É una fortuna per noi che restiamo qui a Wimbledon aver visto Matteo Berrettini risorgere e combattere ad armi pari contro Lorenzo Sonego, Alex de Minaur, Alexander Zverev e infine Carlos Alcaraz, arrendendosi ieri solo a quest’ultimo, meritatamente numero 1 al mondo. Ed è una fortuna per noi che restiamo qui a Wimbledon vedere oggi Jannik Sinner contenere le sfuriate balistiche di Roman Safiullin, promessa (finora mancata) del tennis russo della quale uno che sa di cosa parla, Daniil Medvedev, raccontava recentemente: “Era tremendamente difficile da battere nei tornei di dieci o undici anni fa, tremavo quando vedevo il suo nome dalla mia parte del tabellone”. Nel 2014, in effetti, il ragazzo di Podolsk, città industriale e dormitorio di Mosca, fu numero 2 della classifica mondiale junior. Destrimane con rovescio a due mani, 26 anni il 7 agosto, dopo quella felice stagione giovanile aveva al massimo raggiunto i secondi turni degli slam e alzato le coppe di quattro Challenger e di una ventina di Futures, gran parte dei quali nei torneifici di Antalya eSherm El Sheik. Null’altro, se non la semifinale di Tel Aviv dell’anno scorso persa contro Novak Djokovic.
Il match si rivela per Jannik appena più a rischio di quanto la differenza di classifica in tempo reale avrebbe fatto supporre (lui è 8 al mondo, il russo 43 da lunedì prossimo). Qualche difficoltà di troppo del nostro numero 1 stupisce meno se si tiene conto che a prenderle malamente dal tataro sono stati, in questi dieci giorni, Roberto Bautista Agut, Corentin Mautet, Guido Pella e Denis Shapovalov. Il break arriva dopo una mezz’ora di pallate micidiali, condizione assai gradita al sudtirolese, e precede di pochissimo la chiusura del primo set (6-4) a favore di Jannik. Il quale scatta in avanti fino al 3-1 anche nel secondo set. Sembra un’opzione definitiva sull’esito della partita, invece Safiullin è abile ad approfittare di una pausa dell’avversario, si riporta sul 3 pari e poi lo stordisce accelerando fino al 3-6.
Non è, va detto, una partita indimenticabile: gli scambi violenti consentono rari mutamenti di ritmo, per contare le finezze sotto rete bastano le dita di due mani, la prevalenza del servizio è netta. Nel terzo parziale l’allievo di Simone Vagnozzi e Darren Cahill torna a impugnare il bastone di maresciallo che porta nello zaino ed esercita con autorevolezza il ruolo del più forte in campo (6-2); mantiene il comando anche nel set successivo, costringendo sempre più spesso Safiullin a sbagliare e così mettendo puntualmente riparo ai propri errori, che potrebbero essere qualcuno di meno (6-2). Dopo due anni un altro italiano è in semifinale nello slam sull’erba, che resta il più prestigioso, e il passaggio del testimone da Berrettini a Sinner è il segno della eccezionale vitalità del nostro tennis, al momento inferiore soltanto a quella dei russi.
È una fortuna per noi che restiamo qui a Wimbledon correre, appena concluso Sinner vs. Safiullin, dalla Court No.1 alla Centre Court dove Djokovic è alle prese con Andrey Rublev, numero 2 russo e 7 del mondo. Quando mi siedo, il punteggio è 4-6 6-1 2-2, con il trionfatore di Melbourne e Parigi 2023 che - mi raccontano - ha dominato il secondo set. Lo shock spettacolare non potrebbe essere maggiore: alla violenza che ha caratterizzato gli scambi italorussi si sostituisce la qualità di tocco di quelli serborussi. Nel terzo set la forma strepitosa di Nole viene messa a dura prova dalla formidabile prestazione di Rublev, che lascia un game di servizio all’avversario ma poi fa l’impossibile per recuperarlo, senza però riuscirci. Nel quarto parziale Novak si conferma efficace e determinato, andando a chiudere i conti con una volée incrociata strettissima di rovescio, che gli vale anche il secondo break. Finisce 4-6 6-1 6-4 6-3 in due ore e 48 minuti.
È una fortuna per noi che restiamo qui a Wimbledon seguire Elina Svitolina che raggiunge una semifinale di slam dopo l’anno di assenza dal circuito per maternità (Skai, la figlia che ha avuto con il marito Gael Monfils, è nata in settembre), a poco più di tre mesi dalla prima partita a Charleston persa contro la kazaka Julija Putintseva e a meno di due dal primo titolo post-sosta, conquistato a Strasburgo battendo la russa Anna Blinkova. Oggi l’ucraina elimina in tre set (7-5 6-76-2) la numero 1 al mondo Iga Swiatek, che conferma la propria fragilità sull’erba.
È evidente il valore simbolico della presenza di un’ucraina nelle semifinali di Wimbledon, dove non ci sarà alcuna russa (potrebbero esserci Elena Rybakina, moscovita di nazionalità kazaka, e Aryna Sabalenka, bielorussa, che giocheranno domani, ma non è la stessa cosa). Infine, il movimento tennistico femminile celebra insieme a Svitolina la decisione, che parrebbe ormai imminente da parte della WTA, di congelare in futuro il ranking delle tenniste che diventano mamme. Per avere accesso al tabellone principale dei Championships Elina ha usufruito di una wild card perché a inizio stagione era precipitata sotto quota 500 WTA. Non dovrebbe più accadere in futuro. (Grazie a Luciano Beretta e Miki del Prete).