Monday's Net

Australian Open: da Djokovic a Shelton, lo stupore è senza fine

Novak Djokovic
Novak Djokovic (reuters)
3 minuti di lettura

Sono così contento di continuare a meravigliarmi per piccoli e grandi eventi, personali e pubblici: perché, come scrisse Natalia Ginzburg, "la vecchiaia vorrà dire in noi, essenzialmente, la fine dello stupore. Perderemo la facoltà sia di stupirci, sia di stupire gli altri. Noi non ci meraviglieremo più di niente, avendo passato la nostra vita a meravigliarci di tutto; e gli altri non si meraviglieranno di noi (...)".

Sono ancora giovane se mi stupisco quando Novak Djokovic, dopo aver trionfato a Wimbledon in luglio, in ottobre torna a misurarsi in un torneo di singolare a Tel Aviv e lo vince, va in finale ad Astana e poi a Parigi Bercy, in novembre batte tutti i più forti del circuito alle Finals torinesi, due settimane fa alza la coppa ad Adelaide e adesso approda ai quarti di finale degli Australian Open facendo polpette in tre set del pupillo di casa Alex de Minaur, che ha dodici anni meno di lui. Ho tuttora qualcosa da trasmettere a chi legge Monday's Net se mi emoziono quando Andrey Rublev elimina - con un colpo fortunoso, a dire il vero - un quasi campione non simpaticissimo come Holger Vitus Nodske Rune perché mi sovvengono i tanti messaggi che il moscovita ha lanciato contro l'aggressione russa all'Ucraina e come ha reagito, durante il match del secondo turno con il finlandese Emil Ruusuvuori, quando un gruppo di tifosi ha urlato invettive al suo indirizzo: "Per la bandiera ucraina (che espongono ndr) non c'è problema, se vogliono possono lasciarla. Però per favore non mi insultino", ha detto al giudice di sedia. Bella prova di civismo e intelligenza, Andrey. C'è in me ancora un po' del ragazzo che fui se mi lascia a bocca aperta un ventenne di Atlanta di nome Ben Shelton che mercoledì avrà la chance di giocarsi l'accesso alle semifinali del suo primo slam lontano da casa, non avendo mai usato prima il passaporto USA e vantando un palmares - si fa per dire - di tre Challenger vinti in Virginia, Tennessee e Illinois in tre settimane consecutive, in novembre. Insomma, se mi meraviglio non sono un vecchietto, per ora.

Il confronto tra Shelton, da oggi ufficiosamente numero 43 ATP (era oltre quota 500 fino al maggio scorso), e l'altra principale sorpresa americana del 2022, J.J. Wolf, 24 anni, adesso a quota 47 del ranking mondiale, se la batte con Rublev vs. Rune per essere segnalato dalle cronache come il più appassionante della giornata, almeno per quattro set. Nel quinto, il figlio di Bryan Shelton, buon professionista tra gli anni ottanta e novanta, dilaga grazie alla potenza del servizio (nel primo game impiega 57 secondi a lasciare a zero l'avversario) e alla freddezza con la quale costruisce, immediatamente dopo, il break. Sul 5-2, gli basta il primo match point per chiudere i conti sul 6-7 6-2 6-7 7-6 6-2.

Ben Shelton
Ben Shelton (afp)

Rublev, classe 1997, batte Rune, che compirà vent'anni alla vigilia degli Internazionali d'Italia, e passa il turno dopo 3 ore e 39 minuti di battaglia durissima. Il set finale vede il danese servire sul 5-3 e cedere il game a zero, sprecare due match point sul 5-6 e poco dopo trovarsi nel super tiebreak avanti 0-5 e poi 3-7. Il rovescio in avanzamento di Andrey che sancisce l'11-9 è reso imprendibile dalla deviazione del nastro, ma ci sta. Il punteggio grazie al quale il russo conquista i quarti è 6-3 3-6 6-3 4-6 7-6. Sul web diventa intanto una superhit social il video che mostra il ragazzo di Gentofte, al nord di Copenhagen, fare un gesto inequivocabile al suo angolo, dove siede nientepopodimeno che Patrick Mouratoglou, per intimare il silenzio. Come a dire: zitti, ché sbaglio da solo. Sono ansioso di vedere le scintille in un imminente Alcaraz vs. Rune, inevitabile nei prossimi mesi.

Il predominio di Djokovic oggi è imbarazzante. Il povero de Minaur, volonteroso come sempre, non ha un solo fondamentale in grado di disturbare il serbo, che lo abbatte in poco più di due ore: 6-2 6-1 6-2. Al termine del match, il numero 3 al mondo in tempo reale (sarà 2 se batterà Rublev nel quarto di finale, 1 se vincerà il torneo), spiega così la sua filosofia in campo: "Volevo passare il turno in fretta, con tre set a zero se possibile, pur sapendo di deludere il pubblico della Rod Laver Arena che chiedeva una partita più lunga e combattuta. Non si sa mai cosa succede in campo, bisogna essere cauti. Prima di cominciare gli scambi non avevo idea di quali sarebbero state le condizioni della mia coscia, che mi ha dato problemi negli ultimi giorni. Poi è stato il mio miglior match dalla pausa di fine stagione, eppure non devo dimenticare le prestazioni altalenanti di questi dieci giorni di slam...". A furia di cautele vittoriose, siamo tutti lì ad attenderlo, una volta di più, sul tetto del mondo tennistico.