottenuto il risultato più rilevante in  carriera in forza dei frequenti vincenti di diritto, delle discrete performance con le prime di servizio (67 per cento trasformate in punti) e soprattutto con le notevoli risposte al servizio (46 per cento). 

Dominati nettamente il primo e il secondo set, Salvo ha dovuto rincorrere nel terzo parziale dopo aver subito un break in apertura. Con una reazione fulminante, ha poi superato di slancio il numero 6 ATP del 2009. Impressionante la freddezza con la quale ha gestito la mini-crisi provocata tre match point non sfruttati sul 5-4. Nettissimo, quasi umiliante per Simon il punteggio finale: 6-1 6-2 6-4. Se l'anno scorso fu il palermitano Marco Cecchinato a farci sognare al Roland Garros, stavolta ci sta provando il siracusano classe 1992, mai arrivato tanto lontano in uno slam. Come allora, il lasciapassare per la gloria ce l'ha in tasca Novak Djokovic, suo prossimo avversario, che oggi ha travolto in tre set (6-1 6-4 6-4) il finlandese naturalizzato svizzero Henri Laaksonen.
 
"Fognini vs. Delbonis", partita di cartello di fine giornata sul Campo 1, ha rispecchiato puntualmente, pur considerando i tre anni di differenza d'età (1987 Fabio, 1990 Federico), le diverse carriere in singolare del ligure e dell'argentino: 9 titoli ATP contro 2, quasi 13 milioni di dollari in premi contro poco più di 3 e mezzo, 341 vittorie e 291 sconfitte contro116 e 132. Il giocatore di Azul gode tuttavia di un prestigio in patria secondo solo a quello di Juan Martín Del Potro: battendo il croato Ivo Karlovic, nel 2016 fu lui a portare al trionfo la sua nazionale nella finale di Zagabria di Coppa Davis. Un tipo coriaceo, insomma. Il risultato di oggi (6-4 3-6 6-3 6-3 in due ore e 24 minuti) non è mai stato in forse, tanto è apparsa chiara la superiorità del numero 1 italiano, nonostante il paio di passaggi a vuoto. Fabio è apparso più veloce, preciso e e ordinato. Psicologicamente, tranquillo e determinato. Lo attende il confronto con lo spagnolo Roberto Bautista Agut, al momento non al suo livello.
 
Mi stupisco ogni volta quando vedo centinaia, perfino migliaia di giapponesi assiepati sugli spalti di uno stadio in Europa o in America: accade sempre quando gioca Kei Nishikori, il tennista asiatico più noto di tutti i tempi (sicuramente il più pagato). Da decenni il fenomeno ha picchi altrettanto impressionanti quando la scena è di calciatori celebrati, da Hidetoshi Nakata vent'anni fa a Keisuke Honda più di recente, o di golfisti come Masashi "Jumbo" Ozaki, negli anni Novanta per duecento settimane tra i Top 10. Stupore ingiustificato, visto che so perfettamente che la visibilità mediatica che hanno gli sportivi giapponesi non ha paragoni in alcun altro paese. Da due anni in qua, poi, i tifosi più i giornalisti, i fotografi e i videomaker del Sol Levante si accalcano per seguire Naomi Osaka, che di giapponese ha la mamma Tamaki e il cognome, visto che il padre Leonard Francois è haitiano e la formazione è saldamente yankee, essendo cresciuta in Florida e avendo avuto come maestro Harold Solomon, che in Italia ricordiamo per essere stato l'avversario di Adriano Panatta al Roland Garros 1976. Fanno bene: la vincitrice degli Us Open 2018 e degli Australian Open 2019 è di gran lunga la tennista con maggiore personalità emersa dopo le sorelle Williams e Maria Sharapova. Oggi ha contribuito al mettere in scena migliore match femminile del Bois di Boulogne 2019 regolando in tre set l'unica altra aspirante protagonista del tennis femminile degli ultimi anni, Viktoria Azarenka, Eppure la numero 1 WTA era andata subito 0-4, per poi recuperare a tempo ormai scaduto (4-6). Seppure  più concreta fino al settimo game del secondo set quando ha avuto sulle corde la palla del 2-5, Vika ha dovuto cedere al ritorno prepotente di Naomi, che ha impiegato 2 ore e cinquanta minuti per guadagnarsi il passaggio al terzo turno (4-6 7-5 6-3).