È che difettano - parlo per me - gli aggettivi e i sostantivi che servirebbero per raccontare l'epica di una rivalità che non ha precedenti nella storia del tennis. E forse non ne avrà per generazioni. Al quarantesimo duello, Roger Federer e Rafael Nadal non lesinano alcuna meraviglia del loro repertorio. Nel tempio più tempio del loro sport, in una semifinale wimbledoniana senza precedenti (tre le finali, di cui una vinta dallo spagnolo nel 2008), riducono le enormi difficoltà di dritti, rovesci, servizi, volée, stop volley, passanti, drop shot, smash, veroniche, potenzialmente tutti vincenti, a gesti semplici in quanto perfetti. Inutile descriverli, si possono soltanto vedere e rivedere, nella speranza che di partite così se ne giochino altre, con loro due in campo, ovviamente.
Passa per 7-6 1-6 6-3 6-4, come sapete, Federer, che a quasi trentott'anni e davanti ai figli in tribuna con Mirka, mostra una concentrazione, un tasso d'errore azzerato, un senso della posizione che lasciano a bocca aperta. Il suo calo di tensione nel secondo set è comprensibile e comunque passeggero. L'unica lacuna di Nadal è l'efficacia da fondo campo, di un niente inferiore al solito sia alla risposta al servizio, sia in occasione degli scambi prolungati. Nel nono game del quarto set annulla due match point grazie a una determinazione impressionante, e nel gioco successivo, con Roger al servizio, ha le occasioni per portarsi in pari.
Ma Roger ha più voglia di arrivare all'ultimo capitolo dei Championships 2019 e la trasforma in vincenti. Domenica giocherà la sua dodicesima finale londinese davanti ai reali. Ma soprattutto potrebbe regalare altra felicità ai milioni di fan che lo adorano. Per riuscirci, potrebbe chiedere qualche consiglio a Roberto Bautista, uno dei pochi a sapere come mettere in difficoltà Novak Djokovic. A me lo spiega con competenza Mathieu Aeschmann, inviato in pantaloni corti del Matin e di altre testate svizzere nella Centre Court: "Lui impone un ritmo appena sotto quello preferito da Nole. Così lo costringe a maratone nelle quali ha le stessa probabilità di prevalere". D'altra parte, non è per un caso ripetuto che lo spagnolo ha vinto tre degli ultimi cinque confronti, prima dell'odierno, con il numero 1 al mondo. Dunque appare immotivato, agli occhi di un dilettante delle cronache tennistiche, che la tribuna stampa conti molti posti vuoti durante la prima semifinale di oggi. Mentre non ci sarà nemmeno uno strapuntino per Federer vs. Nadal.
La partita è a tratti splendida. Più volte da standing ovation. Ma facciamo un passo indietro: Miami, 27 marzo scorso, i quotisti delle grandi agenzie di scommesse fanno come i giornalisti e danno Djokovic ampiamente favorito alla vigilia del match con Bautista Agut negli ottavi di finale. Eppure il valenciano le ha già suonate al serbo in gennaio ai Qatar Open, per di più in rimonta (3-6 7-6 6-4). Finisce che anche stavolta Roberto passa il turno grazie a un crescendo qualitativo al quale Nole non riesce a proporre alternative, spegnendosi poco alla volta (1-6 7-5 6-3 il punteggio finale). Vero è che il capofila ATP è reduce dai tre slam consecutivi vinti, quindi appagato, mentre il trentunenne di Castellon de la Plana sta ritrovando lo stato di grazia d'inizio 2018. Ma non basta a spiegare il suo passo falso.
Veniamo a oggi. In mattinata controllo i bookmaker: la vittoria di Nole viene mediamente pagata a 1.08 (chi scommette un euro ne incassa 1,08), quella di Roberto è "bancata" a 8.25. Segnale inequivocabile che nelle previsioni generali sarà una passeggiata per il giocatore che nell'ultimo decennio ha sfiorato due volte il Grande Slam. Invece, com'è giusto, al termine dei primi due set (6-2 per D., 4-6 per B.A.) l'intero stadio centrale si convince che l'underdog, il perdente designato, possa farcela. Semplicemente, Bautista gioca a specchio, ma un po' meglio. Sbaglia poco e attira spesso nella trappola dell'attacco a rete l'avversario, che poi trafigge con il passante. Si difende senza mai arroccarsi. Nemmeno nel terzo set (6-4), che Djokovic si suda grazie a un break che rischia di restituire subito, si ha l'impressione che la bilancia penda decisamente dalla sua parte.
Aeschmann, però, a questo punto del match si alza e torna al Media Center, senza profferire parola. Interpreto questa scelta come conseguenza della constatazione che il ritmo di Nole è tornato altissimo, tanto che adesso può divertirsi a ripagare il valenciano con la sua stessa moneta, chiamandolo più volte a rete e passandolo. Il quarto set (6-2), non ha storia.
Bautista Agut, da lunedì di nuovo numero 13 ATP, merita un elogio speciale. Modesto, educato, lavoratore, è il tipo di giocatore che non riesce a far parlare di sé neppure quando , come in questo torneo rende micidiali i propri fondamentali da manuale, con i quali tesse tele preziose. È bene che cronisti e quotisti se lo ricordino. Djokovic gliene rende merito a risultato acquisito: "Sapevo sarebbe stata una partita combattuta. Roberto ha giocato bene e servito meglio sia nel secondo sia nel terzo set. Siamo stati lì li, il livello era molto simile". Così si fa e si dice.
Passa per 7-6 1-6 6-3 6-4, come sapete, Federer, che a quasi trentott'anni e davanti ai figli in tribuna con Mirka, mostra una concentrazione, un tasso d'errore azzerato, un senso della posizione che lasciano a bocca aperta. Il suo calo di tensione nel secondo set è comprensibile e comunque passeggero. L'unica lacuna di Nadal è l'efficacia da fondo campo, di un niente inferiore al solito sia alla risposta al servizio, sia in occasione degli scambi prolungati. Nel nono game del quarto set annulla due match point grazie a una determinazione impressionante, e nel gioco successivo, con Roger al servizio, ha le occasioni per portarsi in pari.
Ma Roger ha più voglia di arrivare all'ultimo capitolo dei Championships 2019 e la trasforma in vincenti. Domenica giocherà la sua dodicesima finale londinese davanti ai reali. Ma soprattutto potrebbe regalare altra felicità ai milioni di fan che lo adorano. Per riuscirci, potrebbe chiedere qualche consiglio a Roberto Bautista, uno dei pochi a sapere come mettere in difficoltà Novak Djokovic. A me lo spiega con competenza Mathieu Aeschmann, inviato in pantaloni corti del Matin e di altre testate svizzere nella Centre Court: "Lui impone un ritmo appena sotto quello preferito da Nole. Così lo costringe a maratone nelle quali ha le stessa probabilità di prevalere". D'altra parte, non è per un caso ripetuto che lo spagnolo ha vinto tre degli ultimi cinque confronti, prima dell'odierno, con il numero 1 al mondo. Dunque appare immotivato, agli occhi di un dilettante delle cronache tennistiche, che la tribuna stampa conti molti posti vuoti durante la prima semifinale di oggi. Mentre non ci sarà nemmeno uno strapuntino per Federer vs. Nadal.
La partita è a tratti splendida. Più volte da standing ovation. Ma facciamo un passo indietro: Miami, 27 marzo scorso, i quotisti delle grandi agenzie di scommesse fanno come i giornalisti e danno Djokovic ampiamente favorito alla vigilia del match con Bautista Agut negli ottavi di finale. Eppure il valenciano le ha già suonate al serbo in gennaio ai Qatar Open, per di più in rimonta (3-6 7-6 6-4). Finisce che anche stavolta Roberto passa il turno grazie a un crescendo qualitativo al quale Nole non riesce a proporre alternative, spegnendosi poco alla volta (1-6 7-5 6-3 il punteggio finale). Vero è che il capofila ATP è reduce dai tre slam consecutivi vinti, quindi appagato, mentre il trentunenne di Castellon de la Plana sta ritrovando lo stato di grazia d'inizio 2018. Ma non basta a spiegare il suo passo falso.
Veniamo a oggi. In mattinata controllo i bookmaker: la vittoria di Nole viene mediamente pagata a 1.08 (chi scommette un euro ne incassa 1,08), quella di Roberto è "bancata" a 8.25. Segnale inequivocabile che nelle previsioni generali sarà una passeggiata per il giocatore che nell'ultimo decennio ha sfiorato due volte il Grande Slam. Invece, com'è giusto, al termine dei primi due set (6-2 per D., 4-6 per B.A.) l'intero stadio centrale si convince che l'underdog, il perdente designato, possa farcela. Semplicemente, Bautista gioca a specchio, ma un po' meglio. Sbaglia poco e attira spesso nella trappola dell'attacco a rete l'avversario, che poi trafigge con il passante. Si difende senza mai arroccarsi. Nemmeno nel terzo set (6-4), che Djokovic si suda grazie a un break che rischia di restituire subito, si ha l'impressione che la bilancia penda decisamente dalla sua parte.
Aeschmann, però, a questo punto del match si alza e torna al Media Center, senza profferire parola. Interpreto questa scelta come conseguenza della constatazione che il ritmo di Nole è tornato altissimo, tanto che adesso può divertirsi a ripagare il valenciano con la sua stessa moneta, chiamandolo più volte a rete e passandolo. Il quarto set (6-2), non ha storia.
Bautista Agut, da lunedì di nuovo numero 13 ATP, merita un elogio speciale. Modesto, educato, lavoratore, è il tipo di giocatore che non riesce a far parlare di sé neppure quando , come in questo torneo rende micidiali i propri fondamentali da manuale, con i quali tesse tele preziose. È bene che cronisti e quotisti se lo ricordino. Djokovic gliene rende merito a risultato acquisito: "Sapevo sarebbe stata una partita combattuta. Roberto ha giocato bene e servito meglio sia nel secondo sia nel terzo set. Siamo stati lì li, il livello era molto simile". Così si fa e si dice.