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Come una storia scritta da un visionario

Roger Federer (reuters)
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Subito dopo gli Internazionali, un amico di passaggio per Roma e in rientro a Parigi, dove vive e lavora, mi chiese se fosse il caso di cercare i biglietti del Roland Garros: "Li compro solo se tu mi assicuri che gli italiani andranno un po' avanti in tabellone". Azzardai: "Guarda, almeno tre dei nostri faranno quattro turni, ti consiglio di prenotare per l'inizio della seconda settimana". Mentre lo dicevo, sentii il rimorso per essermi spinto troppo in là: se poi Sinner e gli altri fossero tutti usciti di scena anzitempo? Ormai, però, era fatta. Non aggiunsi altro.

Non mi sbagliavo, per fortuna. Marco mi manda un WhatsApp alle 21.53, mentre Berrettini, sorridente, sta riponendo le racchette nel borsone: "Avevi ragione sui biglietti del Garros, grazie!". A me, però, quanto sta per accadere a Parigi impressiona non poco: lunedì vedremo Lorenzo Musetti, Matteo Berrettini e Jannik Sinner sfidare, rispettivamente, Novak Djokovic, Roger Federer e Rafael Nadal negli ottavi di finale del Roland Garros. Ossia, il terzetto che ha di fatto monopolizzato il tennis del ventunesimo secolo contro la Meglio Gioventù italiana, 58 slam contro nessuno, 100 Masters 1000 contro nemmeno uno, 274 finali ATP giocate contro 9, l'esperienza di 111 anni d'età complessivi contro 63. Diciamolo: solo un paio di stagioni fa sarebbe sembrato un plot scritto da un visionario, una storia da graphic novel come "GOAT" (Greatest Of All Times) di Emanuele Rosso.

In attesa del nostro Manic Monday, c'è la cronaca minima di oggi. Il mattutino derby azzurro è tra i match più godibili della settimana: in quanto a talento, Marco Cecchinato e Musetti dispongono di ricchi giacimenti ai quali via via attingere. Avendo caratteristiche tecnico-tattiche simili, come il rovescio a una mano e la predilezione per gli scambi brevi, non lesinano gli attacchi a rete, le palle corte e quelle che scavalcano, i lungolinea a stamparsi dove si toccano la linea di fondo e quella laterale, gli incrociati strettissimi, gli smash con rimbalzi fuori campo. Più alcune magie come i due vincenti piazzati da Musetti nel terzo set colpendo di diritto da dietro la schiena.

La crudeltà di partite così sta nel fatto che per divertire il pubblico bisogna essere in due a fare faville ma poi vince uno solo. Marco spende parecchie energie anche mentali nel primo set, mentre Lorenzo fatica a mettere a fuoco la strategia adatta al gioco spumeggiante del numero 85 ATP, che sta vivendo un eccellente momento dopo due stagioni e mezza complicate. La prima frazione va giustamente al palermitano (3-6), poi i ruoli s'invertono (6-4 6-3). La sensazione che il carrarino abbia più filo da tessere si consolida nonostante l'equilibrio di fondo non si sposti e il quarto set vada a Cecchinato (3-6). Infatti, il diciannovenne numero 61 ATP (ranking in tempo reale) affronta un quinto set per la prima volta in carriera e lo vince in sicurezza (6-3).

Tutt'altra faccenda la partita tra Sinner e Mikael Ymer, svedese d'origini etiopi, 22 anni, 105 ATP. Il primo set sul campo 14 è uno sfoggio di controllo totale da parte di Jannik, ma i prolungati scambi da fondo campo e le accelerazioni quando il fiato si fa corto sono la costante di un andamento senza prevalenze nel secondo set. Poi il sudtirolese prenda decisamente le redini e chiude i conti in fretta: dopo 143 minuti il punteggio finale è 6-1 7-5 6-4. Come accade regolarmente ai più forti del circuito, Sinner sta crescendo turno dopo turno.

È fine pomeriggio quando Berrettini s'affaccia sul rettangolo rosso del Court Simonne Mathieu. Il numero 1 d'Italia non prende sottogamba - anzi! - il confronto con Soonwoo Kwon, 23 anni, ATP 91, e fa bene: giovedì il coreano ha avuto facilmente ragione di Andreas Seppi e, prima, aveva eliminato Kevin Anderson. Il primo set è irto d'insidie per entrambi, ed entrambi le schivano abilmente. Il romano rischia di più e sbaglia in misura proporzionale, Kwon si difende con ordine e fa pochissimi errori. Nel tie break è la prevalenza di Matteo al servizio a fare la differenza. È il passaggio decisivo. I successivi due set registrano la sensibile differenza, interamente a favore del numero 10 ATP, in termini di qualità in attacco. Che i numeri rappresentano plasticamente: 23 ace dell'italiano contro l'unico del coreano, 38 vincenti a 24, da accoppiare a 37 errori contro i 24. Altrettanto esplicito il punteggio: 7-6 6-3 6-4. Prima di Berrettini, mai un azzurro aveva raggiunto gli ottavi di finale in tutti gli Slam: Wimbledon 2019, Us Open 2019 (con semifinale) e 2020, Australian Open 2021 e ora Open di Francia.

Dei tre Grandi che affronteranno les italiens, due passano il turno senza lasciare un solo set agli avversari. Il lituano Ricardas Berankis vale quanto un allenamento light per Djokovic (6-1 6-4 6-1 in un'ora e mezza), mentre il britannico Cameron Norrie impegna appena un po' di più Nadal (6-3 6-3 6-3 in due ore).

Nella lunga serata parigina, Dominik Koepfer fa invece vedere i sorci verdi a Federer. Lo svizzero soffre oltremisura  il mancino tedesco, poco conosciuto dal grande pubblico ma tutt'altro che un tipo banale, sia tennisticamente (è dotato di un buon servizio e di un rovescio che fa spesso male, ha senso della posizione e non molla fino all'ultima palla), sia per le sue vicende personali. Che ho raccontato sul numero di settembre 2020 di Tennis Italiano: è la storia "di un ragazzo che deve attraversare l'Atlantico perché per lui non c'è spazio nei piani della Deutscher Tennis Bund, la federazione nazionale. Nel 2012, a 18 anni, Dominik s'incaponisce a tentare in Germania qualcosa che pochi promettenti giovani europei fanno: giocare ad alto livello e, nello stesso tempo, frequentare l'università. Non ci riesce. Negli Stati Uniti, invece, gli atenei fanno a gara per averti come studente se sei un atleta di valore". Manda il suo curriculum, qualcuno gli risponde, sceglie la Louisiana. In America Dominik diventa presto una stella del circuito dei college giocando per la Tulane University. Una volta laureato, prova a diventare un professionista, riuscendoci dopo un percorso non facile. Attualmente, a 27 anni, è il numero 53 al mondo.

Sotto la cappa di umidità della notte del Bois de Boulogne e nel  silenzio raggelante del Philippe-Chatrier vuoto, l'ex numero 1, molto falloso, è costretto dal tedesco a giocare tre tie break consecutivi: si prende il primo e il terzo, cede il secondo. Il quarto set non propone cambiamenti fino al 5 pari, quando Federer trova tre colpi all'altezza del suo mito e ottiene il break che lo manda a servire per il match. Si guadagna tre match point e trasforma il secondo: 7-6 6-7 7-6 7-5. Mancano 14 minuti all'una di notte, è il sigillo che consentirà a Berrettini tra una quarantina d'ore di tentare di battere per la prima volta l'unico e inimitabile GOAT.