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Perché Sinner è il campione che non abbiamo mai avuto

Jannik Sinner

Jannik Sinner

 
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Se ancora non siete fan di Sinner, se non avete avuto modo di vedere in diretta il suo quarto di finale di oggi agli Australian Open, se non potete consentirvi di stare davanti alla tv 2 ore e 39 minuti a seguire il replay della sua sfida con Andrey Rublev, beh, allora cercate su YouTube o altrove il tie-break del secondo set: capirete perché Jannik è il campione che il tennis azzurro non ha mai avuto, con buona pace di Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta.

Intanto, ve lo riassumo io. Il suditirolese ha già messo in cascina - o forse nella malga - il risultato del primo parziale, vinto grazie a un break ottenuto nel quinto game e poi difeso senza rischi. Da adesso l’equilibrio non si interrompe più, come testimoniano i game che si risolvono a favore di chi serve nonostante i tira e molla ai vantaggi. Per qualche minuto Jannik si tocca i muscoli addominali, che sembra gli procurino dolore. Falso allarme, è solo un po' d'aria nello stomaco. Si va al tie-break, con il moscovita in fiducia e l’italiano incapace di reagire. Sull’1-5 per Rublev, le parti si scambiano, con Jannik che piazza vincenti e non mette una palla fuori, Andrey che perde la misura e guarda allibito passargli accanto i vincenti dell’avversario. Il numero 1 d’Italia è incontenibile, infila sei punti consecutivi (7-5) e si prende anche il secondo set. Non fa una piega, alza il pugnetto quasi a significare: si poteva fare e l’ho fatto.

Oggi Sinner partiva da favorito, ma quanto mostra è la prova della sua superiorità, quasi inattesa per dimensioni, in quanto a strategia e tenuta fisico-mentale. Nei momenti problematici o decisivi sa sempre cosa fare, come nel sesto gioco del terzo set quando, alla risposta, con quattro stupendi colpi ribalta il punteggio e s’invola verso la vittoria finale. Che puntuale si concretizza con un serve-and-volley da manuale: 6-4 7-6 6-3. È il suo quinto passaggio di turno senza cedere un solo set.

Rublev fallisce anche il decimo tentativo di superare lo scoglio dei quarti di finale in uno qualsiasi degli slam. Non è riuscito ad accedere al penultimo atto di uno dei massimi tornei per quattro volte a Flushing Meadows, tre volte (compresa l’odierna) a Melbourne, due volte a Parigi e una a Wimbledon. Sembra un maleficio che spero venga cancellato al più presto - apprezzo Rublev come atleta e soprattutto come uomo - preferibilmente, però, non in una futura sfida con Jannik.

Come tout-le-mond s’attendeva, l’avversario di Sinner in semifinale sarà Djokovic, che oggi ha giocato la solita partita a tre facce: evidenti difficoltà al servizio ma complessiva prevalenza nel primo set; apparenti problemi di movimento e di respirazione nel secondo; resurrezione e assoluto controllo, grazie all’efficacia nella risposta al servizio, nei due parziali finali. A un certo punto l’americano Taylor Fritz, classe 1997, s’era illuso di poter almeno costringere il serbo, che ha dieci anni più di lui, al quinto set come nel terzo turno degli AO 2021. Invece, per il numero 9 Atp s’è poco alla volta materializzata la nona sconfitta consecutiva con un punteggio finanche troppo severo rispetto a quanto visto in campo: 7-6 4-6 6-2 6-3. “Non mi sono divertito”, s’è peraltro lamentato in conferenza stampa il capolista del ranking mondiale, che evidentemente, dopo la prova travolgente del quarto turno contro Adrian Mannarino, spazzato via in tre set di cui due a zero, chiedeva a se stesso una prova più scintillante. Con quasi settanta ore a disposizione prima di affrontare Sinner, cercherà di capire, con il più volte maltrattato team guidato da Goran Ivanisevic, le ragioni delle pause e dei malanni riscontrati oggi.

Abituati alle frequenti interminabili serate del Foro Italico, una partita che comincia alle poco prima delle 23 non ci stupisce più di tanto. Eppure prima del match di Sinner e Rublev c’è chi sostiene che il vincitore pagherà in termini di fatica la maratona notturna nella Rod Laver Arena: mi sembra eccessivo, visto che Sinner giocherà la semifinale venerdì, cioè fra tre giorni. Resta il fatto che Tennis Australia, dalla quale dipende l’organizzazione di Melbourne, ha sbagliato la programmazione della giornata, mettendo in campo soltanto alle 13 Coco Gauff e Marta Kostyuk forse nella convinzione che l’americana avrebbe in fretta chiuso la pratica: invece l’ucraina ha costretto all’angolo la numero 4 del ranking ufficiale Wta, tenendola il campo per oltre tre ore dopo averla costretta al tie-break nel primo set (durante il quale ha dominato a lungo) e nel secondo (6-7 7-6 6-2). Poi Djokovic e Fritz hanno sfiorato le quattro ore in campo. A questo punto gli organizzatori hanno cercato di convincere le due ragazze o i due ragazzi a trasferirsi nella Margaret Court Arena, ricevendo secchi no. Per fortuna Aryna Sabalenka ha letteralmente travolto Barbora Krejcicova (6-2 6-3) in poco più di un’ora, evitando all’italiano e al russo di mettersi a giocare dopo mezzanotte. In ogni caso, alla luce della brutta esperienza, domani la sessione dei quarti di finale prenderà il via un'ora prima, alle 12 dell'Australia del Sud, che sono le 2 di notte da noi.

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