Dopo le vermiglie scenografie pseudo-scaligere e i ristoranti stellati di quattro anni fa alla Fiera di Rho, che nulla avevano da invidiare alle luci stroboscopiche e ai pub della gelida O2 Arena londinese, sede delle Finals maggiori, e dopo l'ottimista e allegro trasloco del 2019 nel più intimo impianto in piazzale Stuparich, m'aspettavo che queste Next Gen Finals fossero minimaliste e intimorite dal confronto con il più importante evento tennistico mai organizzato in Italia, in calendario da domenica prossima a Torino. Invece si sgolano e si spellano le mani i ragazzi e soprattutto le ragazze delle scuole tennis sulle tribune: in serata per Lorenzo Musetti, e si capisce, ma nel pomeriggio anche per Carlos Alcaraz, senza farsi turbare dai suoi brufoli e da un taglio di capelli da adolescente appena sbarcato in Stazione Centrale, sessant'anni fa, da un treno della speranza.
La giornata inaugurale delle Next Gen Finals, giunte alla quarta edizione, è una festa. Mancano sì i primi due della Race, Jannik Sinner, che è appena stato fugacemente numero 9 ATP, e Felix Auger Aliassime, che adesso è il 10 ufficioso, entrambi a Stoccolma per l'ultimo 250 del 2021 (l'altoatesino sarà peraltro la pagatissima - 93mila euro - riserva a Torino), e non c'è neanche Jenson Brooksby, la sorpresa americana della parte finale della stagione, fermato da un problema agli addominali. Chi ha preso in biglietto dell'Allianz Cloud è però consapevole che passa da qui il tennis del futuro. Degli attuali Top 20, a Milano hanno giocato nel 2017 (prima edizione del supertorneo per i migliori otto under 21 del mondo) Daniil Medvedev, Alexander Zverev, seppure solo in esibizione, Andrey Rublev e Denis Shapovalov, nel 2018 Stefanos Tsitsipas e Hubert Hurkacz, nel 2019 Sinner, Auger Aliassime e Casper Ruud. Non è una sufficiente garanzia di spettacolo e di qualità?
In effetti, non difettano momenti di grande spettacolo né sprazzi di ottima qualità di gioco in almeno due dei quattro match di oggi. In quello tra Holger Vitus Nodskov Rune e Carlos Alcaraz Garfia, per esempio, che se se lo fossero giocato al meglio di nomi e cognomi avrebbe visto il danese prevalere sullo spagnolo per 4-3, al netto di accenti e segni diacritici. Altra storia in campo. Stessi anno di nascita, 2003, e segno zodiacale, Toro, i due più giovani ammessi al torneo sono invece al momento divisi da 73 posizioni (109 e 36) nella classifica ATP anche perché giocano in due serie diverse: negli ultimi mesi l'allievo di Juan Carlos Ferrero è stato tra i protagonisti del circuito maggiore, battendo tra gli altri Stefanos Tsitsipas agli Us Open, Andy Murray e Matteo Berrettini a Vienna, Sinner a Bercy, e vincendo il suo primo titolo a Umago ai danni di Richard Gasquet; il ragazzo di Copenaghen ha ottenuto eccellenti risultati a livello Challenger soprattutto in Italia, con una semifinale a Milano, le finali a Verona e Bergamo, le vittorie a Biella e a San Marino. Al momento, Holger Vitus può soltanto esaltare le qualità di Carlos che tutti abbiamo in fretta imparato ad apprezzare - potenza, precisione, mobilità - ma certo non contrastarle. Il punteggio finale della partita, rapida grazie alle regole Next Gen e giocata in crescendo da Alcaraz, non lascia spazio a dubbi: 4-3 4-2 4-0 in un'ora e un quarto. Personalmente, sono tuttavia convinto che Rune, accompagnato a Milano da mamma e papà, abbia notevoli margini di crescita.
Bello ed equilibrato anche il confronto tra il piccolo fantasista francese Hugo Gaston, 21 anni compiuti da poco, ATP 66, che la scorsa settimana nel Masters 1000 di Bercy ha mandato fuori tabellone proprio Alcaraz, e il solido americano Sebastian Korda, figlio d'arte, ATP 40, di due mesi più anziano. Il più amato dai parigini, anche se è di Tolosa, ha dato all'inizio un ampio saggio del proprio gioco vario e creativo, dove trovano spazio rallentamenti di ritmo e inattese accelerazioni che di fatto sono palle che scivolano subdole in punti del campo irraggiungibili. Persi d'un soffio i primi due set (3-4 3-4), l'erede di Petr Korda, vincitore a Melbourne nel 1998, ha dominato di forza il terzo (4-0). Nel quarto parziale le finezze di Hugo risultano meno frequenti ed efficaci delle forzature di Sebastian, che annulla un match point prima di prevalere nel tie break (4-3). L'ultimo set non ha storia: altro 4-0 per il ceco-statunitense, 196 centimetri di muscoli affusolati.
Alle 10 di sera viene il momento di Musetti, che si trova ad affrontare Sebastian Baez, quasi 21 anni, ATP 111, 170 centimetri come il connazionale Diego Schwartzman al quale assomiglia come una goccia. Il carrarino, reduce da una serie di risultati altalenanti e poco convincenti, appare teso e falloso quanto l'avversario si dimostra tranquillo e preciso. Finalista al Roland Garros junior del 2018, il bonaerense preferisce restare tre metri dietro la linea di fondo da dove piazza bordate formidabili soprattutto di diritto, avanzando per chiudere abilmente quand'è necessario: è così che si è fatto strada nei circuiti Challenger e Futures con dieci tornei conquistati in meno di tre anni. Lorenzo, scarico nervosamente e a corto di vincenti, fatica a prendere le misure di "Seba" - lo chiama così il commentatore che fa collegamenti tv ogni mezz'ora in spagnolo -, perde il primo set in meno di venti minuti (4-1) e si ripete con medesimi punteggio e rapidità nel secondo, al termine del quale chiede il medical timeout. Le cure fanno il miracolo, gli fanno ritrovare i colpi, fino a quel momento deficitari a cominciare dal servizio, e un briciolo di sicurezza. È più di un effetto placebo, ma non abbastanza. Riesce a strappare il terzo set al tie break (3-4) per poi cedere il quarto di nuovo al tie break (4-3). Lo staff della Fit presente in forze alll'Allianz Cloud, da Volandri a Rianna, dovrà affiancare Simone Tartarini nell'operazione-recupero che durerà una serata e mezza giornata.