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L’Italtennis di Melbourne merita il podio

Jannik Sinner
Jannik Sinner 

La rubrica Monday’s Net di Claudio Giua

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Concluso ieri il primo turno degli Australian Open, in omaggio al maestro dei numeri Rino Tommasi ho provato a stilare una classifica artigianale in tempo reale dei paesi tennisticamente più rilevanti. Scelto come universo di riferimento il ranking ATP live, ho preso in considerazione tre parametri: su quanti giocatori Top 100 può contare ciascun paese, su quanti Top 10, su quanti hanno superato il turno d’avvio a Melbourne. Bene, sul podio salgono Italia, Francia e Stati Uniti in un ordine variabile che dipende dal valore arbitrariamente assegnato al posizionamento dei singoli atleti nelle classifiche. I miei punteggi e conteggi danno l’Italia prima, gli Stati Uniti secondi e la Francia terza. Virtualmente oggi gli azzurri Top 100 sono undici (Sinner numero 2, Berrettini 32, Cobolli 33, Arnaldi 38, Darderi 46, Sonego 52, Nardi 82, Fognini 88, Passaro 89, Bellucci 97), i Top 20 sono ovviamente due, i qualificati al secondo turno cinque (Sinner, Musetti, Berrettini, Sonego e Passaro). Rispetto all’Italia, gli Stati Uniti contano su meno Top 100 (sono otto) ma su più Top 20 (quattro) e, soprattutto, su dieci qualificati al cosiddetto R64. La Francia ha lo stesso nostro numero di giocatori tra i primi cento, un solo Top 20 ma la bellezza di otto approdati al secondo turno del primo slam della stagione.

Considerando aprioristicamente come parametro più rilevante la quota di Top 100, le altre sette potenze del tennis mondiale sono, al 15 di gennaio, così posizionate: Australia (9 Top 100, 1 Top 20, 7 al secondo turno del major di casa), Argentina (8, 0, 3), Spagna (6, 1, 5), Russia (4, 3, 2), Germania (4, 1, 2), Gran Bretagna (3, 1, 2), Canada (3, 0, 3).

Vorrei produrmi con gli stessi calcoletti con le donne della WTA, ma in questo momento stanno per scendere in campo Andrea Vavassori e Simone Bolelli, che sono persone adorabili, quindi rinvio la tommasata alla fine di uno dei prossimi turni. Gli avversari del doppio italiano sono i tedeschi Constantin Frantzen e Hendrik Jabens, che non dispongono di armi che facciano davvero male. Il match sul campo 5 dura poco più di un’ora, bastano il break nel primo set e i due nel secondo, parzialmente controbilanciati da un controbreak, per aprire le porte del secondo turno ai finalisti dell’anno scorso.

Prima dello stop per la pioggia a metà pomeriggio, sul campo 13 l’unico singolarista italiano in programma, Francesco Passaro, fa quanto può contro il francese Benjamin Bonzi, 28 anni, numero 64 della classifica ATP in tempo reale. Il punteggio di 6-2 6-4 3-6 6-4 ufficializzato dopo in 2 ore e 12 minuti di gioco resoconta parzialmente della buona prova del perugino, che non appare a proprio agio nei primi due set forse perché deve smaltire l’adrenalina accumulata per gli accadimenti di due giorni fa, l’ingresso in tabellone come lucky loser e la vittoria su Grigor Dimitrov. Nel parziale successivo, tranquillizzato il classe 2002 allenato da Roberto Tarpani riesce a farsi valere, rimettendosi in corsa con autorevolezza. Peccato per le sei palle break non trasformate nel quarto set, delle quali approfitta Bonzi, che ha scalato le classifiche a forza di Challenger.

Ho seguito a sprazzi i match di Carlos Alcaraz e Novak Djokovic, i più attesi protagonisti del tabellone maschile insieme a Sinner. Impressionano la forma fisica e la determinazione dello spagnolo che, in un’ora di pallate e carezza sul campo nella Margaret Court Arena, lascia cinque game al malcapitato giapponese Yoshihito Nishioka: 6-0 6-1 6-4. Pronostica un collega: “Vedrai che Alcaraz sarà il più giovane tennista della storia a completare, tra undici giorni, il Grande Slam in carriera”, che significa vincere almeno una volta tutt’e quattro i principali tornei del circuito. Se non avessi una sconfinata fiducia in Jannik, condividerei.

Tutt’altro che convincente la prova del serbo, opposto al qualificato portoghese Jaime Faria, 21 anni, ATP 107, nella Rod Laver Arena. L’ho scritto decine di volte negli anni: mai farsi ingannare dalle farraginosità dell’ex numero 1 all’inizio di uno slam, abituato com’è a faticare nei primi turni per poi dilagare più avanti nel torneo. Attenzione, però. Stavolta Nole cede un set, il secondo, nel tie break, che sulla carta è un passaggio per lui assai favorevole. Il lisbonese arriva a metterlo in soggezione, a piazzare un irridente drop shot e a chiudere sul 4-7 a proprio favore. Scoprirò più tardi che Faria è il primo portoghese a non restare all’asciutto di set contro Djokovic: buona la diciottesima, quindi. Ovviamente, un passaggio a vuoto non conta niente, visto che alla fine il trionfatore in dieci Australian Open incassa un netto 6-1 6-7 6-3 6-2.

Casper Ruud è il terzo Top 10 del ranking ATP ufficiale, cristallizzato al 13 gennaio, a uscire di scena quando la prima settimana degli AusOpen è a malapena a metà percorso. I primi a cedere erano stati nei giorni svorsi Andrey Rublev (numero 9) e Dimitrov (10), peraltro a loro volta preceduti da Stefanos Tsitsipas, adesso numero 12 ma presenza fissa nell’Olimpo dal 2019 al 2024. Il norvegese, 26 anni, testa di serie numero 6, s’accoda dopo la batosta subita per mano del ceco Jakub Mensik, 19 anni, ATP 48, tra i più forti della sua generazione. Il ragazzone allenato da Tomas Josefus raggiunge il terzo turno di uno slam per la prima volta. Nel 2024 è approdato alla finale a Doha e alla semi a Umago. Oggi ha letteralmente annichilito il tre volte finalista nei major (Parigi 2022 e 2023, New York 2022) nel primo e nel terzo set, chiudendo sul punteggio di 6-2 3-6 6-1 6-4. Sempre di più il grande tennis tennis si popola di protagonisti nati nel nuovo millennio. I nuovi vecchi sono quelli degli anni Novanta.

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