Si racconta che la prima parola pronunciata da Jack Draper sia stata "ball", o forse "court". Papà Roger è stato il grande capo di Sport England e poi della LTA (la FIT britannica), mamma Nicki una promessa del tennis d'oltremanica. Classe 2001, numero 43 ATP, Jack è dunque un predestinato, un po' come Casper Ruud qualche anno fa. Reduce da una stagione strepitosa, con quattro titoli Challenger e vittorie ai danni di Top 10 come Stefanos Tsitsipas, Felix Auger-Aliassime e Taylor Fritz, stasera è lui l'avversario che Lorenzo Musetti deve battere per raggiungere la semifinale delle Intesa Sanpaolo ATP Next Gen Finals. Entrambi hanno patito nei giorni scorsi il tennis bombarolo di Dominic Stricker. Jack ha però dalla sua una provata attitudine a non soffrire la pressione, che il carrarino deve invece mettere a punto. Se si fa a pallate, poi, il mancino di Sutton ha più chance di prevalere. La strategia di Musetti non può che essere costringerlo a scambi prolungati, per poi trafiggerlo o indurlo all'errore. Sempre che la formula rapida e senza spazi di recupero delle Finals Under 21, che non si addice alle sue caratteristiche, alla fine non lo penalizzi comunque.
Bastano dieci minuti per capire quanto, contro un tennista dinamico come Draper, Lollo fatichi assai, complice il velocissimo tappeto di piazza Stuparich. Stanco e demoralizzato, non entra mai in partita. Il match scivola via, soltanto nel terzo set c'è una parvenza di equilibrio che il britannico spazza via a furia di ace e passanti. Se Calvario dev'essere, almeno sia breve, deve aver pensato il numero 3 d'Italia e 23 del mondo, che dopo 57 minuti lascia il campo con il peso di un punteggio che non nasconde nulla: 4-1 4-0 4-3. Non credo che l'anno prossimo, comunque vada, parteciperà alle Next Gen Finals.
Domani, dunque, le semifinali. Draper affronterà il californiano Brandon Nakashima, mentre il ceco Jiri Lehecka se la vedrà con lo svizzero "Bum Bum" Stricker, che oggi ha massacrato a furia di servizi e anche tocchi non banali (4-2 4-1 4-1) il taiwanese Chun-hsin Tseng (mi dicono sia questa la grafia corretta). Non ci saranno italiani in campo, ma averne portati qui tre è di per sé un risultato storico. E' infatti in forza di una congiuntura tutt'altro che casuale se il nostro tennis maschile di prima fascia sta vivendo un'età dell'oro come non accadeva da quarant'anni in qua. Su Monday's Net ne ho descritto più volte le motivazioni, quindi mi limito ai titoli: la qualità del movimento giovanile allevato da maestri di prim'ordine; la collaborazione tra la Federazione e i team privati; l'ampio ventaglio di eventi a livello ITF sia sul territorio nazionale, sia sulle sponde del Mediterraneo; la gemmazione di Challenger in ogni angolo del nostro paese e di quelli confinanti. Per limitarci al contesto dell'offerta in termini di tornei formativi, in queste condizioni un ragazzo come Matteo Arnaldi può, a buon mercato, fare punti ogni settimana fino a raggranellarne abbastanza da qualificarsi alle Next Gen Finals. Qualcosa di simile accade solo in Sudamerica. A un inglese o a uno scandinavo non viene concessa la stessa opportunità. Il sanremese, che compirà 22 anni in febbraio, ha perso con onore i tre suoi match nell'Allianz Arena (oggi ha ceduto il passo dopo tre set, 4-3 4-1 4-3, a Lehecka, ieri s'era arreso in cinque set all'amico Francesco Passaro, martedì in cinque a Nakashima) e ora si attarda raggiante nei corridoio sotterranei della Allianz Cloud. E' consapevole che questa esperienza lo fa crescere come nemmeno dieci Challenger e che d'ora in poi il suo ecosistema diventa l'ATP Tour.
Anche Passaro, 22 anni in gennaio, non è riuscito, in apertura di giornata, a mettere in difficoltà Nakashima (4-3 4-2 4-1). L'altroieri aveva subito le bordate di Lehecka senza prendersi nemmeno un parziale. Francesco, comunque soddisfatto, racconta così la sua esperienza milanese: "E' stato il miglior torneo della mia vita. Ho imparato tanto perché giocatori come Brandon e Jiri sono da tempo Top 100, mentre io e Matteo ci affacciamo soltanto adesso nei dintorni. In questi giorni ho capito che devo crescere a livello mentale per gestire i momenti difficili dei match, poiché gli avversari non ti perdonano più niente". Diamo il tempo a tutt'e due di crescere, potrebbero darci delle soddisfazioni. Insieme a Jannik, a Matteo, a Lorenzo e ai campioncini prossimi venturi, da Luca Nardi a Mattia Bellucci, da Flavio Cobolli a Giulio Zeppieri, da Luciano Darderi a Francesco Maestrelli, tutti ventenni, tutti Top 200.