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Classe e fantasia per un quarto turno

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Questione di classe e fantasia. La classifica  “Race To London” tiene il conto soltanto dei risultati dal primo gennaio così da definire il lotto dei più vincenti giocatori della stagione, poi avversari nelle ATP Finals nella O2 Arena in riva al Tamigi, in novembre. Da oggi, con il meritato passaggio al quarto turno del Roland Garros, Fabio Fognini è settimo in questo speciale ranking, in competizione con Kei Nishikori, Daniil Medvedev e Alexander Zverev, per una collocazione tra il sesto e l’ottavo posto. Roberto Bautista Agut è invece posizionato nella fascia tra il decimo e il dodicesimo gradino, dove se la batte soprattutto con Gael Monfils. Insomma, i dati dell’algoritmo ATP mostrano che poco più di un nonnulla separa il ligure di Arma di Taggia, 32 anni appena compiuti, numero 1 d’Italia, e il valenciano di Castellon de la Plana, 31 anni due mesi fa, sopravanzato in Spagna solo da Rafael Nadal. Accomunati dalla passione per la geometria applicata al tennis, si possono entrambi permettere frequenti concessioni allo spettacolo grazie a rovesci accelerati (inimitabili però quelli tutto polso di Fabio), a diritti che preparano i vincenti e a tocchi sotto rete di precisione svizzera (riferimento doppio: agli orologiai e a Federer). I due s’assomigliano, insomma. Persino nel servizio, che li vede altalenanti nel rendimento, almeno oggi.
 
Eppure - come avevo scritto l’altroieri - se al momento Fabio prevale è perché i suoi picchi di classe e la fantasia tennistiche sono altra cosa rispetto a Roberto. Il divario è risaltato nel corso del match nello stadio Suzanne Lenglen in apertura di giornata. Nel tie break del primo set - lunghissimo, 88 minuti - e nel decimo game del secondo set, Fognini ha entusiasmato il pubblico con le sue soluzioni mai scontate. Lasciato all’avversario il terzo set forse anche a causa di un dolore alla caviglia, nella quarta frazione ha preso il largo con l’autorevolezza sancita dal drop shot con il quale ha chiuso i conti sul 7-6 6-4 4-6 6-1 dopo 3 ore e 10 minuti.
 
Negli ottavi di finale Fabio trova Alexander Zverev, che ha battuto negli ottavi di Montecarlo in aprile (7-6 6-1). Rispetto ad allora il tedesco sembra aver ritrovato la fiducia nei propri mezzi, nonostante la sua stagione sia stata sinora inferiore, nei risultati, alle attese. Continua però a soffrire, come oggi contro il serbo Dusan Lajovic, che l’ha costretto al quinto set.
 
L’avolese Salvatore Caruso non ha emulato il palermitano Marco Cecchinato che un anno fa aveva buttato fuori dallo slam parigino Novak Djokovic. Ma c’è da considerare che il serbo viveva al tempo la conclusione di una profonda e lunga crisi, mentre adesso è nel pieno della terza fase trionfante della sua lunga carriera. Davanti al pubblico del centrale Philippe Chatrier, Nole ha così conquistato il tredicesimo ingresso nei quarti di finale del Roland Garros: meglio di lui hanno fatto solo Nadal e Federer. L’allievo di Paolo Cannova ha ceduto in tre set con un punteggio (6-3 6-3 6-2) che lo penalizza troppo rispetto a quanto mostrato in campo. Pur consapevole di non avere quasi chance nel confronto impari (oltre alle maggiori classe e fantasia, Nole dispone di più forza ed esperienza), Salvo s’è giocato ogni carta del suo mazzo, come testimoniato dal numero 1 nella conferenza stampa post partita: “Onestamente Caruso mi ha sorpreso. Di rovescio si è dimostrato solido. Il punteggio non rispecchia l?andamento del match: per me è stata tutt’altro che routine, in particolare nei primi due set“. Parole che valgono come un via libera all’approdo del siciliano tra i primi 100 al mondo: ma non ce ne sarebbe bisogno visto che i porti del tennis non li può chiudere nessuno.