I numeri contano. Nonostante le pessime insegnanti di filosofia e fisica che mi erano capitate al liceo Pascoli di Gallarate, a 18 anni imparai che per William Thomson, noto ai più per aver creato la scala Kelvin, “quando puoi misurare ciò di cui stai parlando ed esprimerlo in numeri, conosci qualcosa su di esso. Quando non puoi misurarlo ed esprimerlo in numeri, la tua conoscenza è insoddisfacente”. Per ogni appassionato di tennis, John Isner e Nicolas Mahut sono quindi “quelli delle 11 ore e 5 minuti”, che è la durata del più lungo e irripetibile match di sempre, 183 game in tre giorni consecutivi a Wimbledon sul campo 18 nel 2010 (allora non esisteva il super tie-break, il quinto set finì 70-68 per l’americano).
Analogamente, Anna Blinkova ha appena conquistato, giovedì, un posto nella storia minore del tennis come la giocatrice “del 22-20” in quanto protagonista vittoriosa, ai danni di Elena Rybakina, del più lungo tie-break a livello di slam. Gli archivi digitali ci hanno ricordato immediatamente che il precedente record, 20-18, era condiviso da Jo Wilfried Tsonga vs. Andy Roddick, Melbourne 2008, e da Ana Bogdan vs. Lesia Tsurenko, Wimbledon 2023.
La circostanza di dover affrontare oggi nel terzo turno degli Australian Open la nuova recordwoman del tie-break non intimorisce Jasmine Paolini, che davanti al pubblico della Kia Arena si prende autorevolmente il primo set proprio al tie-break, per 7-1. Classe 1996, sta ultimamente giocando il miglior tennis della carriera grazie sia alla determinazione, la caratteristica più evidente del suo carattere, sia alle cure del team guidato da Renzo Furlan. Dopo aver eliminato agevolmente nei turni iniziali le temibili Diana Shnaider (6-3 6-4) e Tatjana Maria (6-2 6-3), oggi Jasmine trova qualche difficoltà in più contro la russa classe 1998, che nel primo set riesce a recuperare i due break subiti in apertura. Nel momento decisivo, la ragazza di Bagni di Lucca è però superlativa con schiaffi al volo, servizi millimetrici e passanti molto veloci. Altrettanto impressionante risulta nel secondo parziale, quando si trova sotto 1-4 più per sfortuna che per demeriti e poi piazza vincenti o trova angoli che Blinkova non è in grado di gestire. Sono cinque i game consecutivi incassati di slancio, il 6-4 si ufficializza con un turno di servizio perfetto che vale gli ottavi di finale dello slam antipodale. Mai Jasmine si era spinta tanto avanti in un major.
Terza partita consecutiva senza cedere un set, appena 3 ore e 46 minuti di gioco complessivi, condizione fisica perfetta, motivazioni sempre più forti compresa la chance di entrare tra le Top 20: la numero 1 d’Italia si accinge ad affrontare, lunedì, Anna Kalinskaya, russa, 25 anni, Wta 52, sapendo di poterla battere come le riuscì nell’unico precedente a Portorose nel 2021, anche lì negli ottavi (6-3 6-2). Quella volta, per di più, poi raggiunse la finale e si prese il suo unico titolo Wta per 7-6 6-2 contro l’americana Alison Riske.
Nel torneo femminile, il cui andamento è peristaltico e imperscrutabile come d’abitudine, è stata soprattutto la giornata dell’eliminazione della testa di serie numero 1 Iga Swiatek. La sua avversaria, la ceca Linda Noskova, classe 2004, Wta 50, esordiente nel tabellone principale di Melbourne, ha dominato il secondo set e ha avuto due occasioni di involarsi anche nel terzo: la polacca ha rintuzzato un break ma non l’altro, rimediando un inatteso 3-6 6-3 6-4 in 140 minuti di tennis di ottima fattura.
Noskova non spunta dal nulla. Dopo il trionfo al Roland Garros junior nel 2021 ci si attendeva che si facesse strada nel circuito maggiore. Ha bruciato le tappe: già a metà 2022 ha scalzato Coco Gauff come più giovane tra le Top 100. Parecchi i suoi risultati positivi contro campionesse affermate, da Daria Kasatkina a Vika Azarenka, da Ons Jabeur a Petra Kvitova. A questo punto diventa probabile che, a meno di altre sorprese, per il titolo se la vedano Aryna Sabalenka, testa di serie numero 2, e Coco Gauff, 4, destinate a scontrarsi in semifinale.
I numeri contano. Dei sedici promossi agli ottavi di finali, undici erano piazzati tra i Top 16 alla vigilia degli Australian Open 2024. I cinque usciti di scena sono, in ordine di classifica, Holger Rune, che era il numero 8 Atp (sconfitto due giorni fa da Arthur Cazaux), Casper Ruud, 11 (malmenato oggi da Cameron Norrie in quattro set), Grigor Dimitrov, 13 (battuto in serata in altrettanti set dal sorprendente portoghese Nuno Borges, Atp 69), Tommy Paul, 14 (che pure ha sprecato, sempre oggi, un match point nel quarto set prima di crollare nell’ultimo sotto i colpi di Miomir Kecmanovic) e Ben Shelton, 16 (che Adrian Mannarino aveva eliminato ieri). Ha superato la prova dei primi tre turni il 68,75 per cento dei giocatori che il metodo di calcolo dell’Atp valuta come migliori. Mica male.