Si dice: chi fa trattative economiche o politiche dev’essere convesso con i concavi e concavo con i convessi. Ma lo sport è scontro, non trattativa, quindi non vale il consiglio sul convesso-concavo. Nel tennis, poi, la faccenda si complica: talvolta adattarsi all’avversario significa imitarlo per poi smontarlo. Non tutti ci riescono, prima bisogna maturare e trasformarsi.
A Wimbledon Jannik Sinner sta mostrando saggi di una nuova duttilità: due giorni fa ha preferito competere con il giapponese Shintaro Mochizuki su chi variava di più il gioco; oggi fa a botte da fondo campo con il tedesco Jan-Lennard Struff, uno che dispone di scarse alternative alla potenza dei colpi e alle discese a rete non sempre aiutate da volée all’altezza. Insomma, se all’epoca dei primi trionfi era un martello micidiale ma assai leggibile, adesso il numero 1 del mondo è un arnese multiuso di non immediata interpretazione. Lo ha spiegato il suo coach Simone Vagnozzi: quando, un tempo, Jannik si procurava un quindici in un modo che gli dava sicurezza, poi tentava di ripetersi. Era la sua comfort zone. Funzionava nei match brevi, dove prendere subito il sopravvento diventa determinante, ma sulla distanza dei cinque set questa predisposizione all’interazione dava il tempo all’avversario di inventarsi contromisure efficaci.
Da qui la scelta di cambiare spesso per non farsi mai decifrare. La messa a punto della transizione verso la duttilità l’abbiamo percepita nel corso della formidabile serie di Masters 1000 vinti in primavera; adesso, sull’erba londinese, il nuovo Sinner, pur apparendo paradossalmente più fragile e talvolta più noioso, è in una fase ancora più avanzata della trasformazione. A seconda dell’avversario, la risposta al servizio è mobile, avanzata o arretrata, le discese a rete si moltiplicano, per accorciare gli scambi e risparmiare il fisico, oppure quasi s’azzerano (come oggi), la smorzata non è più il lampo occasionale ma un’arma di sistema, che apre il campo dopo un rovescio o un diritto che ha spinto l’avversario dietro la linea di fondo. Tutto questo, quando e se serve: altrimenti, Jannik si presta volentieri alla gara di chi la tira più forte.
Jan-Lennard Struff ha compiuto 36 anni in aprile. Gioca un tennis d’attacco: servizio pesante, dritto esplosivo, propensione a chiudere a rete. È considerato uno specialista del manto erboso. Il suo picco di qualità e risultati è recente: nel 2023 ha raggiunto a Madrid la prima finale in un Masters 1000, persa contro Carlos Alcaraz. Quella corsa l’ha proiettato verso il best ranking in singolare, a quota 21. L’anno seguente, a 33 anni, ha conquistato il suo primo titolo ATP in singolare a Monaco di Baviera. Sinner, che lo conosce bene, oggi sta bene attento a non lasciarlo scappare, gli sta fisso con il fiato sul collo in attesa di un calo di tensione o di un errore da sfruttare. Come peraltro accade regolarmente nei tre set, 7-5 7-6 6-3, di un match breve, 155 minuti. Perché se il gioco è a specchio, vince che lo interpreta meglio.
L’avversario di Jannik in semifinale sarà Novak Djokovic. Il serbo è il recordman mondiale di duttilità, che l’esperienza ha affinato e perfino esaltato. Oggi, contro un esteta del tennis come Felix Auger-Aliassime, esprime una volta di più il meglio del proprio enorme repertorio, mantenendo - a 39 anni - un rendimento altissimo per 5 ore e 15 minuti. Il canadese, che ha quasi 26 anni, fa tutto quel che può, ma non basta: il serbo passa in cinque set, 7-6 3-6 6-3 6-7 7-6, con il super tie break che finisce 10-4. Un trionfo.
In conferenza stampa, nel pomeriggio, Sinner ha di fatto ammesso che è lui, il più vincente tennista della storia, l’avversario che teme di più nel circuito, almeno finché dura l’assenza di Carlos Alcaraz: “Contro Novak ogni partita è diversa. Soprattutto quando giochi su una superficie come questa, se hai una brutta giornata di servizio o non senti la palla molto bene, tutto diventa, contro di lui, molto, molto difficile”. L’ultimo match tra i due risale al 30 gennaio, a Melbourne, in palio l’accesso alla finale contro Carlitos: vinse il serbo in cinque set, 3-6 6-4 3-6 6-4 6-4. Se allora le precedenti cinque sconfitte consecutive contro l’italiano non lo condizionarono minimamente, adesso Nole vuole soltanto continuare a costruire la propria serie positiva.