Monday's Net

Iga Swiatek sempre più padrona del tennis femminile

Iga Swiatek
Iga Swiatek (agf)
3 minuti di lettura

Lassù, dicono, l’aria è così limpida che lei vede in anticipo quanto fa l’avversaria. È il vantaggio del quale gode chi sta oltre quota undicimila punti nel ranking Wta, cioè soltanto Iga Swiatek. A quota ottomila, che è quella di Aryna Sabalenka, Elena Rybakina e Coco Gauff, la visibilità è buona ma a volte un po’ offuscata da nubi di passaggio. É per queste ragioni assai geoletterarie - me le ha suggerite giorni fa un amico di ottime letture - che la polacca classe 2001 sta poco alla volta diventando la padrona del tennis femminile?

Ovviamente no. I motivi sono altri e hanno a che fare con le caratteristiche tecniche, atletiche e mentali della giocatrice a lungo allenata da Piotr Sierzputowski, ora affidata alle cure di Tomas Wiktorowski ma soprattutto seguita come un’ombra dalla psicologa sportiva Daria Abramowicz (nel clan di Iga c’è posto solo per polacchi): i motivi del fenomeno Swiatek sono la velocità del braccio che la mette in condizione di anticipare i colpi, la fluidità nei movimenti sia in avanzamento sia laterali, il controllo che le consente tassi irrisori di errore, la concentrazione che la isola dal contesto del match. I fondamentali sono tutti d’eccellente fattura. Non ha evidenti debolezze, l’unico modo per fare punti ai suoi danni è non lasciarle raggiungere la palla.

Ci ha riprovato oggi Sabalenka, reduce dalla sconfitta tutt’altro che umiliante (7-5 4-6 7-6) per mano di Iga quindici giorni fa nella finale della capitale spagnola. Missione fallita, nonostante il pubblico del Centrale fosse tutto dalla sua parte, forse stanco del tennis un po’ robotico della ragazza di Varsavia già vincitrice qui nel 2021 e nel 2022. Nei due set non c’è mai stato il minimo dubbio che la numero 1 al mondo alla fine prevalesse. Le forzature della bielorussa sono state in larga maggioranza rintuzzate oppure si sono spente in tiri fuori misura. Il punteggio, 6-2 6-3, è quasi bugiardo rispetto al predominio mostrato da Iga nell’ora e mezzo di confronto. Dagli ultimi Australian Open, quando uscì clamorosamente di scena al terzo turno battuta da Linda Noskova, per Iga è stata una marcia trionfale. I titoli conquistati in Qatar, a Indian Wells, a Madrid e oggi a Roma le hanno fruttato 5335 punti contro i 3928 di Aryna, i 3583 di Elena Rybakina, i 2533 di Danielle Collins e i 2383 di Coco. L’anno scorso s’era presa i tornei Wta di Doha, Stoccarda, Varsavia e Pechino più il Roland Garros, e non s’era fatta mancare il trionfo alle Finals. Di questo passo il suo 2024 sarà più ricco di successi.

Nei suoi exploit è determinante il ruolo di Abramowicz, 36 anni, ex velista, mental coach già al fianco di atleti di varie discipline, dai nuotatori ai ciclisti. Contrariamente a quanto fanno la maggioranza degli psicologi dello sport, Daria è presente a ogni partita di Iga, alla quale ha insegnato a contenere la rabbia agonistica e a non cedere allo stress. Se la presenza ovunque del consulente psicologico diventasse pratica comune, i costi per la gestione dei team s’innalzerebbero, allargando il divario tra chi può permettersi ogni tipo di consulenza e chi no. Analizzando la propria prova di oggi, Sabalenka ha ammesso: “Certo che so che Iga si muove bene, dunque devo rimanere aggressiva e continuare a spingere. Ci sono poche possibilità che lei mi dia un punto facile. Forse sapere tutto questo mi fa affrettare le cose. Cercherò di fare diversamente la prossima volta: avere meno ansia, fidarmi del mio gioco e non esagerare per ottenere i punti chiave”. Forse potrebbe chiedere una consulenza alla dottoressa Abramowicz.

Il doppio Bolelli-Vavassori si ferma

Si è fermato all’anticamera della finale il bel percorso romano di Simone Bolelli e Andrea Vavassori, oggi un po’ meno brillanti rispetto alle prove degli ultimi giorni. Merito o colpa della coppia composta dal croato Mate Pavic e dal salvadoregno Marcelo Arevalo, esperti e concreti (6-2 7-6). Comunque, il bolognese e il torinese vanno considerati uno dei punti di forza del nostro tennis in previsione delle Olimpiadi parigine e della Coppa Davis.

Errani-Paolini in campo

Domani le donne saranno ancora protagoniste con la finale del doppio che vedrà in campo Sara Errani e Jasmine Paolini contro le americane Coco Gauff ed Erin Routliffe. Tre finora i successi italiani nella storia degli Internazionali: nel 1931 Anna Luzzatti e Rosetta Gagliardi prevalsero a Milano, nel 1985 Sandra Cecchini e Raffaella Reggi vinsero a Taranto, nel 2012 Sara Errani e Roberta Vinci infiammarono il Foro Italico (a questo punto ogni buon cronista deve citare le cinque finali perse da Lea Pericoli e Silvana Lazzarino negli anni sessanta). Sulla carta le azzurre sono più dinamiche, esperte, assortite e motivate delle statunitensi. Il titolo è alla loro portata.

I commenti dei lettori