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Sinner ancora out: “Non giocherò il torneo di Pechino”

"Se non sorridi dentro, perdi". Parola di Jannik

Sinner scaglia a terra la racchetta durante il match contro Altmaier
Sinner scaglia a terra la racchetta durante il match contro Altmaier (afp)
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Un passaggio di una recente lezione di Massimo Recalcati mi torna alla mente vedendo Jannik Sinner preso a pallate sul campo dello stadio Suzanne Lenglen. Eccolo: "Dobbiamo distinguere le metamorfosi dalle trasformazioni. Le metamorfosi sono una tentazione del nostro tempo. Le trasformazioni, invece, implicano un cambiamento interiorizzato, cioè qualcosa che resta". Non so se lo psicanalista e scrittore milanese segua il tennis, ma la sua definizione descrive bene il momento che sta attraversando il numero 1 d'Italia: che applica coscienziosamente gli insegnamenti tecnici e strategici che Simone Vagnozzi e Darren Cahill gli hanno consegnato nell'ultimo anno, eppure non riesce a interiorizzarli. Opposto oggi al tedesco Daniel Altmaier, 24 anni, papà ucraino e mamma russa, 79 ATP, il sudtirolese conferma l'impressione che aveva dato a tanti a Roma: tende a far giocare l'avversario, punta soprattutto a limitare i rischi, gli fa difetto il killer instinct che deve sempre essere di un microgrammo più pesante di quello dell'avversario. Per me, banalizzando, "interiorizzazione" nel tennis significa che i colpi sgorgano autonomi, che il punto è una conseguenza della mente sgombra, che nei momenti cruciali il braccio e le gambe si muovono più rapidi del pensiero. Jannik invece è indeciso, prova soluzioni fuori dalla sua portata e quando potrebbe prendere il largo diventa tremebondo.

Servirebbe un buon analista, meglio un fuoriclasse come Recalcati, che aiuti Sinner e il suo team a ricostruire cosa è accaduto da metà aprile in poi, dopo la serie di successi cominciata con la vittoria a metà febbraio a Montpellier e terminata con il ritiro nei quarti di finale a Barcellona. Da allora mi sono via via annotato che Jannik ha perso fiducia nei propri mezzi, che ha rarefatto i vincenti, che si limita a mettere la palla dall'altra parte della rete nella speranza che l'altro sbagli. Chi gioca a livello di circolo capisce al volo cosa intendo, perché è un must degli ultracinquantenni in maglietta e pantaloncini attendere gli errori altrui. Da un candidato a fare sfracelli negli slam ci si aspetta di più, ovviamente.

L'autoanalisi post-match di Jannik è peraltro spietata di suo: "Non ho trovato il modo di fare i punti che avrei potuto e dovuto fare. Forse c'erano troppa pressione e troppe attese, soprattutto da parte mia. Il mio atteggiamento in campo non è stato quello appropriato. Come dire? Ecco: oggi non ero sorridente dentro. Devo essere felice quando gioco. Poi Daniel è un combattente, e io lo sapevo. Ho fatto le scelte sbagliate, soprattutto nell'ultimo game. In questo sport non puoi perdere le occasioni. Devi sfruttarle. Comunque, vado avanti. Avrò presto altri impegni da onorare, bisogna insistere a lavorare duro". Di sicuro i Cahgnozzi (o i Vaghill) da qui a Wimbledon si concentreranno su come Jannik deve affrontare mentalmente il match, perché il suo problema è essenzialmente questo.

Altmaier è un buon giocatore che si segnala per una particolarità: sa come far fuori i più forti italiani al Roland Garros. Tre anni fa, nell'edizione autunnale del primo anno di Covid, ci riuscì con Matteo Berrettini sul Philippe Chatrier nel terzo turno (6-2 7-6 6-4). Oggi, al secondo turno, Sinner ha sofferto più a lungo, esattamente per 5 ore e 26 minuti, per poi ugualmente cedere (6-7 7-6 1-6 7-6 7-5). Se nella memoria di chi era sul campo o davanti alla tv restano le due occasioni per chiudere il match che il ragazzo della Val Fiscalina si è fatto annullare nel decimo gioco del quarto set (al servizio!), c'è una statistica che illustra compiutamente l'attuale sua condizione: ha trasformato soltanto 6 delle 21 palle di break guadagnate, contro le 5 su 9 dell'avversario.

Elisabetta Cocciaretto
Elisabetta Cocciaretto (ansa)

Meno male che Elisabetta c'è, credo abbia invece intonato felice mamma Jessica Marcozzi in Cocciaretto, consigliere regionale marchigiana di Forza Italia. Oggi la nuova numero 1 d'Italia e 39 del mondo è l'unica del plotone azzurro a essere uscita vincente dal suo match di secondo turno: oltre a Sinner tornano infatti a casa Giulio Zeppieri (passa Casper Ruud con il successo sul Centrale per 6-3 6-2 4-6 7-5), Andrea Vavassori (Genaro Alberto Olivetti 7-6 3-6 6-4 7-6), Jasmine Paolini (Olga Danilovic 6-2 7-5), Simone Bolelli-Fabio Fognini (Granollers-Zeballos 6-0 6-3), Sara Errani in coppia con l'americana Beth Mattek-Sands (Townsend-Fernandez 7-5 7-6).

Il latiniense Zeppieri merita più di una citazione perché, all'esordio a 21 anni sul campo principale di uno slam, non si fa intimorire dal pubblico né tantomeno dall'avversario, il norvegese finalista qui l'anno scorso e numero 4 ATP. Spende con lucidità tutte le proprie carte, che sono soprattutto la potenza e la precisione, mentre condivide con Sinner la carenza di efficacia nei momenti topici del match. Definitivamente rinfrancato nel terzo set, gioca senza più costrizioni e mette in seria difficoltà Ruud, che nel decimo gioco subisce il break che gli costa il set.

Elisabetta, dunque: lei sorride dentro e fuori. Il match con la svizzera 128 WTA Simona Waltert - che è del dicembre 2000, mentre Cocciaretto è nata il 25 gennaio 2001 - è stato lineare, con il predominio dell'azzurra mai messo in forse, come testimonia anche il punteggio (6-2 6-3). La sua prossima avversaria sarà l'americana Bernarda Pera, nata in Croazia nel 1994, ufficialmente numero 36 al mondo, reduce dai successi su Anett Kontaveit e Donna Vekic. Sale la posta in gioco, deve salire anche la propensione di Eli a sorridere dentro, come dice Jannik.