Il titolo cacofonico di Monday's Net era bell'e pronto: "Urca, Hurkakz!", a descrivere lo stupore per il successo del polacco ai danni di Alexander Zverev (secondo il vocabolario, "urca" è un'interiezione di origine dialettale padana, deriva da "porca miseria" ed esprime meraviglia, ammirazione eccetera). Quell'improbabile vittoria pomeridiana avrebbe aperto un sentierino agibile, seppure disagiato, nel percorso di Jannik Sinner verso il passaggio di turno. Invece, nonostante un discreto secondo set, il buon Hubert offre una risibile resistenza al tedesco, che s'impone per 6-2 6-4 in 62 minuti e conquista il pass per la semifinale contro Novak Djokovic, che sta dominando il girone verde. Di conseguenza, il risultato serale del confronto tra l'italiano e Daniil Medvedev non ha conseguenze sulle qualificazioni del gruppo rosso, che vede il russo sopravanzare Zverev, battuto martedì in tre set nello scontro diretto.
Quello delle Finals sarà il quarto confronto in stagione tra Nole e Sascha: nell'ATP Cup e nei quarti degli Australian Open a inizio anno e in semifinale degli Us Open in settembre il serbo ha sudato assai ma poi ha sempre chiuso i match a proprio favore. In carriera, nei testa a testa Zverev ha rimediato tre vittorie e sette sconfitte. Rimarchevoli altri dati: nel corso dell'anno entrambi hanno vinto cinque titoli, ma per Djokovic tre sono slam; il 2021 dell'amburghese è però illuminato dal titolo olimpico; nei quasi undici mesi, il rapporto vittorie/sconfitte è di 48/6 per numero 1 mondiale e 55/14 per il numero 3.
Il piatto forte della giornata torinese resta Medvedev vs. Sinner. Il numero 2 d'Italia può preparare la partita senza pressioni, perché sa da ore di non disporre, non per propria colpa, di alcuna chance di proseguire nel torneo. Il moscovita è a propria volta libero da condizionamenti, avendo già ottenuto la qualificazione. Di fatto, potrebbe essere una super-esibizione ma i protagonisti e il contesto non la vivono affatto così. Lo straordinario pubblico torinese tifa come in una finale di europeo o mondiale di calcio. E i due sul rettangolo grigio e azzurro lo percepiscono.
All'avvio Daniil annichilisce Jannik, falloso e a corto di contromisure al gioco potente e senza sbavature dell'avversario. Finisce 6-0 in un fiat, come s'usava dire fino a qualche anno fa a Torino (e anche altrove nei secoli precedenti). Tutta un'altra storia il secondo set, con Sinner che appare trasformato: serve bene, varia il ritmo degli scambi quando possibile, ribatte senza più paura di sbagliare. Forza il diritto con effetti positivi. Addirittura, azzarda attacchi sotto rete che talvolta fruttano il quindici. Medvedev risulta meno sicuro. Nel quarto game il numero 11 ATP strappa un break, che però restituisce subito dopo. Sul 4 pari, il russo prova ad accelerare e trova un muro dall'altra parte del campo. Nel tie break il ragazzo della Val Fiscalina è perfetto, approfitta dell'unico errore di Daniil e si prende il parziale.
Ora gioca da Top 5. Il secondo break a suo favore arriva nel quarto gioco del terzo set. Stavolta Jannik è accorto a non avere un immediato calo di rendimento e, al servizio, si porta sul 2-4 senza cedere un punto. Il riaggancio è tuttavia solo rinviato di qualche minuto. Nuovo tie break, con Daniil visibilmente contrariato dall'andamento del match. È un finale che fa saltare sulle sedie i fortunati spettatori. L'alternanza di emozioni prosegue fino al 10-8 per il vincitore degli ultimi Us Open, che chiude con un perfetto lungolinea che trapassa Jannik sulla sua destra.
Non è una sconfitta che pesa. È anzi un bagno di autostima. Quando cinque anni fa aveva l'età dell'italiano (classe 2001), Medvedev era uno sconosciuto venuto dal freddo che veleggiava oltre quota 100 nel ranking ATP: solo grazie a un colpo di reni chiuse lil 1996 da numero 99. Jannik invece è da aprile - con una interruzione di tre mesi - Top 20, due settimane fa è stato Top 10. Quindi bisogna dare tempo al tempo.
Medvedev affronterà sabato, in semifinale, Andrey Rublev oppure Casper Ruud, opposti domani in un decisivo dentro-o-fuori, come peraltro accade sempre nei normali tornei. Nei quattro precedenti, il russo ha sempre agevolmente prevalso sul norvegese.
Un obiettivo prossimo futuro dell'ATP, la potente associazione dei professionisti del tennis, sarà dare più ritmo alle giornate delle Finals, perché può capitare - come oggi - che il primo dei due singolari cominci alle 14 e finisca un'ora dopo, dunque per il successivo si debbano aspettare sei ore, solo in parte roccupate dal match di doppio delle 18.30 tra Mektic/Pavic e Dodig/Polasek: divertente, per carità, ma certo non un blockbuster. L'idea che sta prendendo piede è riunire le Intesa Sanpaolo Next Gen Finals - il prossimo anno di nuovo programmate a Milano - e le Nitto ATP Finals. Se il progetto andasse in porto, la fusione potrebbe essere ufficializzata a Torino prima del 2025. D'altra parte, i due tornei hanno già dimostrato di essere osmotici, seppure a senso unico per ragioni cronologiche. Sarebbe il capolavoro di Andrea Gaudenzi, chairman dell'ATP.
M'attardavo in queste considerazioni alle 16 dovendo riempire le molte ore successive. Alle 17 gli spettatori della sessione serale stavano già affollando le tribune del Pala Alpitour: avevano il mio stesso problema ma senza il conforto della macchina del caffè a disposizione, poveracci. Sbagliando, m'immaginavo che a bordo campo ci fosse una folta tifoseria croata, considerato che sono di nazionalità croata la coppia testa di serie numero 1, formata da Nikola Mektic, 32 anni, di Zagabria, e Mate Pavic, 28 anni, di Spalato, e la metà della numero 6, che è Ivan Dodig, nato a Medjugorje nel 1985, oggi in Bosnia Erzegovina ma allora jugoslava. Il quarto in campo, Filip Polasek, è un ceco, classe 1985 come il compagno. Il match era uno spareggio, e l'hanno vinto per 6-4 7-6 gli All Croatian, più giovani e attrezzati per la fase d'attacco, in particolare Mektic.
La grande festa torinese è purtroppo offuscata dalle notizie che non arrivano dalla Cina, nel senso che nulla sta trapelando sulla sorte di Peng Shuai, che fu numero 11 WTA nel 2011 e semifinalista a Flushing Meadows nel 2014. Un intelligente e sensibile giornalista italiano, Pierluigi Vito, mi ha taggato in questo tweet che invito chi mi legge a rilanciare, come ho già fatto io: "Il 2 novembre aveva accusato l'ex vicepremier cinese #ZhangGaoli di averla stuprata. Da quel giorno #PengShuai è scomparsa. E la mail a suo nome arrivata alla #Wta sembra falsa. Sarebbe bello che alle #ATPFinals venisse lanciato un appello per lei #WhereIsPengShuai #tennis #China".
Jannik continua a farci sognare
di Claudio Giua