Quante storie potremmo raccontare ogni giorno a Wimbledon! Oggi, poi, ancora di più: storie di campioni come Novak Djokovic, che subisce a lungo la prevalenza atletica e tecnica di Hubert Hurkacz eppure riesce con uno scatto ad agguantare il suo ennesimo quarto di finale in uno slam; di Ons Jabeur, una donna che, per dare l’esempio positivo nella drammatica deriva caotica dei paesi nordafricani, esprime il tennis di gran lunga più divertente del circuito; di un underdog di colore cresciuto nei sobborghi di Chicago di nome Christopher Eubanks, che mette alle corde e poi abbatte Stefanos Tsitsipas. Oppure storie minime come quella di Francesca Pace, la romana che si sta facendo valere nel torneo junior anche perché s’ispira a mamma Irina Spirlea, classe 1974, semifinalista a Flushing Meadows nel 1997, l’anno in cui fu numero 7 WTA. Invece è il giorno di Berrettini vs. Alcaraz e, per noi italians, tutto il resto – o quasi: racconterò anche di Mirra Andreeva – finisce per contare poco.
Quando leggerete queste righe saprete già com’è andata, perché Repubblica ha dato la diretta del match clou dell’ex Manic Monday. Bastano quindi brevi cenni di cronaca e qualche considerazione. Matteo e Carlos affrontano il match con attese e animi differenti. Nei tre precedenti testa-a-testa, due i successi per lo spagnolo, uno per Berrettini, quindi non c’è un favorito assoluto, a meno che il metro usato sia il ranking live ATP che colloca al momento l’ex numero 1 d’Italia a quota 32. Da numero 1 al mondo, Alcaraz doveva obbligatoriamente arrivare qui, agli ottavi. Il romano no: fino alla vigilia dei Championships se ne dava per incerta la partecipazione. Poi, dopo il problematico esordio contro l’amico Lorenzo Sonego, due prove di forza e intelligenza contro Alex de Minaur e Alexander Zverev.
Il primo set pende decisamente a favore di Matteo dopo che, nell’ottavo gioco, trasforma la seconda delle due occasioni di break che si è procurato. Poi va rapidamente a chiudere sul 3-6. Dall’inizio del torneo è il suo undicesimo parziale consecutivo senza subire un break. Ma resta anche l’ultimo perché Alcaraz, alla risposta, nel quarto game del secondo set si prende il punto e difende virtuosamente il vantaggio fino al 6-3. Parità perfetta.
Da lontano si può solo immaginare la tensione nell’angolo di Vincenzo Santopadre, che è affiancato da Umberto Rianna della FITP e dagli altri del team italiano. Sembrano accigliati anche il papà Luca, il fratello Jacopo, la compagna Melissa. Ma Matteo è tranquillo pur rendendosi conto che più passano i minuti, più s’alza la qualità del gioco di Carlitos. Il murciano non sbaglia più nulla nonostante i colpi dell’avversario siano sempre difficili da addomesticare: soprattutto i servizi, ché il martello forgiato dal 2003 al 2010 nel Circolo dei Magistrati della Corte dei Conti picchia sempre forte. Stavolta però sono due i break che danno ad Alcaraz l’abbrivio che Berrettini, pur facendo benissimo, non riesce a recuperare (6-3). Il quarto set non propone variazioni nel copione, tant'è che il punteggio è di nuovo 6-3 per lo spagnolo.
Ha dell’incredibile sia in termini di efficacia agonistica, sia di determinazione quanto mostrato da Berrettini nel corso del torneo e, paradossalmente, in particolare oggi. Considerando le condizioni di partenza – l’infortunio agli addominali, la lunga sosta, l’assenza totale di partite per due mesi, il polverone mediatico e social che avrebbe disorientato chiunque - la sua esperienza di resurrezione sarebbe da studiare e presentare agli aspiranti campioni delle scuole tennis. Bravo Alcaraz, che nel suo quarto di finale, mercoledì, troverà ad aspettarlo l’altro enfant prodige del circuito, il danese Holger Rune che ha eliminato Grigor Dimitrov.
Nel primo pomeriggio, mentre sul campo 5 si affrontano nel secondo turno del torneo femminile junior la giapponese Sara Siato, 17 anni in ottobre, e la nostra Francesca Pace, 18 anni il mese prossimo (che prevale, in rimonta, per 3-6 6-3 6-4), sull’adiacente affollatissimo stadio 2 Mirra Andreeva, 16 anni compiuti il 29 aprile, esce di scena negli ottavi di finale dei Championships “senior” per mano dell’esperta americana Madison Keys, 28 anni, testa di serie 25. Per la super-teenager russa era il settimo match wimbledoniano in due settimane, durante le quali s’era via via tolta d’inciampo la spagnola Vicens Mas, la francese Chloè Paquet, la tedesca Tamara Korpatsch nelle qualificazioni e poi la cinese Wang Xiyu, la ceca Barbora Krejcikova e la russa Anastasija Potapova nel main draw. La ragazza di Krasnojarsk, sulla quale molti puntano affinché il tennis femminile ritrovi finalmente una stella non effimera (Osaka, Barty, Raducanu, perfino Gauff docent) lascia il campo così arrabbiata e imbronciata da rifiutare di stringere la mano alla giudice di sedia, che poco prima le ha affibbiato una penalizzazione per un eccesso di ira sopra le righe. Il carattere c’è, il gioco anche, così come l'atteggiamento prematuramente divistico.
Luisanna Fodde, che frequenta Wimbledon da un bel po’, commenta: “È formidabile, ma viziata. Qualche lezione d’educazione sportiva non le fa male”. Dicono che la sua compagna di doppio junior Alina Korneeva, russa dell'accademia di Nadal, sedicenne da pochi giorni e testa di serie numero 1 nel giovanile di Wimbledon, sia addirittura più forte di lei: non ho avuto ancora modo di vederla in campo, ma ci sta che tra le due si crei un antagonismo che potrebbe fare del bene al tennis. Dopo aver giocato per l’ultima volta in febbraio nel circuito junior all'ITF J500 del Cairo, dov’è approdata alla finale, Mirra ha ottenuto una wild card per il WTA 1000 di Madrid, che ha onorato sconfiggendo al primo turno Leylah Fernandez, poi ha superato le qualificazioni del Roland Garros, eliminando in seguito nel tabellone principale Alison Riske-Amritraj e Diane Parry, prima di perdere contro Coco Gauff al terzo turno. Da tempo ha lasciato la Russia con la famiglia, stabilendosi a Cannes dove si allena.
Bionda e molto carina, ha già preso lezioni via YouTube da maestre di stile, marketing e comunicazione: come Steffi Graf, anche lei prepara meticolosamente ogni match, perché, assicura, “sono una perfezionista, tutto deve essere perfetto”; come Maria Sharapova, dopo ogni punto va verso la barriera di fondo campo e, osservandola con apparente estrema intensità, cerca la concentrazione muovendo i piedi e scuotendo in su e giù il capo; come Ana Ivanovic, è maniaca del look e sfoggia eleganti completi Nike. Prima o poi però arrivano le sconfitte, magari dopo aver sfiorato il colpaccio come oggi nel secondo set (3-6 7-6 6-2), ed è lì che bisogna saperne gestire senza isterismi le conseguenze. Crescerà. Intanto si godràgli effetti dell’esaltante cavalcata londinese, garantendosi un posto nel main draw degli Us Open di fine estate. In attesa che Alina la raggiunga lì.