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Carlos Alcaraz, la forza ma anche il cervello

Carlos Alcaraz, la forza ma anche il cervello
(afp)

Lo spagnolo, nella finale di Wimbledon vinta contro Djokovic, ha dimostrato una straordinaria completezza

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Quasi quattordici minuti a battersi i petti come i gorilla, che lo fanno per corteggiare le femmine, per esibire socialmente la propria forza o per intimidire i rivali. Dei tre obiettivi, l’ultimo è quello ugualmente condiviso da Carlos Alcaraz e Novak Djokovic nel primo game della finale di Wimbledon 2024: anziché battersi il petto, picchiano come fabbri e mettono in scena diciannove scambi, con cinque occasioni di break per lo spagnolo e tre di mantenere il servizio per il serbo. Nelle foreste pluviali è frequente che un giovane maschio rampante chiami un vecchio capo al confronto, e che poi sia lui a prevalere. Sul prato della Centre Court accade lo stesso, con il murciano di 21 anni che vince la sfida d’avvio con il belgradese classe 1987 (gli vale un break) e poi impiega soltanto ventisei minuti e sette giochi per conclamare il proprio predominio. Fuor di metafora da etologi dei primati, significa che il detentore del titolo 2023 si prende il primo set per 6-2 in 40 minuti. Penso che la partita finisca lì.

Nel parziale successivo Carlos non cambia registro: break immediato come segno del comando, contenimento dell’avversario, secondo break, 6-2. Dalla tribuna stampa Nole non mi appare in grado di tornare rapidamente competitivo: è sempre in ritardo quando avanza verso la rete, è talvolta fuori misura, viene trapassato regolarmente dai vincenti dell’avversario che spara forte quand’è necessario ed è delicatissimo se la situazione lo richiede. Invece mi sbaglio: nel terzo set riecco il Djokovic supercombattivo come contro Holger Rune e Lorenzo Musetti, eliminati in tre set nei precedenti turni, ai quali ha lasciato solo le briciole. Sul 4 pari Carlitos affonda i colpi e approfitta di un paio di errori dell’uomo che qui ha vinto sette volte il titolo. Avanti 5-4 40-0, l’allievo di Juan Carlos Ferrero ha tre chance per chiudere il match subito e alzare di nuovo, dopo l’anno scorso, la coppa. Qualche umanissimo timore in forma di braccino lo paralizza e così si fa raggiungere e addirittura controbreakkare. È l’ultimo guizzo del vecchio capobranco, che nel tie break successivo lascia definitivamente il passo (7-4). Finisce 6-2 6-2 7-6, Alcaraz si prende i suoi secondi Championships, che significano il quarto slam dopo Us Open 2022, Wimbledon 2023 e Parigi 2024. A questo ritmo, Djokovic vivrà nell’incertezza i prossimi sedici anni (pari alla loro differenza d’età): questo ragazzo mi raggiungerà a quota 24 major o no?

Fin qui, forse con eccesso di sintesi, la cronaca di quanto accaduto sul campo principale di SW19. Una notazione: a catalizzare ogni interesse e simpatia della Centre Court è stata, prima e dopo il match, la principessa del Galles alla sua prima uscita pubblica d’impatto mediatico davvero globale dopo l'intervento chirurgico addominale e le cure contro il cancro, peraltro non ancora terminate. Accolta con una standing ovation,in qualità di "patron" dell'All-England Lawn Tennis and Croquet Club ha consegnato il trofeo ad Alcaraz. Ha più tardi commentato Djokovic: “È bello che sua altezza reale sia venuta oggi perché ci ha confermato che sta bene e perché so che lei e la sorella hanno giocato tanto a tennis e dunque ne capiscono”. Come sempre, Nole trova le parole giuste.

Qualche considerazione sui significati di questa giornata conclusiva a Wimbledon e qualche previsione sul prossimo futuro. Al di là del ranking ATP che per ora non lo premia, da fine maggio Alcaraz sta dimostrando di essere il più in forma del circuito e, soprattutto, il giocatore con maggiore fiducia nei propri mezzi. Inoltre, qui come a Parigi, nei passaggi decisivi di ogni match ha sfoderato una intelligenza tennistica paragonabile a quella dei Fab Three o Four. Dopo le Olimpiadi, affronterà la stagione oltre Atlantico che culminerà con gli Us Open, il torneo che due anni fa lo ha definitivamente lanciato nell’Olimpo dei più grandi e che vorrebbe rivincere dopo l’eliminazione subita l’anno scorso in semifinale per mano di Daniil Medvedev. Sarà l’occasione per Jannik Sinner, che per ora resta numero 1 al mondo, di fornire la conferma di essere l’unico in grado di contrastarlo con efficacia.

Parlando in conferenza stampa, Djokovic è sincero: “Oggi Carlos è stato il migliore dall’inizio alla fine. Nei movimenti, nei colpi, nel servizio. Io gli ero inferiore, non c’è altro da aggiungere. Quanto è successo nel terzo set mi ha dato un po’ di speranza, ma è stato un attimo. Se tre settimane fa mi avessero proposto un contratto per arrivare alla finale (con la certezza di perderla ndr), avrei firmato. Quindi devo essere soddisfatto di quanto ho fatto a 39 giorni dall’intervento al ginocchio”. Un anno fa raccomandavo di non dare per finito il campione appena sconfitto in cinque set (1-6 7-6 6-1 3-6 6-4) dal giovane spagnolo. Lo stesso mi sento di dire oggi. Novak potrebbe essere il favorito delle Olimpiadi parigine perché vuole come nessun altro la medaglia d’oro. E, avendolo visto crescere di partita in partita in queste due settimane londinesi, mi sono convinto che a New York, nelle ATP FInals e poi a Melbourne giocherà le sue carte.

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