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Il giorno dei derby mediterranei

Caruso e Fognini a fine match (ansa)
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Se nelle stracittadine, come ebbe a dire Rudy Garcia ai tempi della Roma, "non si gioca: si vince", nei derby tra connazionali non si tifa: ci si gode lo spettacolo. Fabio Fognini, il giocatore più rappresentativo del tennis italiano del secondo decennio, e Salvatore Caruso, esemplare caso di crescita costante di un giocatore a lungo sottovalutato, hanno divertito il pubblico della John Cain Arena, il terzo stadio del Melbourne Park, e quello televisivo e web globale. Il siciliano, 28 anni, ATP 78, da quasi un anno e mezzo tra i Top 100, si sta trasformando in uno specialista degli slam, ammirato per la qualità tecnica e temuto per la costanza di risultati: avesse eliminato oggi il numero 2 italiano, 33 anni, ATP 17, avrebbe raggiunto oggi per la terza volta in altrettanti anni consecutivi i sedicesimi di finale di un major, dopo Roland Garros 2019 e Flushing Meadows 2020. Il ligure, pur vittorioso di misura oggi (4-6 6-2 2-6 6-3 7-6), a tratti ha mostrato di non avere ancora del tutto superato le conseguenze del doppio intervento chirurgico alle caviglie della scorsa primavera e del Covid autunnale. Al prossimo turno se la vedrà con l'australiano Alex de Minaur.

Il match all italian si sarebbe potuto concludere nel sesto game del quinto set, quando, avanti per 3-2, Caruso è rovinosamente scivolato e ha dovuto ricorrere al time out medico per una fasciatura al piede destro. Invece l'equilibrio sostanziale visto in campo non è variato fino al super tie break che agli Australian Open decide il risultato in caso di parità nell'ultima frazione. Il ragazzo di Avola ha scialacquato l'ampio vantaggio ottenuto in apertura (5-1), ha annullato tre match point, ne ha conquistato uno senza trasformarlo, infine non ha controllato l'ennesimo servizio potente che Fabio ha piazzato nell'angolo estremo: 14-12. Peccato che, dopo la stretta di mano e un accenno di abbraccio, tra i due sia scoppiato un diverbio per qualcosa che Salvatore ha rimproverato all'avversario, forse le troppe digressioni verbali in bordo di partita, forse la fortuna in forma di ingombrante particolare anatomico. Nulla di che, può accadere dopo quattro ore di battaglia e un epilogo thrilling, eppure scommetterei che il video "Fabio vs. Salvo" farà faville sui social. (Gli altri due italiani in campo oggi hanno disputato gare tra loro non paragonabili: Matteo Berrettini ha faticato ma ha domato in quattro set il giovane ceco Tomas Machac, Lorenzo Sonego ha dominato i primi due set per poi arrendersi all'esperienza dell'ultraveterano spagnolo Feliciano Lopez).  

Di fatto, l'altro derby mediterraneo di oggi è quello giocato nella Rod Laver Arena tra Stefanos Tsitsipas e Thanasi Kokkinakis, entrambi di passaporto greco anche se la madre del numero 6 ATP è russa e se il secondo è nato e cresciuto ad Adelaide e ha rappresentato più volte gli Aussie in Coppa Davis. Tryfon detto "Trevor" e Rapaskevi detta "Voula", i genitori di Athanasios ("Thanasi" è un diminutivo), emigrarono in Australia negli anni Ottanta da Calamata e Tripoli nel Peloponneso, unendosi alla folta comunità greca della città sull'Oceano Indiano a nordovest di Melbourne. L'ultimo censimento in Australia, cinque anni fa, ha contato quasi quattrocentomila greci, di cui un terzo nati nella madrepatria, gli altri di seconda o terza generazione. Molti, come i Kokkinakis, hanno mantenuto la nazionalità. Thanasi non raggiungeva dal 2015 il secondo turno dello slam di casa. Allora aveva 18 anni e una storia di infortuni che già gli stavano infelicitando la vita e rallentando la carriera. Il più grave l'aveva subito due anni prima nella finale junior di Melbourne persa contro l'altro giovanissimo talento greco-australiano, Nick Kyrgios. Poi ne ha passate di tutte, dai problemi ai gomiti e alle ginocchia a una probabile mononucleosi.

Nel giugno 2015, in una tregua dai guai fisici aveva raggiunto quota 69 nel ranking ATP (adesso è 236 al mondo e 13 d'Australia). In un'altra, nel 2018, s'era preso la soddisfazione di eliminare Roger Federer a Miami, perdipiù in rimonta: 3-6 6-3 7-6. Molto amato dal pubblico locale e sponsorizzato da Mark Philippoussis (altro greco-australiano, numero 8 ATP nel 1999), quest'anno Thanasi ha ottenuto una wild card che ha onorato con la vittoria sul coreano Soonwoo Kwon per 6-4 6-1 6-1 nel primo turno e con la ottima performance di oggi. Tsitsi, che ha impiegato più di quattro ore e mezza per aver ragione dell'avversario, ne ha cantato le lodi nel dopomatch: "Sono felice che sia tornato nel circuito e giochi un tennis di questo livello. Abbiamo bisogno di persone come Thanasi". Il match è apparso, agli occhi di chi l'ha seguito, una coerente alternanza di prevalenze, sia nei punteggi (6-7 6-4 6-2 6-7 6-4), sia nelle eccellenze tattiche, con Stefanos più aggressivo e l'avversario capace di sfruttare ogni occasione di non perdere il contatto con uno dei favoriti del torneo. I dati diffusi da Infosys però confermano il risultato del campo: l'ateniese ha prevalso in tutti i fondamentali. Non fosse che entrambi dovranno tornare in campo a breve - Tsitsipas contro lo svedese Mikael Ymer, Kokkinakis in coppia con Kyrgios contro Harris e Knowle - stasera avrebbero forse organizzato insieme una grossa grassa festa greca.