Primo indizio: “O, it is excellent to have a giant's strenght, but it is tyrannous to use it like a giant”, “Ah, è cosa eccellente possedere la forza d'un gigante, ma usarla da gigante è tirannia!”, scrisse William Shakespeare in “Misura per misura”, mandata in scena nel 1603. Secondo indizio: ponderosi studi assicurano che il Bardo conoscesse il tennis, il gioco da poco importato sull’isola dei britanni dalla Francia, o che addirittura avesse impugnato una racchetta a Londra. Altrimenti non l’avrebbe citato nell’”Amleto” (“There falling out at tennis”) e, indirettamente, in “Romeo e Giulietta” (“She would be as swift in motion as a ball”), oltre che nell’”Enrico V”. Terzo indizio: camminando verso l’ingresso numero 13 sono stato affiancato stamane da un anziano signore, Mark, in vena di chiacchiere: ha detto d’essere originario di Stratford-upon-Avon, città natale di Shakespeare, e mi ha anche chiesto quale match avrei visto per primo. Alla risposta (“Fabbiano versus Karlovic, for sure”), ha esclamato: “Oh yes, the little Italian and the Croatian giant”. Tutto torna, dunque.
In effetti, a vederlo entrare sul campo 14 a fianco dell’avversario, il piccolo italiano - al quale nell’occasione sarebbe stato meglio il nome Davide - mette tenerezza e un po’ di timore per il suo imminente destino: sono davvero tanti 38 centimetri di differenza di statura (173 contro 211). Alla forza shakespiriana di Ivo Karlovic, 40 anni già compiuti, numero 80 del ranking ATP, si contrappongono però il braccio sensibile e la visione di gioco di Thomas Fabbiano da San Giorgio Ionico, 30 anni, ATP 89. Il croato tenta di farsi tiranno sparando a raffica prime e seconde di servizio centrali o al corpo, il pugliese risponde con sporadici diritti a uscire e frequenti rasoterra a metà campo che Ivo non riesce che talvolta a risollevare. Come invece fa benissimo lui.
Il match ha lo svolgimento che chiunque conosca i due contendenti ha immaginato. Per motivi opposti, entrambi dispongono di un servizio che risulta quasi sempre vincente: Fabbiano alla fine risulterà essere quasi efficiente come Karlovic con la prima (79 per cento di punti contro 83) e addirittura di più con la seconda (66 per cento contro 54). L’obiettivo dell’azzurro è ottenere un break e poi difenderlo per evitare il tie break. Quello del croato è arrivare al tie break per poi dedicargli ogni residua energia. Il risultato dà ragione a Thomas, che non si demoralizza dopo aver perso il secondo e il quarto set e prosegue con il suo lavoro ai fianchi, che dà i frutti nel quinto set, che dai Championships di quest’anno prevede il tie break sul 12 pari, conquistando in anticipo il break al decimo game. “Well done!”, urla Mark, che nel frattempo ha trovato posto alle mie spalle.
Grazie ai 30 game conquistati oggi contro i 24 di Karlovic (6-3 6-7 6-3 6-7 6-4 in 3 ore 7 minuti), Fabbiano replica l’exploit di un anno fa, quando raggiunse il terzo turno dopo aver superato le qualificazioni ed eliminato l'indiano Yuki Bhambri e, clamorosamente, lo svizzero Stan Wawrinka. Fu poi fermato da Stefanos Tsitsipas (7-6 6-3 7-6), che stavolta è giàuscito dal tabellone proprio per sua mano. Venerdì il suo avversario sarà il madrileno Fernando Verdasco, 36 anni da compiere a novembre, ATP 37, che sta attraverso una terza o quarta giovinezza agonistica: oggi sul campo centrale ha battuto in rimonta (4-6 4-6 7-6 6-3 6-4) il più forte giocatore di casa, Kyle Edmund.
È opportuno che chi s’occupa di tennis faccia uno sforzo per dare più attenzione e affetto a giocatori come Fabbiano, mai considerati fenomeni in gioventù eppure capaci, grazie al lavoro e alla passione, di raggiungere eccellenti livelli. Il pugliese meriterebbe, per esempio, la convocazione per la prima edizione della nuova Coppa Davis, che si giocherà in Spagna con la formula a gironi in autunno, anche se davanti si trova Fognini, Berrettini, Cecchinato e Sonego. Non Seppi, forse, che non ce l’ha fatta a fare propria l’ennesima maratona dei cinque set, stavolta contro l’argentino Guido Pella.
In effetti, a vederlo entrare sul campo 14 a fianco dell’avversario, il piccolo italiano - al quale nell’occasione sarebbe stato meglio il nome Davide - mette tenerezza e un po’ di timore per il suo imminente destino: sono davvero tanti 38 centimetri di differenza di statura (173 contro 211). Alla forza shakespiriana di Ivo Karlovic, 40 anni già compiuti, numero 80 del ranking ATP, si contrappongono però il braccio sensibile e la visione di gioco di Thomas Fabbiano da San Giorgio Ionico, 30 anni, ATP 89. Il croato tenta di farsi tiranno sparando a raffica prime e seconde di servizio centrali o al corpo, il pugliese risponde con sporadici diritti a uscire e frequenti rasoterra a metà campo che Ivo non riesce che talvolta a risollevare. Come invece fa benissimo lui.
Il match ha lo svolgimento che chiunque conosca i due contendenti ha immaginato. Per motivi opposti, entrambi dispongono di un servizio che risulta quasi sempre vincente: Fabbiano alla fine risulterà essere quasi efficiente come Karlovic con la prima (79 per cento di punti contro 83) e addirittura di più con la seconda (66 per cento contro 54). L’obiettivo dell’azzurro è ottenere un break e poi difenderlo per evitare il tie break. Quello del croato è arrivare al tie break per poi dedicargli ogni residua energia. Il risultato dà ragione a Thomas, che non si demoralizza dopo aver perso il secondo e il quarto set e prosegue con il suo lavoro ai fianchi, che dà i frutti nel quinto set, che dai Championships di quest’anno prevede il tie break sul 12 pari, conquistando in anticipo il break al decimo game. “Well done!”, urla Mark, che nel frattempo ha trovato posto alle mie spalle.
Grazie ai 30 game conquistati oggi contro i 24 di Karlovic (6-3 6-7 6-3 6-7 6-4 in 3 ore 7 minuti), Fabbiano replica l’exploit di un anno fa, quando raggiunse il terzo turno dopo aver superato le qualificazioni ed eliminato l'indiano Yuki Bhambri e, clamorosamente, lo svizzero Stan Wawrinka. Fu poi fermato da Stefanos Tsitsipas (7-6 6-3 7-6), che stavolta è giàuscito dal tabellone proprio per sua mano. Venerdì il suo avversario sarà il madrileno Fernando Verdasco, 36 anni da compiere a novembre, ATP 37, che sta attraverso una terza o quarta giovinezza agonistica: oggi sul campo centrale ha battuto in rimonta (4-6 4-6 7-6 6-3 6-4) il più forte giocatore di casa, Kyle Edmund.
È opportuno che chi s’occupa di tennis faccia uno sforzo per dare più attenzione e affetto a giocatori come Fabbiano, mai considerati fenomeni in gioventù eppure capaci, grazie al lavoro e alla passione, di raggiungere eccellenti livelli. Il pugliese meriterebbe, per esempio, la convocazione per la prima edizione della nuova Coppa Davis, che si giocherà in Spagna con la formula a gironi in autunno, anche se davanti si trova Fognini, Berrettini, Cecchinato e Sonego. Non Seppi, forse, che non ce l’ha fatta a fare propria l’ennesima maratona dei cinque set, stavolta contro l’argentino Guido Pella.