Per Pier Luigi Pizzaballa avrei volentieri ceduto Sivori, Lodetti, Burgnich, Hamrin più Haller, Jair e Salvadore, addirittura Luisito Suarez, Pedro Manfredini e Bruno Mora. Dieci contro uno: l’introvabile figurina del portiere dell’Atalanta e poi della Roma e del Milan valeva, nel 1964, almeno come due manciate di altre rarissime Panini. Fino a oggi pomeriggio chi aveva in tasca un biglietto degli Internazionali avrebbe fatto lo stesso con i maschi italiani in tabellone, rinunciando a tutti e tredici pur di vedere in campo Jannik Sinner, che invece è già a Torino in casa Juve a cercare la soluzione dei suoi problemi all’anca. Tra i cedibili in cambio del numero 2 al mondo, anche il numero 6 di soltanto due anni fa, Matteo Berrettini, classe 1996, finalista a Wimbledon, semifinalista a Melbourne e New York, otto titoli Atp, primo frontman della banda di ragazzi che ha riportato il tennis azzurro ai vertici mondiali. Il romano s’è però sfilato dal mazzo annunciando che non scenderà in campo venerdì contro il piemontese Stefano Napolitano: “Ho provato di tutto, ma non sono pronto. Ho preso tante medicine (per la tonsillite? ndr) che mi hanno debilitato e non ho le forze che servono. Ho paura che possa accadere qualcosa che mi costringa a stare fuori a lungo”. Mediaticamente, l’ex allievo di Vincenzo Santopadre pesa - azzardo - quanto quattro o cinque degli altri dodici. Eppure, molti degli spettatori in attesa della giornata o della serata al Foro Italico prenotata da mesi hanno forse cominciato a cambiare umore, in meglio, dopo aver saputo all'ora di pranzo che Luciano Darderi, classe 2002, ha eliminato al termine di tre set tiratissimi l’ex enfant prodige Denis Shapovalov, canadese, 25 anni appena compiuti, 10 Atp nel 2020, adesso numero 126 a causa delle traversie conseguenti al guaio al ginocchio che gli aveva fatto disertare mezza stagione agonistica l’anno scorso. Poco più tardi, dalla Grand Stand Arena è arrivata la notizia che Flavio Cobolli, anch’egli del 2002, ha nettamente battuto il tedesco Maximilian Marterer, 28 anni, gran frequentatore dei tornei Challenger. L’ottimismo italico è così risalito a livelli accettabili. Sono state partite assai diverse. Darderi ha tenuto testa ai colpi potenti e spettacolari del mancino nato a Tel Aviv, costringendolo spesso all’errore. Ceduto il primo set al tie break, ha allungato il passo nel secondo approfittando di un quarto d’ora di totale confusione dell’avversario. Molto solido al servizio (decisiva la differenza di rendimento con la seconda, con il 50 per cento di punti contro il 36), ha resistito alle folate offensive di Shapo nel terzo parziale, chiuso poi con un ottimo tie break (7-4). Il punteggio, 6-7 6-3 7-6, rispecchia fedelmente quando accaduto nelle oltre tre ore di scambi sfinenti. Luciano, approdato in Italia dodici anni fa con papà Gino, buon giocatore classe 1967, ha mantenuto solidi legami con l’Argentina (ha doppio passaporto), prendendo il meglio delle due scuole tennistiche. Sono convinto ci darà parecchie soddisfazioni soprattutto sulla terra rossa. Come forse farà suo fratello Vito, classe 2008, già nei dintorni di quota 120 nel circuito ITF Junior. Ora “Lussiano”, come lo chiamano parenti e amici, dovrà concentrarsi sul prossimo match con l’argentino Mariano Navone, che domenica ha dominato Lorenzo Musetti nella finale del Challenger 175 di Cagliari.
Meno equilibrato il match tra il romano e l’esperto ragazzone di Norimberga, considerato dieci anni fa un probabile protagonista del circuito maggiore e poi incapace di maturare adeguatamente. Dopo un avvio incerto, Flavio ha preso il controllo della partita senza concedere più niente. Il 6-4 6-2 di oggi lo manda ad affrontare tra un paio di giorni l’americano Sebastian Korda, numero 27 ATP, in ripresa dopo un anno senza gloria.
È meno cupo persino l’umore degli sfortunati organizzatori del Masters 1000 più bello del mondo. L’anno scorso, alla prima edizione extended, aveva piovuto come non accadeva da decenni. Stavolta le previsioni - confortate dalla stazione dell’Aeronautica Militare installata all’interno del Foro - promettono dieci giorni senza precipitazioni, nonostante oggi le partite siano state interrotte due volte dalla pioggia insistente. Oltre ai buoni risultati dei giovani italiani (il match tra Francesco Passaro e Arthur Rinderknech è stato sospeso in serata mentre l’umbro era avanti 6-5 nel secondo set dopo aver perso il primo al tie break) e al meteo incoraggiante, anche Rafa Nadal è venuto in soccorso del presidente Angelo Binaghi e dello staff della Fitp, quasi a volerne lenire le numerose pene. Nella conferenza stampa pre-esordio (giocherà contro il belga Zizou Bergs, 24 anni, Atp 96, qualificato), il dieci volte trionfatore del Foro s’è emozionato parlando di un torneo amato appena un pizzico meno del Roland Garros: ”I miei migliori ricordi romani sono legati ai match sui cinque set (com’erano le finali fino al 2006 ndr). Ero giovane, appassionato, sentivo molto il pubblico. Indimenticabili le mie prime due vittorie contro Coria e Roger. E sono contento di essere qui a questo punto della carriera perché è fantastico rivedere tutte le persone che conosco da vent’anni e scoprire che gli sei mancato”. L’ultima risposta è sugli infortuni propri, di Alcaraz e Sinner: “Farsi male è normale. Quando spingi il tuo corpo al limite, puoi farti male. Io ho perso molti tornei per infortunio. Ma non bisogna mai lamentarsi. Nessun dramma. Il torneo va avanti anche senza Jannik e Carlos. Spiace molto anche a me che non ci siano, ma va così. E poi ci rincontreremo presto a Parigi”.
Il tabellone femminile ha finora riservato scarse soddisfazioni ai tifosi italiani. In attesa della prima partita di Jasmine Paolini, l'ambiente è stato scosso dalla notizia ufficiale del ritiro a 32 anni di Camila Giorgi, la più brillante tennista del dopo Schiavone, Pennetta, Vinci, Errani. La marchigiana con radici argentine non ha smentito né confermato: nello stile suo e dell'onnipresente papà, anche questo episodio lascia aperti non pochi interrogativi circa una storia umana e sportiva sempre eccentrica.