Dentro il recinto dell’All England Lawn Tennis & Croquet Club nessuno la pensa come Groucho Marx, che giurava di “odiare Londra quando non piove”. Soltanto un’altra pandemia, infatti, metterebbe di cattivo umore più della pioggia quanti, all’inizio del torneo, sono chiamati a programmare, mettere in campo e far concludere almeno sessantaquattro match al giorno: ieri, a furia di acquazzoni ne erano stati sospesi o rinviati oltre cinquanta, tutti del primo turno dei singolari; oggi per quattro ore è un continuo coprire e scoprire i campi prima che il sole prenda il sopravvento, ma è ormai metà pomeriggio. Dall’ora di pranzo, per esempio, sul campo 5 Elisabetta Cocciaretto gioca a singhiozzo contro la colombiana Camila Osorio, e lo stesso accade a Lucrezia Stefanini contro l’estone Anett Kontaveit sul contiguo campo 6. La marchigiana non si fa certo condizionare dal meteo né dal rumoroso tifo sudamericano e alla fine prevale per 6-3 6-4. La toscana, che s’è fatta le ossa nelle qualificazioni, mostra un atteggiamento positivo nel possibile ultimo match in carriera dell’avversaria (che un anno fa era la numero 2 WTA e il 20 giugno scorso ha annunciato a sorpresa il ritiro, a 27 anni, al termine di questi Championships come conseguenza di una degenerazione del disco lombare della schiena): cede, Lucrezia da Carmignano, per 6-4 6-4 ma si fa apprezzare per il diritto e il rovescio bimani, per la capacita di cambiare ritmo e per la determinazione a stare sempre attaccata ad Anett, che però tesaurizza i break iniziali in entrambi i set.
Dei tanti match con gli italiani trovate cronache e risultati altrove. Parzialmente ubiquo grazie alla tecnologia digitale, io riesco solo a dedicarmi a Berrettini vs. Sonego, interrotto ieri sul 6-7 a favore del torinese, all’esordio di Matteo Arnaldi nel main draw di Wimbledon contro l’ostico Roberto Carballes Baena e al secondo turno di Jannik Sinner che affronta il rinato argentino Diego Schwartzman. Mentre seguo di persona sul campo 1 - che è il secondo stadio di Wimbledon - il set d’avvio del sudtirolese, con l’iPad vedo infatti la diretta della BBC del derby azzurro sul campo 12 alternandola con quella dell’ottima prima ora del ligure sul campo 4.
Il primo set di Jannik è tiratissimo, perché Diego gioca il proprio miglior tennis di sempre sull’erba. Gli scambi sono lunghi e violenti, seppure intercalati da finezze che sorprendono (soprattutto quelle del nostro numero 1). Nel dodicesimo game è lui a spingere di più sull’acceleratore, evitandosi così i rischi del tie break. Poi mi sposto sul campo 12 intuendo che agonisticamente la partita è finita lì. Sinner confermerà più tardi in conferenza stampa che “affrontare Diego non è mai facile” ma di sapere, dopo cinque stagioni ai massimi livelli, come adeguarsi a qualsiasi situazione. A distanza mi accerto via via che non conceda più nulla, fino a chiudere sul 7-5 6-3 6-2 in due ore e 12 minuti.
Intanto Berrettini fa il possibile per dimostrare che ieri avevo buoni motivi per azzardare “Matteo c’è” nonostante avesse ceduto a Sonego il primo set al tie break. Il romano si prende di forza il secondo parziale (6-3) e inscena, con la complicità di Lorenzo, uno spettacolo tennistico di grande qualità nel terzo set: è un tripudio di servizi imprendibili, passanti, palle corte e smash. Compresi i capitomboli: il primo ha come vittima Matteo, che si rialza e va a spiegare al giudice di sedia che il campo è bagnato e assai pericoloso; il secondo coinvolge Lorenzo all’inizio del quarto set, ed è talmente rovinoso da preoccupare il pubblico e suscitare la protesta congiunta dei due amici-avversari. Interviene il supervisor che s’accerta del grado inaccettabile di umidità del prato decidendo di sospendere il match sul 6-7 6-3 7-6 1-1. Si continuerà domani. Poco dopo viene interrotto per "scivolosità" anche il match di Arnaldi, che s’era preso con sicurezza il primo set grazie a un perfetto tie break a zero ma poi sconta la maggiore esperienza dello spagnolo di Tenerife, che a 30 anni sta vivendo la più proficua stagione della carriera: domani si ripartirà dal 6-7 6-3 6-4 3-2 a suo favore.
Nella Centre Court, chiuso e riscaldato e dunque con l'erba perfetta, si va avanti fino a tardi perché la nostra Jasmine Paolini mette talmente tanta pressione alla testa di serie numero 9 Petra Kvitova da costringerla al terzo set. La ragazza di Bagni di Lucca stupisce, come le riesce spesso, per intensità e qualità, ma avrebbe bisogno di un po’ di fortuna in più. Si merita gli applausi a scena aperta del pubblico della Scala del tennis. Alla fine lascia il via libera (6-4 6-7 6-1) alla ceca, che qui ha vinto nel 2011 e nel 2014. Accompagnata da un’ovazione, esce dal campo sorridendo, ed è un sorriso che scalda le nostre ossa, oggi davvero un po’ umide anche loro.