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L’uscita di scena dei quarantenni

Serena Williams  (afp)
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Simul stabunt, simul cadent. Alle 16.26 arriva l’annuncio del ritiro di Roger Federer dagli Open di Francia. Alle 19.12 Serena Williams scuote la testa e s’avvia verso la rete per salutare Elena Rybakina, dalla quale è stata appena sconfitta in due set. Le icone tennistiche maschile e femminile del tennis del ventunesimo secolo lasciano insieme il Roland Garros 2021. Quando l’anno prossimo torneranno in campo a Parigi, se mai accadrà, avranno entrambi compiuto da un pezzo i quarant’anni, età che consente pianificazioni non velleitarie di grandi successi nel biliardo, nelle freccette e nel golf: nel tennis, no. Questo non vuol dire che Roger e Serena non possano dire la loro nei due restanti slam della stagione, a Wimbledon in luglio e Flushing Meadows in settembre. Anzi, la rinuncia ad affrontare domani Matteo Berrettini negli ottavi di finale è stata dichiaratamente legata da Federer, dopo la sfiancante maratona vinta sul filo di lana sul tedesco Dominik Koepfer, proprio al desiderio di non rischiare infortuni a tre settimane dai Championships, dei quali ha alzato otto volte il trofeo. Sia lui, sia l’americana si stanno sottoponendo a cicli di preparazione messi a punto dagli staff guidati da Severin Luthi e Ivan Ljubicic (Roger) e da Patrick Mouratoglou (Serena) e finalizzati a portarli in perfette condizioni tecnico-fisiche a Londra e New York. Sembra peraltro già risolto il problema delle attitudini mentali e agonistiche necessarie: nei tre turni superati in questa settimana sulla terra rossa, i due ex numero 1 ATP e WTA hanno verificato di aver recuperato le motivazioni che risultavano attenuate dall'anomala stagione 2020. 

Il comunicato di Federer non ha stupito chi aveva ascoltato o letto le sue parole appena incassato il 7-6 6-7 7-6 7-5 dopo le tre ore e mezza di gioco massacranti contro Koepfer: “Non so se giocherò con Berrettini. Devo decidere se continuare o meno. Forse è troppo rischioso continuare a fare pressione sul ginocchio (quella di lunedì sarebbe stata la settima partita dopo il doppio intervento chirurgico del febbraio e del giugno 2020, ndr). È un buon momento per riposare”. Matteo ha commentato nel modo più corretto la decisione dell’avversario, dal quale è stato sconfitto nei due precedenti a Londra nel 2019, ricordando che agli ultimi Australian Open era toccato a lui doversi ritirare per lo strappo agli addominali, rinunciando all’ottavo di finale contro Tsitsipas.

Non si può dire lo stesso delle reazioni in rete. I social network sono stati presi d’assalto, a dimostrazione che il venti volte vincitore di slam non ha solo legioni di estimatori. Per dovere professionale, sono andato a leggere alcune conversazioni a commento della notizia. Si tratta di frammenti: “Ma perché non si ritira del tutto? Che senso ha andare avanti così?” (Grizznation); “Poco rispetto per il torneo. Tutto già deciso da tempo. A Parigi non si è fatto accompagnare nemmeno dalla moglie” (Maria Laura Gasparini); “Non si può utilizzare uno slam come preparazione di un altro” (DrusillaOne). Ha fatto capolino anche qualche hater, che non manca mai, ma non gli farò il piacere di citarlo. Ovviamente, ogni giudizio è lecito. Io credo di dover sottolineare come il privilegio di vedere ancora in campo Roger o Serena debba essere ripagato da una dose extra di tolleranza nei loro confronti: potrebbero essere a casa da anni a godersi i frutti del loro talento, bastanti a mantenere figli, nipoti e pronipoti. 

Non ha avuto alcuna drammaticità la sconfitta di Serena. Rybakina, moscovita naturalizzata kazaka al pari di parecchi connazionali che trovano attraente la sonante collaborazione offerta dalla federazione di Nur-Sultan, ha 21 anni ed è numero 18 del ranking live WTA. Alta 185 centimetri, dispone di un eccellente gioco - come definirlo? - standard, è solidissima in tutti i fondamentali pur senza un “killer shot” e non dimostra alcuna emozione rispetto a quanto accade in campo (Serena in ogni occasione esprime le proprie sensazioni con il corpo e con l’espressione del viso). Sono gli elementi base del marchio di fabbrica, a prescindere dalla nazionalità: Elena è indistinguibile da almeno metà delle dieci Top 100 russe. Oggi, nel Court Philippe Chatrier il risultato non è mai stato in forse, nonostante Williams abbia tentato di recuperare lo svantaggio sia nel primo, sia nel secondo set. Imperturbabile e implacabile, Rybakina ha punito ogni ritardo ed errore dell’avversaria, non lasciandole via di scampo: 6-3 7-5 il punteggio dopo appena 77 minuti.

Intanto, nella parte bassa del tabellone maschile, Daniil Medvedev, Stefanos Tsitsipas e Alexander Zverev, i tre più rappresentativi tennisti della generazione che precede quella di Sinner e Musetti (che lunedì sfidano, nella parte alta, Djokovic e Nadal) non trovano avversari in grado di impensierirli. Cristian Garin, Pablo Carreno Busta e Kei Nishikori non riescono a strappare nemmeno un set. L’unica sorpresa di giornata è il passaggio di turno da parte di Alejandro Davidovich Fokina, già protagonista minore delle Next Gen Finals 2019, numero 35 ATP in tempo reale. Lo spagnolo classe 1999 ha eliminato in quattro set, tutti finiti 6-4, l’argentino Federico Delbonis e nei quarti affronterà Zverev. Con Carlos Alcaraz, Alejandro è al momento la speranza iberica più concreta per il dopo Nadal.