Monday's Net

Ultim'ora

Sinner ancora out: “Non giocherò il torneo di Pechino”

Djokovic merita 10, e non solo perché è a quota 10 a Melbourne

Novak Djokovic
Novak Djokovic (afp)
2 minuti di lettura

Melbourne Park, serata tiepida del 29 gennaio 2023, alle 19.47 Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas scambiano i primi colpi della finale numero 111 degli Australian Open. La Rod Laver Arena ribolle. Serbia e Grecia e sono piccoli paesi vicini ma non confinanti, non si hanno notizie di controversie territoriali o economiche in corso, né di crisi diplomatiche di qualche altra natura. Eppure le due tifoserie si contrappongono rumorosamente dentro lo stadio e fuori, davanti ai megaschermi, per ragioni extrasportive da far risalire alle rivalità tra le folte comunità serba e greca a Melbourne e nelle principali città australiane, in buona parte di prima e seconda generazione. In più, Nole e Stefanos hanno caratteri non facili né accomodanti. Non si amano, pur rispettandosi (nei discorsi postmatch si scambieranno carinerie non consuete). Si sono affrontati 12 volte in carriera e l'ex numero 1 ATP, 35 anni, ha perso il primo confronto, nel 2018, e il terzo, nel 2019, ma ha vinto tutti gli altri, l'ultimo alle ATP Finals torinesi in novembre (4-6 7-5 7-5).

A tratti la partita è più nervosa e avvincente che bella. Nole ottiene un break nel quarto game del primo set e non cede più il servizio. Nel secondo parziale l'equilibrio è perfetto con l'eccezione del set point che l'ateniese, alla risposta, non trasforma nel decimo gioco. È forse il passaggio decisivo del match. Djokovic prende il largo nel tie break, si fa raggiungere sul 4 pari ma alla fine passa di forza (7-4). 

Il terzo set potrebbe prendere una piega diversa se Tsitsipas riuscisse a difendere il break conquistato in apertura. Invece il controbreak di Nole è immediato.Gli scambi si allungano nonostante le prime di servizio siano spesso risolutive per entrambi. Senza più nemmeno un break point, ci si avvia verso un altro tie break. Che il serbo s'aggiudica con qualche difficoltà perché Stefanos esprime un incredibile recupero da sotto 5-0: 7-5. Finisce 6-3 7-6 7-6. L'ultima immagine prima della cerimonia di premiazione è il pianto irrefrenabile di Novak quando raggiunge il box del team e dei familiari, dove s'impongono il padre, seppure in posizione assai defilata, e il coach Goran Ivanisevic, croato.

La sfilza di record di Nole è sempre più lunga: 28 vittorie consecutive a Melbourne (l'anno scorso era stato escluso dal torneo per la questione dei vaccini e del visto), 10 Australian Open, 22 slam come Rafael Nadal, 93 titoli in carriera eccetera. È in condizioni strepitose, si programmerà da qui a settembre per tentare di nuovo, per la terza volta, l'impresa del Grande Slam, i quattro major nella stessa stagione.

Fisicamente, a quasi 36 anni, Djokovic è integro, quindi potrebbe restare nel circuito a lungo. Ma cosa farà tra cinque o sei anni? Di sicuro è il serbo più noto e amato nel suo paese da un secolo in qua, più dei contemporanei Emir Kusturica, regista premiatissimo, e Goran Bregovic, musicista eclettico, peraltro entrambi nati a Sarajevo, in Bosnia-Herzegovina; più del geniale Nikola Tesla, rivoluzionario inventore i cui meriti sono stati riconosciuti post mortem ed è diventato globalmente popolare grazie a Elon Musk che gli ha intitolato la sua azienda di auto elettriche; più dei grandi giocatori di calcio Dragan Stojkovic, Sinisa Mihajlovic e Dejan Stankovic; forse persino più del controverso presidente Slobodan Milosevic, morto in carcere a L'Aia nel 2006 dov'era rinchiuso per i suoi crimini di guerra. Se davvero il nuovo numero 1 al mondo - domani l'ufficializzazione della classifica ATP vedrà Tsitsipas, 24 anni, al terzo posto - un giorno scenderà berlusconianamente in campo, sarà un politico accorto ed efficace perché sa gestire le crisi delle quali è direttamente o indirettamente protagonista (le ultime: la squalifica a Flushing Meadows nel 2020 per la pallata alla giudice di linea, la discutibile posizione assunta in tema di vaccini nel 2021 e nel 2022, la conseguente cacciata da Melbourne e la mancata iscrizione agli Us Open nel 2022, la polemica sollevata dalle foto in posa del padre Sdjan con i tifosi filo-putiniani pochi giorni fa), sfruttandole come fonti di motivazione anziché di frustrazione. Poi, possiede capacità dialettiche non comuni, parla correntemente sette o otto lingue, anche nel tennis è un leader riconosciuto e ascoltato. "É antipatico e arrogante", sostengono i molti detrattori. Vero, ma sono caratteristiche condivise dai politici a ogni latitudine. A fargli cambiare programmi potrebbe essere il desiderio di vivere tranquillo dopo 25 anni di voli, hotel, allenamenti e tornei oppure la voglia di seguire da vicino la crescita del figlio Stefan, che pare adori il tennis.