Quando le aspettative prima del match coincidono con ciò che poi accade in campo tra i due avversari, significa che erano univoche e corrette le indicazioni desunte dai precedenti testa a testa (se ce ne sono), dai piazzamenti in classifica, dalle sensazioni create nel corso rispettive performance più recenti. Poi c’è l’imponderabile, la serendipity, il colpo di scena inatteso, come quando, oggi pomeriggio, la numero 361 del ranking WTA ufficiale (ma virtualmente 120) batte per 3-6 6-4 6-4 la numero 3 e si issa tra le quartofinaliste del Roland Garros 2025. Lei è francese, di Digione, si chiama Lois Boisson, ha 22 anni appena compiuti, ed è reduce da un grave infortunio. La sconfitta è Jessica Pegula, 31 anni, di Buffalo, miliardaria in dollari e tostissima frequentatrice da anni dell’olimpo delle Top Ten. Ça va sans dire che da adesso i media transalpini avranno occhi solo per Lois, unica connazionale a difendere le sguarnite trincee di un tennis che non vuole vivere di ricordi e di flebili speranze.
Oppure può accadere che il londinese Jack Draper, uno dei giocatori più in forma del circuito, semifinalista agli ultimi US Open, vincitore del Masters 1000 di Indian Wells in marzo, finalista in quello di Madrid il mese scorso, numero 4 della classifica Race che tiene conto dei risultati da gennaio in poi, eccetera eccetera, si squagli al calore sprigionato dal tennis vario e variabile di Alexander Bublik, moscovita-kazako di 28 anni, che mai si era spinto fino ai quarti di finale di uno Slam.
I precedenti, le classifiche e i commenti non lasciavano spazio a previsioni negative alla vigilia dell’ottavo di finale Sinner vs. Rublev. L’italiano era avanti 6 a 3 nei confronti diretti, con l’ultimo successo del russo l’estate scorsa in Canada. Jannik, poi, è numero 1 al mondo da 363 giorni, mentre Andrey attualmente 15 ATP anche se ha trascorsi da numero 5. Gli gnomi dei dati ci avevano tempestivamente informato che Sinner è, da sabato, il quarto giocatore dal 2000 (dopo Federer, Nadal e Djokovic) a vincere 17 match consecutivi negli slam, che è l’unico in attività ad aver raggiunto il quarto turno negli ultimi otto major, che ha eguagliato a nemmeno 24 anni il record di Fabio Fognini in quanto a vittorie italiane (71) nell’era Open. Per i commenti su di lui mi affido a Jiri Lehecka, che due giorni fa aveva addirittura esultato quando, in svantaggio per 6-0 5-0, si era finalmente guadagnato il suo primo game (6-0 6-1 6-2 il punteggio finale per Sinner). Dopo il match, il ceco ha condiviso su Instagram la foto di quel momento: “Questa immagine riassume l’intera partita di oggi. Pensate che io stessi festeggiando per aver vinto una partita o un set? No, no, è la sensazione che provi quando vinci un game contro @janniksin al Roland Garros”.
Il match
Date le premesse, dal match serale nel Philippe Chatrier ci si poteva aspettare qualcosa di diverso da un altro one-man-show di Jannik? Onestamente no. Parte a razzo, il ragazzo rosso, non concede il minimo spiraglio a Rublev per sviluppare qualche decente trama d’attacco, chiude il primo set in mezz’ora sul 6-1. Più divertente, per i quindicimila paganti del centrale, risulta il secondo parziale, perché Sinner si prende un paio di pause. Impiega qualche minuto di troppo a strappare il break nel terzo game, che poi difende senza dare l’impressione di strapotenza, ché non è mai un bene. Ci scappa un secondo break, ma gli piace far pensare che non l’ha volontariamente cercato (6-3 in 41 minuti). I tre mesi di sosta forzata hanno messo il sudtirolese in una situazione di evidente vantaggio rispetto agli avversari. Ha avuto il tempo di mettere a punto, senza affanni da torneo, alcuni miglioramenti stilistici - la posizione quando aspetta la prima di servizio dell’avversario, per esempio -, di affinare alcuni meccanismi automatici in momenti di difficoltà - il ricorso a spettacolari lob difficili da domare con smash al volo - e di provare e riprovare movimenti in campo che gli consentono di colpire più correttamente la palla. Sono minuzie che, sommate, fanno la differenza. Nel terzo set Rublev tiene finalmente il ritmo imposto da Jannik. Che infatti deve alzare il livello del gioco per non correre rischi. Alla risposta, avanti 5-4, ha un primo match point dopo 49 minuti, che trasforma costringendo il russo a mettere a rete. Al momento, non ce n’è per nessuno. È così definita la griglia dei quarti di finale: Sinner-Bublik, Zverev-Djokovic nella parte alta del tabellone, Alcaraz-Paul e Musetti-Tiafoe in quella bassa. Due italiani, altrettanti americani, un kazako, un tedesco, un serbo e uno spagnolo. È il meglio del tennis mondiale sulla terra rossa. Per i doppi italiani è stata una giornata buona a metà. Simone Bolelli e Andrea Vavassori, finalisti sconfitti qui lo scorso anno da Pavic-Arevalo e stavolta teste di serie numero 4 del torneo, sono stati eliminati agli ottavi di finale dagli australiani Matthew Ebden e John Peers (6-2 7-6). Dopo un primo set complicato, gli azzurri hanno reagito nel secondo, portandolo al tie-break, senza tuttavia riuscire a invertire l’inerzia dell’incontro. Sara Errani e Jasmine Paolini si sono invece assicurate l’accesso ai quarti di finale. Le campionesse olimpiche in carica hanno superato in due set (6-4 6-3) la coppia formata dalla brasiliana Beatriz Haddad Maia e dalla tedesca Laura Siegemund, e domani affronteranno nuovamente la russa Veronika Kudermetova e la belga Elise Mertens, battute in finale a Roma qualche settimana fa. Toccherà a loro aprire alle 11 il programma della Court Suzanne Lenglen.
Il Roland Garros junior
Il mio quotidiano programma “Uno sguardo sul futuro“ prevedeva, nel pomeriggio, di seguire i quasi contemporanei match che vedevano impegnati Jacopo Vasamì - al cui cognome l’ATP ha già levato l’accento sulla “i”, alla stregua dei funzionari di Ellis Island 120 anni fa - e il pugliese Pierluigi Basile. Al primo, romano di padre calabrese e madre abruzzese, è capitato in sorte di giocare sul campo 3 mentre sull’adiacente campo 2 si stava allenando proprio Sinner. Non si è lasciato distrarre e, usando il meglio del suo repertorio (servizio assai potente, precisione nel posizionare le traiettorie dei colpi, gran senso del campo), ha eliminato il tedesco di origine neozelandese Jamie McKenzie per 6-3 3-6 6-1. Basile, invece, ha buttato via in cinque minuti di follia una partita tutt’altro che compromessa contro lo spagnolo Andres Santamaria Roig sul campo 12. Sul 4-6 6-1 4-3 15-40 si è fatto rimontare e poi ha mentalmente ceduto di schianto (il terzo set è finito 6-3). Il gioco, la forza e la strategia non difettano a Pigi: adesso deve lavorare sulla tenuta nervosa.