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Sul Tango, verso l'ultimo limite del desiderio

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Dietro quello che rappresenta ancora oggi una fetta consistente dell'economia del tempo libero c'è una storia fatta di deportazioni, di migrazioni, di travaglio identitario. Perché si dice Tango e si pensa al passatempo più o meno esotico di schiere di appassionati che affollano corsi, che frequentano la versione contemporanea (e svilita) di balere e milonghe, che studiano metodi e didattica e che si sfidano in gare e campionati. E invece al di là di codificazioni e approcci di superfice il Tango e il suo universo musicale - ovvero l'insieme di quei movimenti con i quali i corpi s'intrecciano disponendosi ritmicamente alla ricerca l'uno dell'altro - conservano un aura che consente, ballando, di acquisire consapevolezza della propria posizione nel mondo. Niente di esotico, insomma. Ma piuttosto una ricerca costante delle modalità attraverso cui incontrare l'altro.
 
Si muove attraverso queste coordinate Sul Tango - L'improvvisazione intima, il libro di Davide Sparti edito da Il Mulino. Si tratta del tentativo di descrivere le origini del ballo che dall'Argentina riverbera il suo fascino ormai in tutte le parti del mondo, dalla Francia al Giappone. E Sparti, docente di Epistemologia delle Scienze Sociali all'Università di Siena lo fa attraverso un approccio che mette insieme ricerca storica, filologia musicale e riflessione estetica. Sottraendo il Tango da tutte quelle interpretazioni che lo cristallizzano e mettendo l'accento sulla dimensione di perenne movimento, di perenne scoperta di sé in cui sono inseriti e inscritti tutti coloro che praticano il Tango con consapevolezza.
 
Un testo agile ma denso che partendo dai barrios di Buenos Aires va alla ricerca dello statuto intimamente problematico di questo ballo. Perché quella danza è frutto di un ritmo che trae forza da una condizione di sradicamento: quella dei migranti italiani in Argentina a metà dell'ottocento, quella delle popolazioni di origine africana che costrette nel Paese Sudamericano trasudavano estraneità e alienazione, quella dei gauchos che dalle campagne dell'entroterra argentino si riversano nelle città di mare, abbandonando tutto e ritrovandosi abbandonati nelle metropoli, stranieri nella propria terra. Il Tango come veicolo del sottoproletariato urbano per ritrovare comunità, per ristabilire il senso di appartenenza perduto.
 
Un viaggio, quello proposto da Sparti, che ha lo stesso fascino dell'oggetto che tratta. L'uso della fenomenologia della percezione come lente per cogliere nei movimenti del Tango una costante ricerca di senso; Wittgenstein e le sue voci consonanti per ritrovare la chiave d'accesso a quell'empatia che si stabilisce tra chi danza insieme; il non finito, l'apertura costante generata da quei corpi, dal contatto (non agonistico e non sessuale) tra la carne e il desiderio di chi balla. Senza dimenticare il fondo oscuro, misterioso, nascosto dietro ogni movimento: il Tango come "pensiero triste che si balla", la possibilità di fallire, di non leggere in modo corretto il corpo dell'altro. Come uno specchio su quella che potrebbe essere la dinamica della vita tout-court: desideri perennemente esposti alla possibilità di fallire.
 
Playlist:
Astor Piazzolla - Adios Nonìno
Francisco Canaro - Mano Brava
Osvaldo Pugliese - Recuerdo
Gotan Project - Last Tango In Paris
Orchestra El Arranque - Tango
 
Sul Tango, l'improvvisazione intima di Davide Sparti è pubblicato da Il Mulino (16 euro)