Monday's Net

Il lockdown e la resilienza di Nole

Novak Djokovic (ansa)
3 minuti di lettura

Mentre alle 23.32 Novak Djokovic sta rischiando di uscire dagli Australian Open per colpa di un doloroso stiramento alla schiena, Melbourne è già silenziosa e vuota. È a quell'ora che gli organizzatori sospendono il gioco per evacuare gli spalti e dare modo anche agli spettatori della Rod Laver Arena di tornare a casa per tempo: il premier dello Stato di Victoria, Daniel Andrews, ha imposto dalla mezzanotte un lockdown "duro" di cinque giorni nel tentativo di contenere gli effetti di un focolaio di Covid 19 individuato in un hotel a disposizione dei cittadini e degli stranieri in quarantena. Non usano i colori, da queste parti, per indicare l'intensità delle limitazioni: preferiscono i numeri, e stavolta è una "fase 4", che tra l'altro significa lo stop al pubblico negli eventi sportivi. Compreso lo slam. Era da agosto che non venivano prese misure così pesanti.

 

Il match riprende alle 23.40, con l'americano Taylor Fritz, ATP 33, in rimonta dopo aver perso i primi due set: 7-6 6-4 3-6 1-4 è il risultato parziale. Nole è sofferente, non riesce a scattare, cerca di accelerare ogni scambio per non essere costretto a rincorrere la palla. Perde anche il quarto set per 4-6 ma intanto gli antidolorifici fanno qualche effetto. Nello straniante stadio vuoto si sente ogni scambio di informazioni con l'angolo presidiato da Goran Ivanisevic (in italiano: "...sei pazzo? Il ghiaccio!"), ogni grugnito del numero 1 al mondo. Il quinto set è all'inizio equilibrato, perché un Djokovic al 70 per cento vale un Fritz al 90. Puntando quasi esclusivamente sul servizio, quand'è alla risposta il serbo attende con calma l'occasione per il break: come puntualmente accade nel sesto game. Di fatto, la partita finisce lì: 6-2. Come da un po' s'usa dire: un esempio di straordinaria resilienza.

 

Da domani, quindi, almeno fino ai quarti di finale saranno sbarrati i cancelli del Melbourne Park, come fu la norma a Flushing Meadows e - seppure con qualche concessione nelle fasi finali - al Foro Italico e al Roland Garros. A soffrirne non sarà Nick Kyrgios, uno che usa il tifo come altri le bombe chimiche. Davanti alla foltissima claque della John Cain Arena l'australiano non è riuscito a mandare fuori di testa il glaciale numero 3 ATP Dominic Thiem, che ha gestito, recuperandolo, lo svantaggio accumulato a inizio partita (4-6 4-6 6-3 6-4 6-4 in 3 ore e 21 minuti). Pur alternando le magie circensi - i tweener, i tripli dropshot, le demivolée estreme -  ai colpi da manuale del bravo tennista a cominciare dalle formidabili prime di servizio, Kyrgios ha alla fine pagato l'insufficiente preparazione atletica. Nei primi due set ha difeso con fantasia e concentrazione l'unico break ottenuto. Inevitabilmente, però, ha patito un contraccolpo in forma di calo di tensione all'inizio del terzo parziale, concedendo un break impossibile da recuperare. Nel quarto e nel quinto set, pur correndo qualche rischio, Thiem ha mantenuto il controllo della partita, confermando di essere al livello delle sue prestazioni sul sintetico dell'anno scorso a Melbourne e New York.

 

Il più tecnicamente godibile episodio agonistico della quinta giornata dello slam degli antipodi è stato però il breve duello (7-5 7-5 6-3 in 2 ore e 28 minuti) nella Margaret Court Arena tra i canadesi Denis Shapovalov, 21 anni, e Felix Auger-Aliassime, 20. Delle imprese di entrambi ci riempiremo gli occhi nel prossimi tre lustri ma al momento è evidente che Shapo soffre non poco la maturità e la concretezza del più giovane connazionale, che a mio giudizio è un autorevole candidato alla finale. Denis e Felix si conoscono molto bene ("...giocammo la prima volta l'uno contro l'altro quando avevo nove anni", ha detto il vincitore, sorridendo, nell'intervista post match) ma non hanno più avuto occasione di confrontarsi in tornei ufficiali dagli Us Open 2019, quando a prevalere fu il ragazzo di origini russe (6-1 6-1 6-4). La sensazione è che da allora abbia fatto più passi avanti Felix, soprattutto mentalmente.

 

Domenica negli ottavi di finale l'avversario di Auger-Aliassime sarà Aslan Karatsev, un russo di 27 anni originario della remota Repubblica dell'Ossezia Settentrionale-Alania. Ha avuto una carriera abbastanza anonima fino all'anno scorso, quasi tutta a livello di Futures e Challenger, senza alcuna partecipazione agli slam e un posizionamento nella classifica ATP intorno a quota 250. Dopo la sospensione tra primavera ed estate del calendario internazionale, Karatsev ha mostrato una crescita costante cominciata con tre finali consecutive e due trionfi nei Challenger di Praga e Ostrava e culminata con le tre vittorie nelle qualificazioni degli Australian Open, in trasferta covidiana a Doha, a spese del promettente americano Nakashima (6-2 6-7 6-2), dell'australiano Purcell (6-1 6-2) e del francese Muller (6-2 6-1). Poi, il crescendo a Melbourne: batoste a Gianluca Mager al primo turno (6-3 6-3 6-4), al bielorusso Egor Gerasimov (6-0 6-1 6-0) e, oggi, a Diego Schwartzman, testa di serie numero 8, recente finalista a Roma e semifinalista a Parigi. L'argentino è stato letteralmente travolto dal gioco geometrico e potente di Karatsev, impressionante per l'autorevolezza con la quale ha superato una crisi nel terzo set (6-3 6-3 6-3). Avendo vinto 33 delle 39 partite giocate da agosto in poi, adesso il russo è numero 85 al mondo, con un salto in classifica di circa 170 posti in un anno. Chapeau.