Scomparsi troppo in fretta. Dopo pochi concerti o dopo aver pubblicato un unico, indimenticabile, disco. Comete nel cielo del rock, che con la loro breve carriera hanno consegnato alla storia della popular music del novecento alcuni delle canzoni - e degli aneddoti - che ancora oggi sorprendono, stupiscono e a volte creano un incontenibile e salutare sgomento. Rockstar che vanno in giro vestite da monaci, musicisti il cui unico obiettivo è non vendere il proprio disco, cantanti che con un'ascia cercano di assassinare i compagni di band.
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Si chiama One Shot Band, ed è il libro di Paolo Gresta, giornalista, romano, classe 1977, appena pubblicato dalla Arcana Editrice. Un viaggio negli angoli dimenticati del rock, quegli angoli piene di storie incredibili e di canzoni che se non è possibile paragonare ai classici sono custodite nelle cassette di sicurezza di ogni appassionato. Quarantacinque storie, quarantacinque band, quarantacinque dischi da procurarsi al più presto. Perché, come scrive Gresta, "questa gente era tanta roba, allora come oggi. E se non ci credete provate: ne resterete sbalorditi".
L'Hampton Grease Band che sale sul palco, primi anni settanta, senza nessuna intenzione di rispettare le aspettative del pubblico e dei manager: e per decine di minuti si lancia in una furiosa e acida improvvisazione rock. Alexander "Skip" Spence che guida per centinaia di chilometri in motocicletta indossando solo un pigiama, paranoide, schizofrenico, polistrumentista - prima membro dei QuickSilver Jazz Messanger, poi negli Jefferson Airplane - consegnato alle cronache per aver cercato di assassinare i propri compagni di band con un'ascia: loro erano i Moby Grape e meno male che "Skip" fu fermato in tempo. E basta ascoltare il suo unico album, "Oar", per entrare in un vortice - a tratti geniale - di follia.
Oppure John Manning, una leggenda. Autore magnifico che ha deciso di concedersi un'esistenza alla J. D. Salinger: nessuno sa più dove sia, se sia morto o vivo. Si lui ci resta solo lo stupefacente White Bear, roba che negli scaffali dei cd va messa giusto dopo Tim Buckley e Nick Drake. Ancora: la Vernon Haddock's Jubilee Lovelies che nei tardi anni sessanta, sud dell'Inghilterra, decise che la strumentazione adatta per il rock non dovesse prevedere neanche una chitarra elettrica, neanche una batteria, neanche un basso. Ma solo materiale di risulta: cucchiai, piatti, bicchieri, barili, tutto pestato con selvaggia noncuranza. Pioneri? Folli? Ascoltare e giudicare il loro solo album, omonimo.
E via così, lungo quel crinale dove la musica incontra la voglia di sorprendere in modo continuato, dove il rock diventa a tratti veicolo per sperimentare e a volte un rifugio di passaggio per anime troppo sensibili per restare vive nello spietato mondo del music business. One Shot Band è un libro agile, da tenere bene in vista. Perché, certo, non c'è niente di meglio dei Beatles che sul tetto della Apple cantano Don't Let Me Down. Ma non è neanche male perdersi nei meandri dell'ultimo mezzo secolo di rock cercando quelle scintille che poi hanno scatenato incendi. Basta ascoltare Black Monk Time, 1964, dei The Monks per capire, per esempio, da dove arriva la furia del punk che dodici anni dopo avrebbe messo sottosopra il mondo del rock...
Playlist:
The Modern Lovers - Pablo Picasso
Aaron Lightman - Out of the morning
Josef K - Crazy to exsist
The Monks - I hate you
Alexander "Skip" Spence - Broken Heart
One Shot Band di Paolo Gresta è pubblicato da Arcana (16 euro)
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Si chiama One Shot Band, ed è il libro di Paolo Gresta, giornalista, romano, classe 1977, appena pubblicato dalla Arcana Editrice. Un viaggio negli angoli dimenticati del rock, quegli angoli piene di storie incredibili e di canzoni che se non è possibile paragonare ai classici sono custodite nelle cassette di sicurezza di ogni appassionato. Quarantacinque storie, quarantacinque band, quarantacinque dischi da procurarsi al più presto. Perché, come scrive Gresta, "questa gente era tanta roba, allora come oggi. E se non ci credete provate: ne resterete sbalorditi".
L'Hampton Grease Band che sale sul palco, primi anni settanta, senza nessuna intenzione di rispettare le aspettative del pubblico e dei manager: e per decine di minuti si lancia in una furiosa e acida improvvisazione rock. Alexander "Skip" Spence che guida per centinaia di chilometri in motocicletta indossando solo un pigiama, paranoide, schizofrenico, polistrumentista - prima membro dei QuickSilver Jazz Messanger, poi negli Jefferson Airplane - consegnato alle cronache per aver cercato di assassinare i propri compagni di band con un'ascia: loro erano i Moby Grape e meno male che "Skip" fu fermato in tempo. E basta ascoltare il suo unico album, "Oar", per entrare in un vortice - a tratti geniale - di follia.
Oppure John Manning, una leggenda. Autore magnifico che ha deciso di concedersi un'esistenza alla J. D. Salinger: nessuno sa più dove sia, se sia morto o vivo. Si lui ci resta solo lo stupefacente White Bear, roba che negli scaffali dei cd va messa giusto dopo Tim Buckley e Nick Drake. Ancora: la Vernon Haddock's Jubilee Lovelies che nei tardi anni sessanta, sud dell'Inghilterra, decise che la strumentazione adatta per il rock non dovesse prevedere neanche una chitarra elettrica, neanche una batteria, neanche un basso. Ma solo materiale di risulta: cucchiai, piatti, bicchieri, barili, tutto pestato con selvaggia noncuranza. Pioneri? Folli? Ascoltare e giudicare il loro solo album, omonimo.
E via così, lungo quel crinale dove la musica incontra la voglia di sorprendere in modo continuato, dove il rock diventa a tratti veicolo per sperimentare e a volte un rifugio di passaggio per anime troppo sensibili per restare vive nello spietato mondo del music business. One Shot Band è un libro agile, da tenere bene in vista. Perché, certo, non c'è niente di meglio dei Beatles che sul tetto della Apple cantano Don't Let Me Down. Ma non è neanche male perdersi nei meandri dell'ultimo mezzo secolo di rock cercando quelle scintille che poi hanno scatenato incendi. Basta ascoltare Black Monk Time, 1964, dei The Monks per capire, per esempio, da dove arriva la furia del punk che dodici anni dopo avrebbe messo sottosopra il mondo del rock...
Playlist:
The Modern Lovers - Pablo Picasso
Aaron Lightman - Out of the morning
Josef K - Crazy to exsist
The Monks - I hate you
Alexander "Skip" Spence - Broken Heart
One Shot Band di Paolo Gresta è pubblicato da Arcana (16 euro)