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I vecchi non fanno sconti

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C'è gente così determinata e, di conseguenza, predestinata da sfiorare l'ovvietà. "In carriera si vivono momenti buoni e cattivi. L'importante è avere le motivazioni per continuare a lavorare tutti i giorni con umiltà, crescere ed essere un giocatore migliore. Io cerco sempre di farlo": la frase è di Rafael Nadal, ma potrebbero averla pronunciata Roger Federer oppure Novak Djokovic tanto coincidono le loro interpretazioni del tennis professionistico. Capite perché scommettere, prima del Roland Garros, su uno di loro tre come sicuro semifinalista avrebbe procurato pochi centesimi ogni euro? Sarebbe stata una puntata da bottino appena più ricco pronosticarli in blocco come semifinalisti (come - lo sappiamo da oggi pomeriggio - in effetti sono). Azzeccare anche il quarto protagonista del penultimo atto degli Open di Francia avrebbe forse assicurato una buona vincita: non più di tanto, tuttavia, visto che Dominic Thiem sulla terra rossa dà il meglio di sé, come noto.

Djokovic, Nadal e Federer insieme sommano 103 anni d'età. Thiem ne ha 26. L'età media dei semifinalisti dello slam parigino è dunque di 32 anni e spiccioli, che è esattamente quella del serbo che oggi ha ridotto alle giuste dimensioni le ambizioni del ventiduenne tedesco Alexander Zverev, numero 4 del ranking live dell'ATP. Partita veloce, ché Djokovic non aveva tempo da perdere visto che domani dovrà vedersela con Thiem. Primo set appena combattuto, secondo e terzo senza storia, 2 ore e 9 minuti di concentrazione assoluta per l'esplicito 7-5 6-2 6-2 da consegnare agli archivi.

A propria volta Thiem ha maltrattato Karen Khachanov. Il povero russo di stanza a Barcellona non è riuscito in un'ora e 47 minuti a capire perché sulla terra rossa l'avversario fosse sempre al posto giusto nel momento giusto, che è esattamente quello che a lui oggi non è mai riuscito.

Se il tennis maschile sembra tuttora un oligopolio, quello femminile vive l'esperienza opposta: chiusa di fatto l'epoca di Maria e Serena, non ci sono più le mattatrici che il pubblico pretende per celebrarne o criticarne le imprese. Delle quattro semifinaliste del Roland Garros 2019, nessuna ha mai vinto un major. La più titolata, la britannica di origine australiana Johanna Konta, 28 anni, era stata semifinalista a Melbourne 2016 e a Wimbledon 2017. La ceca Marketa Vondrousova, 20 anni tra tre settimane, vantava finora come miglior piazzamento in uno slam il quarto turno agli Us Open 2018. Si scontreranno domani sul terzo campo del Bois de Boulogne, il nuovo Sinonne Mathieu.

La terza semifinalista sarà l'australiana Ashleigh Barty, 23 anni, alla sua prima semifinale in uno slam. Poi c'è la sua avversaria di domani sul Suzanne Lenglen, Amanda Anisimova, classe 2001: e se fosse proprio lei, la russo-americana nata a Freehold nel New Jersey, la più accreditata candidata a primeggiare nel tennis femminile prossimo futuro, insieme a Naomi Osaka che a Parigi ha fallito l'obiettivo del terzo slam consecutivo? Di Amanda ho scritto in occasione della buona performance a Melbourne in gennaio, dov'era stata fermata soltanto da Petra Kvitova agli ottavi di finale: m'aveva impressionato la sua determinazione. Opposta alla testa di serie numero 3 Simona Halep, oggi ha piazzato più vincenti dello romena (25 a 16) e ha gestito da veterana i turni di risposta al servizio senza emozionarsi quando ha avuto le occasioni di break (4 trasformate in punti su 7). Ha meritato il passaggio di turno per 6-2 6-4.

Nel torneo maschile junior non avremo italiani tra i semifinalisti. In mattinata la testa di serie numero 1 Lorenzo Musetti, finalista a New York in settembre e vincitore a Melbourne in gennaio, ha ceduto il passo negli ottavi di finale all'ungherese Peter Makk al termine una lunga battaglia (6-7 6-4 7-5). Flavio Cobolli, nato a Firenze ma romano d'adozione, classe 2002, che negli ottavi aveva eliminato il ceco Jonas Forejtek fresco vincitore del torneo Bonfiglio e testa di serie numero 2, nel pomeriggio ha perso nei quarti per mano del giapponese Shintaro Mochizuki. Un bagno di umiltà che forse, dopo un periodo di grande sfolgorio per il tennis under 18 azzurro, potrebbe persino essere salutare.