Dodici anni fa un giorno capitò che dai campi tornassero insieme in hotel con il minibus della transportation. "Sono ragioniera, caro dottor Clerici. Ma vorrei tanto essere Tennista, con la T maiuscola", raccontò Sara Errani, timidissima, all'inviato di Repubblica, l'unico italiano, insieme a Nicola Pietrangeli, ad avere un posto nella International Tennis Hall of Fame di Newport. Tre anni più tardi la piccola ragazza cresciuta tra Massa Lombarda, Bradenton e Valencia approdava alla finale del Roland Garros: la T maiuscola se l'era guadagnata. Quando nel 2017 incappò in una vicenda di presunto doping, Clerici commentò: "È ligia alle regole, con una forte morale legata ai valori trasmessi dalla famiglia. Se fosse vero, conoscendola dai tempi dei primi passi sui campi da tennis, sarei molto sorpreso". La lunga e scarsamente motivata squalifica avrebbero annichilito chiunque: invece, se dopodomani, a 33 anni, Sara sconfiggerà la cinese di Taipei Su-Wei Sieh, tornerà tra le Top 100. Questo significherebbe non passare per le qualificazioni degli slam, come ha dovuto fare stavolta per accedere al main draw degli Australian Open.
Altra storia clericiana. Alla fine del millennio lo Scriba s'era inventato per la maggiore delle sorelline Williams, che allora sembrava essere destinata alla carriera più luminosa, il soprannome di "Venere Nera", che ebbe persino più fortuna del "Divin Scimmiotto" forgiato per Pete Sampras, del "Bum Bum" per Boris Becker e del "Gattone" per Miroslav Mecir. Prima di altri Gianni capì, dai bordi di un campetto d'allenamento in Florida, che quella ragazzina filiforme avrebbe fatto grandi cose. Infatti negli slam arrivarono sette vittorie in singolare, cinque delle quali a Wimbledon, e quattordici in coppia con Serena. Vennero anche i momenti della sofferenza, come quando nel 2010 scoprì di essere affetta dalla sindrome di Sjögren. Ora, a quasi 41 anni, Venus è la più anziana delle prime 440 giocatrici al mondo, ed è la settantesima del ranking WTA: si mantiene a questi livelli solo perché, come ebbe a dire nel 2017, "la ragione di continuare è l'amore che ho per questo gioco".
Errani e Williams amano e onorano il tennis. Sono le loro vicende - i successi, le cadute, le resurrezioni - a testimoniarlo. Lo hanno confermato oggi nell'ora e un quarto del loro match nella John Cain Arena, che aveva come precedenti tre vittorie dell'americana contro una dell'italiana. Agonisticamente, una partita senza storia. L'ex numero 1 azzurra ha subito preso il largo grazie alla mobilità e alla misura dei colpi accompagnate da una inedita efficacia del servizio. Quando era già sotto per 5-1, Venus ha appoggiato malamente il piede destro nel tentativo di raggiungere una palla corta. Un urlo, la zoppia immediata, poi una lunga seduta con il medico e il fisioterapista. Nonostante la menomazione, ha voluto continuare. Un esempio di professionismo e di amore per il tennis, appunto. Sara non è stata da meno, non infierendo ma senza rinunciare a portare avanti la strategia concordata con il coach Pablo Lozano. Paradossalmente, il punteggio finale, 6-1 6-0, può ingannare rispetto alla superiorità mostrata dalla romagnola almeno fino all'infortunio. (Due incisi. Il primo: è risultato meno evocativo di storie e passioni l'altro match con un'italiana sul John Cain. Pur non sfigurando - 6-2 6-4 - Camila Giorgi poco ha potuto contro Iga Swiatek, la nemmeno ventenne trionfatrice polacca del Roland Garros 2020. Il secondo: l'altra Williams, Serena, è approdata al terzo turno liberandosi in poco più di un'ora - 6-3 6-0 - della serba Nina Stojanovic. Può continuare a sperare di pareggiare il numero di slam vinti da Margaret Court).
Contrariamente a Sara e Venus, Nick Kyrgios non ama il tennis, pur essendo uno dei pochi unti dal Signore che ne regola i tempi e i destini. Si sa che, fosse stato per lui, avrebbe calcato più volentieri i parquet della NBA che i rettangoli rossi, verdi o multicolori della ATP e dell'ITF. Adorato dal pubblico non solo di casa, anche oggi ha alternato tocchi sopraffini a improvvise fasi di abulia. Errore da evitare quando dall'altra parte c'è uno come Ugo Humbert, 22 anni, testa di serie 29 del torneo. È lui l'uomo che oltralpe considerano il sicuro erede di Monfils, Gasquet e Simon. Contando su un servizio di notevole efficacia e su una solidità da fondo campo che non gli conoscevamo, il ragazzo di Metz ha giocato con la tranquillità di un veterano. Rispetto a solo un anno fa, la sua crescita ha del miracoloso. E' tanto ordinato e costante nel rendimento quanto Nick è fantasioso e volubile: è come se nel 1969 Andres Segovia avesse sfidato Jimi Hendrix a Woodstock o a Salisburgo a chi avesse più numeri come chitarrista.
Dopo essersi salvato all'ultimo tuffo nel quarto set, Kyrgios ha trovato un minimo di equilibrio nell'ultimo parziale, durante il quale ha ottenuto il break e l'ha difeso fino all'ultimo (5-7 6-4 3-6 7-6 6-4). Come dice il mio amico Carlo, "c'è da sperare che dio ce lo conservi a lungo".
Sara, Venus, Nick e l'amore
di Claudio Giua