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Quante lezioni dagli Internazionali

 Stefano Travaglia (a sinistra) e Matteo Berrettini a fine partita (ansa)
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Per non soffrire troppo, mi ritrovo a soffrire di più. Ho così stima di Matteo Berrettini e simpatia per Stefano Travaglia, messi inspiegabilmente di fronte di primissima mattina (che significa le 11) sul Centrale, che scelgo di seguire il match tra Jannik Sinner e Grigor Dimitrov programmato alla stessa ora nel catino metallico e infuocato del Grandstand. Succede così che mi godo solo alcuni passaggi del match fratricida che il numero 1 d'Italia e 8 al mondo s'intesta in due set dopo aver sofferto parecchio per stare attaccato al numero 4 e 72. 

A quasi 29 anni, Stefano attraversa il periodo più felice della carriera grazie alla qualità di esecuzione dei fondamentali e agli schemi tattici affinati negli ultimi mesi con il nuovo coach Simone Vagnozzi e il preparatore atletico Davide Cassinello. Matteo, invece, non riesce a trasformare in punti le potenzialità che gli riconosciamo, forse perché il suo fisico massiccio ha bisogno di più tempo per tornare ai livelli precedenti al lockdown. Con l'esperienza maturata nella veloce scalata al vertice del tennis che conta, il romano trova tuttavia i modi per ovviare alle soluzioni inventate via via dall'ascolano. Diversamente dal solito, l'arma fine di mondo della prima di servizio non fa la differenza a suo favore (soltanto 3 gli ace). Funziona meglio la seconda anche nei tie break che si aggiudica per 7-5 e 7-1. Per il resto, tutti i dati confermano il sostanziale equilibrio. 

Travaglia lascia il Foro dopo aver eliminato Taylor Fritz e Borna Coric, due dei leoni della nuova generazione. È comunque un ottimo bottino. Nei quarti di finale l'allievo di Vincenzo Santopadre se la batterà con il sempre più convincente norvegese Casper Ruud, che oggi ha regolato Marin Cilic per 6-2 7-6.

Posso essere più specifico sul match Sinner vs. Dimitrov. Il sudtirolese parte fortissimo strappando il break che si rivelerà temporaneamente decisivo. Per il resto del set i due continuano a prendersi a pallate da fondo campo, non provano nemmeno a piazzare qualche palla corta, azzardano discese a rete solo in casi di assoluta emergenza. Grigor prevale in eleganza, Jannik è più efficace. Dopo 47 minuti è il diciannovenne di Sesto Pusteria a prevalere per 4-6.

Quando si riprende, Sinner va subito a segno con un break, esattamente come nel set precedente. Stavolta però Dimitrov recupera l'handicap e, immagino su consiglio dell'angolo, cambia registro: meno botte, più palle lavorate in back - di diritto come di rovescio - che passano millimetricamente sopra la rete e rimbalzano rasoterra. La novità va di traverso al ragazzo allenato da Riccardo Piatti, che ancora non ha messo a punto le contromisure per questo colpo un po' desueto. A furia di tagliare, l'ex numero 3 ATP (ranking conquistato dopo la vittoria nelle Finals londinesi del 2017) fa coincidere il secondo break a favore con il successo per 7-5 nel secondo parziale.

La terza frazione vive due fasi: la fuga di Dimitrov fino al 5-2, che sembra chiudere in fretta i conti; la rimonta di Sinner fino al 5-4 mentre il bulgaro si dimentica del back e torna a sparare bordate spesso fuori campo. Al servizio per rimettersi in pari, il diciannovenne numero 73 al mondo annulla quattro match point che Grigor, ora numero 19 ATP, si procura via slice: al quinto - che gli si presenta sotto forma di lob anomalo - viene però accecato dal sole e affonda la palla in rete. Una sconfitta da prendere per quel che è: un'indicazione tecnica a Piatti su quali fondamentali insistere nel prossimo futuro, un passo verso la maturità che un giovane assennato come Jannik deve acquisire prendendo il buono che c'è nelle vittorie come nelle sconfitte. 

Lo stesso commento, con qualche aggiustamento, può valere per l'ottavo di finale di Lorenzo Musetti che a fine pomeriggio, all'ombra delle statue del Pietrangeli, affronta il tedesco Dominik Koepfer, 26 anni, anch'egli proveniente dalle qualificazioni, per la prima volta oltre la soglia 100 del ranking ATP un anno fa. Si sapeva che battersi con un giocatore di fascia medio-alta dopo aver eliminato Wawrinka e Nishikori sarebbe stato un passaggio mentalmente non facile per Lorenzo. Che infatti inizia senza acuti, sbagliando troppo e cedendo subito il turno di servizio. È evidentemente scarico nervosamente, forse perché ha dormito poco dopo le due vittorie: "Ci siamo resi conto nel warm-up di stamattina che non era all'altezza dei giorni precedenti", dirà più tardi il suo coach Simone Tartarini. Al gioco geometrico e solido del tedesco non riesce a opporre soluzioni adeguate soprattutto nel secondo set, che diventa per il carrarino un piccolo calvario dopo l'insorgere di un dolore alla spalla destra. Il punteggio di 6-4 6-0 si concretizza in appena un'ora e 10 minuti di scambi. Anche in questo caso: un'utile lezione. Ci sta che cinque vittorie in sei giorni siano emotivamente un carico troppo pesante per un neo diciottenne.

Intanto la comunicazione e la politica fanno irruzione insieme al Foro, che da una settimana è una bolla isolata da Roma. I palazzi del potere romano hanno anzitutto preso atto che, se l'ha detto martedì Ursula von der Leyen nel solenne discorso sull'Unione davanti al parlamento europeo, dev'essere vero: quella di Carola e Vittoria che giocano a tennis sui tetti di Finale Ligure durante il lockdown "è una lezione che ci dice che non dobbiamo lasciarci bloccare dagli ostacoli che troviamo sul nostro cammino. Il loro esempio mi è rimasto in mente negli ultimi sei mesi difficili". Dopo la Barilla, che qualche settimana fa ha mandato Roger Federer, a sorpresa, a palleggiare sui tetti con le fragazze di 11 e 13 anni, adesso è la FIT a invitarle per le finali di lunedì. Perché sia chiaro a tutti che un palleggio può cambiare almeno due vite e che il grande tennis senza pubblico è un'esperienza da non ripetere. 

Il segnale mandato da Bruxelles è arrivato anche a Palazzo Chigi, da dove il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora annuncia in mattinata che "già a partire dalle semifinali e dalle finali degli Internazionali, mille spettatori potranno assistere a tutte le competizioni sportive che si terranno all'aperto e che rispetteranno scrupolosamente le regole previste in merito a distanziamento, mascherine e prenotazione dei posti a sedere". Nel corso della giornata l'entusiasmo degli addetti ai lavori si spegne tuttavia poco alla volta perché, ovviamente, nella maggioranza di governo e in Regione Lazio non tutti sono d'accordo. La domanda "...ma Spadafora non aveva avvertito almeno i partner?" non trova risposte. Vedremo.