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Sinner stellare agli Australian Open. Cobolli sconfitto, ma non è una bocciatura

Jannik Sinner, 22 anni

Jannik Sinner, 22 anni

 
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La prima settimana degli Australian Open 2024 ci consegna la consapevolezza che con Flavio Cobolli e Giulio Zeppieri si completa la squadra della nouvelle vague del tennis maschile italiano, che già contava su Sinner, Musetti e Arnaldi. Per questo motivo, nel caso di Flavio sarebbe sbagliato affidarsi al dato statistico - la sconfitta per 6-3 6-3 6-1 - per giudicarne negativamente la prestazione contro l’australiano Alex de Minaur, decima testa di serie dello slam di casa sua. Nei primi due set il mancato terzino della Magica sfoggia infatti deliziosi vincenti e discreti colpi difensivi, mostra un atteggiamento sempre positivo, si procura otto occasioni di break.

A fare la differenza sono gli anni di lenta crescita che hanno fatto di de Minaur, classe 1999, uno dei più temibili giocatori del circuito, uno che sa come reagire quando il rischio diventa massimo. Il romano classe 2002 comincia invece adesso la carriera nel tennis di prima fascia. Il percorso fatto dalle qualificazioni al terzo turno del torneo, i margini di miglioramento evidenziati oggi e soprattutto l’applauso corale che l’accompagna all’uscita dal campo della John Cain Arena riempiono di esperienze, suggerimenti, informazioni e sensazioni un viatico che si rivelerà a breve preziosissimo.

Anche nel caso di Sinner il punteggio, 6-0 6-1 6-3. dice parecchio ma non tutto della partita vinta oggi: quantifica l’indiscusso predominio del numero 4 ATP; rappresenta, se messo in relazione con la durata dei primi due set (61 minuti), l’intensità raggiunta e mantenuta dall’allievo di Vagnozzi e Cahill; resoconta del sostanziale equilibrio nel set finale, durato 53 minuti, che consente a Sebastian Baez di uscire a testa alta da un confronto altrimenti umiliante. Ma è solo seguendo Jannik dal vivo nella Margaret Court Arena o in tv - magari in differita, in orari meno scomodi di quelli notturni in Italia - che ci si rende conto del livello tecnico e mentale della prestazione del sudtirolese, perché il bonaerense Baez, classe 2000, numero 25 del ranking live ATP, risulta competitivo in tutti i fondamentali, compreso il servizio nonostante i 170 centimetri d’altezza, eppure appare annichilito da tanta superiorità dell’avversario.

Chi come me ha visto quasi tutti i match di Sinner dal 2019 si rende conto che la sua assunzione tra i Top 4 non è questione di stato di grazia, per definizione situazione speciale, a volte unica e irripetibile. Da sei mesi Jannik esprime il tennis che i telecronisti di solito definiscono “stellare”. È ormai la sua normalità. Soltanto con i grandi non ci si stupisce se fanno cose straordinarie: per esempio, oggi, un vincente piazzato colpendo una palla deviata dalla rete e lavorata con un movimento del polso al limite del contorsionismo articolare; oppure non uno bensì una serie di lungolinea sia di diritto, sia di rovescio che chiudono interminabili scambi utili a sfiancare l’avversario e ad aprire il campo. Formidabile.

Amici e conoscenti cominciano a chiedermi: davvero è Jannik il più forte a Melbourne quest’anno? Suggerisco cautela, perché ogni partita è un caso a sé: lo dimostrano le sconfitte dei tanto osannati Holger Rune e Ben Shelton, eliminati rispettivamente da un giovanissimo e da un anziano francesi, Arthur Cazaux, ieri, e Adrian Mannarino, oggi. Il prossimo avversario di Sinner, Karen Khachanov, che ha battuto il ceco Tomas Machac in quattro set grazie a due tie break vittoriosi, è fisicamente e tennisticamente l’opposto di Baez. Dei tre precedenti testa-a-testa, Sinner ha vinto gli ultimi due, nel 2021, ma al termine di match sempre lottati. Per questo, perfezionisti quali sono, il ragazzo rosso e suoi due coach si mettono a lavorare dieci minuti dopo aver saputo che il loro cliente, al quarto turno, sarà il moscovita.

Non è detto che l’unico singolarista italiano negli ottavi di finale degli Australian Open sarà Jannik Sinner: domani Jasmine Paolini tenterà di imitarlo contro la russa Anna Blinkova, che ieri a sorpresa ha eliminato Elena Rybakina, finalista qui l’anno scorso. A mio giudizio, la lucchese, che ha appena compiuto 28 anni, ha i colpi e le motivazioni necessari per ottenere il proprio miglior risultato di sempre negli slam.

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