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Musetti non doma il vecchio campione

Lorenzo Musetti, 22 anni
Lorenzo Musetti, 22 anni (reuters)
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Raramente accade che il titolo di un grande torneo - mi riferisco agli slam e ai Masters 1000 - vada a un giocatore che non sia un Top Ten. La circostanza si verifica talvolta con un giovane in ascesa (per fare un esempio, Carlos Alcaraz vinse a Miami nel 2022 da numero 16 al mondo) o con un veterano che ritrova lo smalto di un tempo (Fabio Fognini, Monte Carlo 2019, numero 18).

Nel 2024 non ci sono state sorprese. Jannik Sinner (numero 1 della classifica ATP in tempo reale, che è ufficiosa) ha vinto a Melbourne e a Miami, Alcaraz (3) a Indian Wells, Tsitsipas (9) a Monte Carlo, Andrey Rublev (6) a Madrid, Alexander Zverev (5) a Roma. Non hanno finora ottenuto successi a questo livello Novak Djokovic (2), Daniil Medvedev (4), Hubert Hurkacz (7), Alex de Minaur (8) e Grigor Dimitrov (10).

Il trend trova conferma al Roland Garros: al netto di Rublev mandato fuori tabellone ieri da Matteo Arnaldi, nove dei dieci più forti al mondo hanno guadagnato l’accesso agli ottavi e sono dunque in corsa per la finale di domenica prossima.

Se nove Top Ten sono tra i sedici qualificati al quarto turno degli Open di Francia, significa che gli algoritmi usati per stilare le classifiche ATP rispecchiano i valori attuali. La riprova: nove Top Ten del ranking detto “race”, che prende in considerazione i risultati da gennaio a oggi, approdano agli ottavi, con l’unica differenza rispetto all’altra classifica che, in qualità di numeri 10 e 4, Taylor Fritz, oggi vincente a fatica su Thanasi Kokkinakis, e Casper Ruud, che ha battuto Tomas Martin Etcheverry, prendono i posto di Djokovic e Hurkacz.

Ho spoilerato (anglicismo il cui successo, sosteneva anni fa l’Accademia della Crusca, dipende dall’uso che ne farà la comunità dei parlanti”: direi che ci siamo) com’è finita la sfida tra Djokovic e Musetti, cominciata mentre a Wembley il Real Madrid festeggiava la sua quattordicesima coppa dei campioni. Il serbo, tuttora ufficialmente numero 1 al mondo, sta facendo il percorso al quale ci ha abituato nei decenni: primi turni farraginosi, meccanismo psicofisico sempre più oliato quando vede il traguardo più vicino. È un match di intensità rara. Nel primo set lascia che Musetti s’illuda e poi lo trafigge con il break all’ultima occasione, quando il recupero non è più possibile (7-5).

Il tennis espresso nel secondo set dal trentasettenne che ha vinto tutto e, soprattutto, dal ventiduenne che vorrebbe vincere tutto è tra i migliori visti sinora sul rettangolo rosso del Philippe-Chatrier. Scambi durissimi, palle corte irraggiungibili, lob che si spiaccicano sulle righe, smash da ogni angolo del campo, lungolinea e incrociati millimetrici: uno spettacolo che tiene incollati alle sedie gli spettatori nonostante anche l’ultimo metrò - che fa tanto Truffaut - stia per partire dalla stazione di Michel-Ange Auteuil. Sotto 4-1, Lorenzo recupera e poi va a prendersi anche il tie break.

Nel terzo parziale Musetti dà l’impressione di succhiare, a distanza, l’energia dall’avversario, come accadde tre anni fa nei due strepitosi set iniziali del loro match sullo stesso campo: 6-7 6-7 per Lollo, seguiti dalla sequenza 6-1 6-0 4-0 e ritiro (criticatissimo) che promosse Nole agli ottavi. Mai sottovalutare un vecchio campione, però: dopo aver lasciato il set per 2-6, Nole ritrova la lucidità e si rimette in corsa ottenendo, subito dopo, un netto 6-3.

Il quinto set prende avvio quando le 2 e mezza sono passate da un po’. A vederli da lontano, il coach Simone Tartarini e il consulente Corrado Barazzutti sembrano preoccupati della tenuta di Lollo, mentre il nuovo team di Nole è imperscrutabile (forse temono di innervosire il loro datore di lavoro). L’assolo del più vincente giocatore di sempre non annichilisce il numero 2 italiano, che piazza ottimi colpi che non cambiano tuttavia il momentum della partita. Il 6-0 per Nole viene sancito dal giudice arbitro 7 minuti dopo le 3, dopo 4 ore e 28 minuti di grande tennis.

Nvovak Djokovic, 37 anni
Nvovak Djokovic, 37 anni (afp)

Parliamo di donne, adesso. Trionfare a nemmeno 19 anni nel WTA 1000 (allora chiamato Premier Mandatory) di Indian Wells, ripetersi cinque mesi dopo in quello di Toronto e, a seguire, battere Serena Williams 6-3 7-5 in finale a Flushing Meadows è uno straordinario triplo battesimo del fuoco e, insieme, una condanna a confermarsi da lì in poi. È l’anno 2019. Bianca Andreescu, classe 2000, canadese di genitori rumeni, è la stella nascente del circuito femminile. Invece la pandemia e chissà che altro cristallizzano ad allora la sua carriera: nessun altro successo, due finali importanti perse tra il 2021 e il 2022, un titolo di doppio misto sfiorato l’anno scorso al Roland Garros in coppia con il neozelandese Michael Venus. Stop.

Jasmine Paolini, 28 anni
Jasmine Paolini, 28 anni 

A Miami l’anno scorso subisce un serio infortunio alla schiena, dal quale non si riprende nei mesi successivi. Agli Us Open annuncia non scende in campo al primo turno contro Lesja Tsurenko e annuncia che resterà fuori dal circuito a lungo. Il ritorno in campo viene programmato per i tornei estivi sul cemento americano: invece, a sorpresa, si presenta a Parigi, sconfigge la spagnola Sara Sorribes Torno, poi la nuova fidanzata di Jannik, la russa Anna Kalinskaya, e si presenta oggi sul campo 3 convinta di poter competere ad armi pari con la numero 1 d’Italia e 14 del mondo, Jasmine Paolini. In effetti, riesce a metterla in difficoltà nel secondo set (3-6) ma deve subirne l’aggressività e la rapidità di esecuzione sia nel primo (6-1), sia nel terzo (6-0). Ecco com’è andata nelle versione della ragazza di Bagni di Lucca: “Non era affatto un match facile. La chiave era toglierle il tempo, ché se la lasci giocare Bianca tira forte e preciso. Ho spinto il più possibile e cambiato il ritmo appena possibile. Sono stata sempre lucida. Nei primi turni ero più nervosa, oggi ha prevalso la tranquillità. È un buon segnale. L’obiettivo è andare avanti match dopo match, anche per non pensare a cose tipo il ranking WTA. Io miglioro poco alla volta, complessivamente continuo a crescere. Merito anche del mio DNA, del mio nonno ghanese e della parte polacca del mio patrimonio genetico”. Alla sua seconda volta in un quarto turno di slam in singolare, l’altro obiettivo di Jasmine resta fare bene nel torneo di doppio con Sara Errani: dopo il trionfo agli Internazionali, un slam ci starebbe proprio ben

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