Monday's Net

L’assenza di Rafa, la presenza di cinque italiani

Lorenzo Musetti
Lorenzo Musetti (reuters)
Passano il primo turno tutti e cinque gli azzurri in gara
3 minuti di lettura

Come accadeva immancabilmente dal 2005, due anni fa Rafael Nadal partiva da favoritissimo dell’Open di Francia. Alla vigilia dell’avvio dei tabelloni principali, il 29 maggio, il maiorchino presenziò allo svelamento della statua alta quasi cinque metri che lo raffigura mentre chiude un diritto che immaginiamo vincente. Un’opera geniale, un groviglio d’acciaio lucido dello scultore catalano Jordi Diez Fernandez che ha trovato collocazione all’ingresso principale dello Stade Roland Garros. Era stato Gilles Moretton, grande capo della FFT, la federazione francese, a convincere l’allora tredici volte trionfatore sulla terra rossa parigina a partecipare alla cerimonia, peraltro organizzata senza enfasi o sbavature.

Né uno slam né un Masters 1000 aveva mai monumentalizzato un campionissimo in carica, e la circostanza era nota a Nadal che lo fece presente a Moretton. “Vedrai, la statua ti porterà fortuna!” fu l’argomento decisivo del presidente. Invece, l’11 giugno l’arcirivale Novak Djokovic prevalse sullo spagnolo per 3-6 6-3 7-6 6-2, escludendolo dalla finale. Fu un piccolo trauma per Rafa, un dramma personale per il buon Gilles, che visse i successivi undici mesi nel timore di poter passare alla storia come il presidente che celebrò il re di Parigi detronizzandolo.

Gli è andata bene. Pur menomato dalla sindrome di Müller-Weiss, malattia degenerativa che frammenta e necrotizza lo scafoide, l’anno scorso Rafa ha trionfato per la quattordicesima volta davanti al pubblico dello stadio Philippe-Chatrier e a quello televisivo globale, battendo in finale il norvegese Casper Ruud. Quella domenica la gioia di chi ha scampato un pericolo era stampata sul viso di Moretton, che però adesso di trova a gestire con la direttrice del torneo Amelie Mauresmo un altro guaio: l’assenza di Nadal, ritiratosi in anticipo a seguito del tormentato e lento recupero dopo i guai fisici d’inizio stagione. L’ex numero 1 al mondo non aveva saltato un’edizione dello slam rosso da quando, 18 anni fa, aveva esordito sul campo numero 10, sul quale non avrebbe mai più rimesso piede. L’avversario era il veterano tedesco Lars Burgsmuller, che fu stroncato in tre set, 6-1 7-6 6-1. Fu la prima di una serie di successi senza precedenti, come rappresenta numericamente la stupefacente percentuale del 97,4 di match vinti sul Philippe Chatrier e - qualche volta - sul Suzanne Lenglen.

Poiché, scrisse Cicerone, “gli amici, sebbene assenti, sono sempre presenti”, l’anomalia di un Roland Garros senza Nadal è tale da sconsigliare di indicare oggi un assoluto favorito che lo sostituisca. Si possono al massimo azzardare i nomi dei probabili finalisti pescandoli tra gli otto migliori piazzati del ranking mondiale. Il mio personale ranking non coincide però con l’attuale ufficiale, che metto tra parentesi: per me, su tutti spicca infatti Medvedev (ATP 2) che vedo appena meglio di Rune (6) e Alcaraz (1), appaiati, seguiti dal trio composta Ruud (4), Djokovic (3) e Tsitsipas (5) e, a significativa distanza, dalla coppia Rublev (7) e Sinner (8). Spero di sbagliarmi, soprattutto su Jannik.

Intanto oggi i tornei sono già a pieno regime. Per raccontare delle ragazze e dei ragazzi di casa nostra scelgo il criterio equanime dell’ordine di apparizione sui palcoscenici del Bois de Boulogne. Sul campo 12 preso d’assalto da les italiens, Matteo Arnaldi, 22 anni, ATP 106, all’esordio al RG, non impressiona come fece Nadal la prima volta che fece parlare di sé da queste parti. Si limita, dopo aver subito nel primo set il tennis potente del colombiano Daniel Elahi Galan, 26 anni, ATP 91, a sbagliare meno e impedire all’avversario di aggredire la palla uno o due passi dentro il campo (2-6 6-3 6-0 6-2).

Fatica meno del previsto Lorenzo Musetti, opposto al piú talentuoso dei fratelli svedesi Ymer, Mikael, 25 anni in settembre, ATP 56. Sappiamo come la partita d’esordio sia spesso malvissuta dal carrarino, che invece oggi sul campo 7 ha tenuto a debita distanza, senza strafare, il giocatore di origine etiope. Dopo oltre due ore e mezza non facili per il caldo, l’allievo di Simone Tartarini ha passato il turno con il punteggio di 7-5 6-2 6-4.

Poiché non è facile per nessuno affrontare una francese nello stadio principale del Roland Garros, vanno riconosciute a Camila Giorgi una straordinaria capacità di astrarsi dal contesto e un notevole coraggio. La marchigiana ha eliminato Alize Cornet, veterana nizzarda, WTA 62, con il punteggio di 6-3 6-4. Altrettanto sorprendente la prova di autorevolezza e determinazione data da Sara Errani, 36 anni, che a Parigi fu finalista sconfitta da Serena Williams nel 2012, l’anno che la vide semifinalista a New York, quartafinalista a Melbourne e vincitrice degli slam di doppio in coppia con Roberta Vinci in Francia e negli Stati Uniti. Oggi la sua avversaria sul campo 6 era la svizzera Jil Teichmann, 25 anni, WTA 77, che è stata superata in rimonta (3-6 6-4 6-2) al termine di una lotta molto dura che ha sfinito anche nervosamente entrambe, tanto che Sara alla fine è scoppiata in un pianto liberatorio.

In una delle giornate più positive del tennis italiano recente a livello di slam (cinque passaggi di turno su altrettanti match), spicca l’altro Lorenzo, quello di Torino, al quale il sorteggio aveva accoppiato uno dei giovani venuti alla ribalta lo scorso anno, l’americano Ben Shelton, 20 anni, ATP 36, in febbraio semifinalista agli Australian Open. Non avendo visto la partita sul campo 13, non posso descrivere alcunché, ma il punteggio (6-4 3-6 6-3 6-3) suggerisce si sia trattato di un confronto “alla Sonego”, di quelli che si materializzano quando la posta è alta e la sfida difficile.