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Nole c'è, Aslan stupisce, Dominic s'affloscia

Novak Djokovic (ansa)
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Il Covid continua a segnare profondamente il mondo del tennis: giocatori e coach contagiati, tabelle di allenamento sconvolte, tornei annullati, stadi deserti. Per restare a oggi, prima giornata degli ottavi di finale a Melbourne, c'è da chiedersi se, senza gli effetti diretti e indiretti della pandemia, Aslan Karatsev, 27 anni, in precedenza mai in tabellone in uno slam, avrebbe sconfitto in rimonta (3-6 1-6 6-3 6-3 6-4) il quotatissimo ventenne Felix Auger-Aliassime, con ogni evidenza in ritardo di preparazione almeno sulla distanza dei cinque set. E il mattatore degli UsOpen 2020 Dominic Thiem avrebbe ceduto di schianto (6-4 6-4 6-0) nel match con Grigor Dimitrov?

Difficile rispondere. C'è chi durante la sosta da metà marzo all'estate inoltrata ha scoperto la ricetta di un prodigioso mix di energia fisica e determinazione: è il caso del russo venuto dall'Ossezia del Nord, tra i più in forma del circuito con i suoi 34 successi nelle 40 partite giocate da agosto. L'austriaco, invece, ha forse patito oltremisura l'assenza a bordo campo del coach Nicolas Massu, risultato positivo al Covid 19 in Cile alla vigilia della partenza per l'Australia. Come è accaduto il 14 gennaio anche ad Andy Murray, appiedato dall'infezione a Londra. Lo scozzese era approdato cinque volte alla finale del Melbourne Park e proprio lì due anni fa aveva annunciato, tra le lacrime, lo stop alla carriera a causa dei mai risolti problemi all'anca. Tornato sui campi dopo gli interventi chirurgici e la lunga riabilitazione, ha lentamente risalito il ranking ed è ormai a pochi passi dai Top 100: gli sarebbero bastati un paio di turni agli AusOpen. Stavolta è stato fermato mentre stava affinando la preparazione nel National Tennis Center di Londra gestito dalla Lawn Tennis Association, la federazione britannica che, a suo dire, negli ultimi mesi ha colpevolmente allentato il controllo sul rispetto dei protocolli. Sbollita la rabbia, Murray ha deciso di partecipare ai due challenger di categoria crescente programmati a Biella: oggi contenderà all'ucraino Illya Marchenko la vittoria finale nel primo, domani affronterà l'italiano Federico Gaio nel primo turno del secondo torneo.

È probabile che in mattinata, prima di raggiungere il Palapajetta, Andy abbia seguito "Milos Raonic vs. Novak Djokovic", ultimo match in cartellone nella Rod Laver Arena: se non altro, perché il serbo gli ha sottratto quattro volte, in finale, la soddisfazione di poter alzare la coppa dello slam d'apertura di stagione, nel 2011, nel 2013, nel 2015 e nel 2016. Oggi, però, fino a inizio partita alcuni siti di scommesse puntano sul forfait del numero 1 ATP: il dolore ai muscoli addominali che venerdì contro Taylor Fritz "per due set mi ha fatto seriamente pensare al ritiro" (dichiarazione con tanto di smorfia al termine della partita) era sembrato tipico di uno strappo, dunque difficilmente risolvibile in 48 ore. Accade invece che il campione uscente ci sia e dia subito mostra, nel primo set, d'avere superato la crisi, grazie alle cure dei suoi preparatori atletici e anche all'ausilio di qualche antidolorifico. Si limita a contenere gli exploit balistici del canadese nato a Podgorica, ATP 14, e a gestire con sapienza il tie break. A sorpresa, a chiedere nel secondo set il time out medico è proprio Raonic, che poi però va a pareggiare i conti grazie al break ottenuto nel quinto game.

Il terzo parziale non ha storia, con Djokovic micidiale quando serve ed efficace alla risposta, con variazioni continue di ritmo se lo scambio si protrae più del dovuto. Nel quarto set, break nel nono gioco e poi rapida chiusura dopo meno di tre ore di gioco (7-6 4-6 6-1 6-4). È il suo trecentesimo successo negli slam. E se Djokovic c'è, Raonic si lecca le ferite della dodicesima sconfitta in altrettanti testa-a-testa. 

Poiché non accadeva da Wimbledon 1996 (allora artefice dell'impresa fu il rumeno Alex Radulescu) che un rookie, un esordiente totale, arrivasse ai quarti di uno slam, sono obbligatorie alcune righe per celebrare Aslan Karatsev. Come già venerdì quando eliminò la testa di serie numero 8 Diego Schwartzman umiliandolo in tre set (6-3 6-3 6-3), è anche la modalità del risultato a fare notizia: il canadese Auger Aliassime, testa di serie numero 20, ha di fatto dominato i primi due set prima di subire la rimonta del russo. "È incredibile, sorprendente", ha detto Karatsev. "È stato eccezionale recuperare da due set sotto, emotivamente è stata dura". La trasformazione da anatroccolo a cigno non è un sortilegio bensì il frutto del lavoro con il coach Alberto Lopez. Durante la sosta covidiana, Aslan l'osseto (così si chiamano gli originari dell'Ossezia) ha messo a punto un diverso approccio ai match ("...ora gioco in modo aggressivo, non mi piace scambiare a lungo e correre dietro la linea di fondo") e poi ha sfruttato la convocazione nella squadra russa vincitrice dell'ATP Cup e la vicinanza di Daniil Medvedev e Andrey Rublev per copiare i loro approcci al match. Tanta dedizione e umiltà meritavano d'essere premiate.