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Continua l’effetto Sinner-Paolini, ma Jasmine non può festeggiare

L'abbraccio tra Keys e Paolini
L'abbraccio tra Keys e Paolini (afp)
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Alle 15.55 nella Court No. 1 dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club i colori prevalenti sono il verde (l’erba) e il bianco (il colore obbligatorio per chi gioca), mentre il rosso ce lo mette Jannik Sinner, che qui tutti chiamano “the red boy”. Il grande cuore di Jasmine Paolini stavolta non batte all’unisono con quelli dei tanti italiani che affollano le tribune perché il suo vittorioso ottavo di finale s’è concluso pochi minuti prima in circostanze che non consentono festeggiamenti. Attenzione, la lucchese s’è pienamente meritata l’approdo ai quarti ma avrebbe preferito che l’evento non finisse nei database come conseguenza del ritiro dell’avversaria Madison Keys, per di più avvenuto quando l’avvincente confronto era ormai all’epilogo.

In sintesi, i fatti: Jasmine, classe 1996, domina il primo set (6-3); nel secondo, si cimenta in una straordinaria rimonta da sotto 1-5, sfiorando il successo nel tie break; invece, un suo banale errore di diritto porta il match al terzo parziale; adesso è l’americana, che ha un anno di più, a condurre con autorevolezza fino al 2-5; quando sembra che sia vicino ko, la numero 1 d’Italia riprende a picchiare con determinazione, macinando vincenti di diritto e di rovescio e rientrando in partita sul 4-5. Ed è nel corso del nono game che la testa di serie numero 13 del torneo, originaria nell’Illinois e allenata dal fidanzato Bjorn Fratangelo, si fa male, anche se non ho capito come e in quale scambio. Nemmeno Jasmine si rende conto della gravità dell’infortunio, probabilmente uno strappo agli adduttori della gamba sinistra.

Madison non si siede al cambio di campo, si sdraia sull’erba e chiede il medical timeout, poi l’accompagnano negli spogliatoi per restarci a lungo. Quando torna ha una vistosa fasciatura e zoppica, ma prova lo stesso a finire il match. Jasmine non infierisce, ma è suo dovere cercare di passare il turno. Sul 5 pari, fra le lacrime, Keys comunica alla giudice di sedia la decisione di finirla lì. Il risultato, dunque, si cristallizza su 6-2 6-7 5-5 e ritiro. La domenica dolce-amara dell’allieva di Renzo Furlan finirà con la notizia su chi avrà vinto il derby tra altre due americane, Coco Gauff, 20 anni, numero 2 WTA, ed Emma Navarro, 23 anni, numero 17: sarà una di loro due la sua prossima avversaria: “Sono ugualmente temibili – spiega Jasmine – perché molto veloci. In passato mi hanno sempre messo in difficoltà”. Quasi a dire: ora però le cose sono cambiate.

Intanto Jannik e il team si godono il rapido successo su Ben Shelton, allenato in Florida da papà Bryan, ATP 55 nel 1992 e poi stimatissimo coach universitario. Reduce qui a Wimbledon dalle vittorie sempre in cinque set a spese di Mattia Bellucci, Lloyd Harris e Denis Shapovalov, il mancino di Atlanta cresce assai nel corso del match ma non abbastanza da mettere in difficoltà Sinner nei primi due set; nel terzo costringe il sudtirolese a alzare il livello di gioco per impedirgli di prendere il volo. Il lungo tie break è forse la fase più divertente del confronto, con occasioni create e sprecate da entrambi: servono venti punti (11-9) per decretare la nona vittoria (6-2 6-4 7-6) consecutiva del capofila ATP. Il quale rivelerà più tardi in conferenza stampa d'essere di fatto un ambidestro: per esempio, quando gioca a calcio colpisce preferentemente con il piede sinistro. Quasi in contemporanea, nella Centre Court Carlos Alcaraz elimina in quattro set il francese Ugo Humbert. L’ipotesi di un’altra semifinale italo-spagnola in uno slam si fa sempre più concreta. Sempre che tra i due non si frapponga il russo Daniil Medvedev, prossimo avversario di Sinner avendo battuto oggi per ritiro dopo pochi game il bulgaro Grigor Dimitrov.

(afp)

La sorpresa di giornata è l’uscita di scena della britannica Emma Raducanu, sconfitta in tre set da una neozelandese di cui so poco. Per mia fortuna l’amico Massimo Grilli di Tennis Italiano viene in mio soccorso: “Da svizzera che era, Lulu Sun ha cambiato nazionalità all’inizio di quest’anno. Il suo background è internazionale: è nata in Nuova Zelanda da madre cinese e padre croato, aveva cinque anni quando la sua famiglia si è trasferita in Svizzera, poi ha frequentato l’Università del Texas ed ora si divide tra la Florida e la Slovacchia, paese natale del suo coach, Vladimir Piatenik". Da seguire.

Per fortuna a Wimbledon si fanno ragionamenti e programmi che vanno oltre l’orizzonte temporale di domenica prossima. C’è il caso “Djokovic for President”, per esempio. Presidente di cosa, non si sa ancora, ma intanto ha pronto il suo programma di governo del tennis globale messo in pericolo - sostiene - già a livello dei club “che si stanno trasformando in circoli del paddle o del pickleball". Doppiato l’altra sera lo scoglio, di sicuro meno periglioso di capo Horn (4-6 6-3 6-4 4-6), rappresentato dall’australiano Alexei Popyrin, il numero 2 del ranking ATP ha sciorinato ai cronisti tiratardi le misure che prenderebbe se guidasse i destini del suo, e nostro, sport: “Ci sono un bel po' di cose da guardare collettivamente e cercare di migliorare. Per esempio, dobbiamo far crescere il numero di giocatori che vivono di tennis. Ci sono oggi da 350 a 400 miei colleghi, sia uomini, sia donne, sia singolaristi, sia doppisti, che guadagnano abbastanza. Sono pochi. Gli altri arrancano. Questo è profondamente preoccupante. Altro punto. Il tennis è uno sport seguito ovunque, amato da milioni di bambini che vorrebbero praticarlo, ma noi non lo rendiamo accessibile a tutti. (Questo avviene) soprattutto in paesi come il mio che non hanno una forte federazione, che non organizzano uno slam o grandi tornei storici, né dispongono di enormi budget. Dobbiamo quindi unirci o rifondare il tennis”.

Djokovic partirebbe con la riforma dei club: “Se non facciamo qualcosa, il paddle in Europa e il pickleball negli Stati Uniti si prenderanno tutto lo spazio del tennis. Su un campo da tennis puoi costruire tre campi da paddle. È finanziariamente conveniente per il proprietario del club”. Nole è ancora più aggressivo sul marketing: “Lo sport più seguito è il calcio, il secondo è il basket, poi viene il tennis che però è il numero nove o dieci nella lista di tutti gli sport in termini di utilizzo della sua popolarità, di commercializzazione o di capitalizzazione. Penso ci sia un enorme spazio per la crescita”.

Al momento il boom del tennis è un fenomeno italiano che non ha eguali altrove. L’allarme di Djokovic trova terreno fertile tra gli organizzatori dei Championships, dove le presenze di spettatori paganti sono in calo rispetto al 2023: settecento spettatori in meno ieri, quasi seimila venerdì, oltre mille giovedì. Per carità, i numeri restano impressionanti (l’anno scorso furono registrate oltre mezzo milione di presenze) ma la tendenza sarà esaminata nei dettagli dall’AELTC.

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