Outlook | La guerra fredda economica è tornata
Federico Rampini
IN SINTESI
- “Tagliare tutta la relazione con la Cina ci farebbe risparmiare 500 miliardi”, ha detto Donald Trump. Non è chiaro che cosa voglia dire, se non che lui smette di parlare con Xi Jinping. Detto così sembra alludere ad una sorta di gelo permanente, quasi da rottura delle relazioni diplomatiche, embargo totale ecc. 500 miliardi sono grosso modo il valore annuo delle importazioni americane dalla Cina. È altamente improbabile che si arrivi a tanto. Va ricordato che lui stava parlando alla televisione di destra Fox News, quindi alla base repubblicana, dove l'attacco alla Cina porta voti. Però il clima da guerra fredda ha fatto un altro salto di livello
- C’è una nuova emergenza globale, è quella alimentare. Grandi potenze esportatrici come India Thailandia Vietnam per il riso, Russia e Ucraina per il grano, hanno quasi smesso di vendere al resto del mondo: un po' per riflesso autarchico (vogliono prevenire il rischio di penurie alimentari per la propria popolazione); un po' per la paralisi dei trasporti e il caos nella logistica. I risultati: carestie in Africa, aumenti dei prezzi in Occidente. E' uno degli effetti collaterali della pandemia, che provoca a sua volta un bilancio parallelo di vittime oltre a quelle del covid. Le esportazioni indiane di riso sono un quinto del normale, la Russia blocca le vendite all’estero di grano fino a luglio, il riso thailandese è rincarato del 14%
- E in America le marche di beni di largo consumo – dagli alimentari ai detersivi e prodotti per la casa – stanno già adattando la propria offerta per una clientela impoverita. Dalla Nestlé alla Kellogg tutti rispolverano le lezioni dell’ultima crisi e si preparano a rifornire i supermercati con confezioni più piccole e gamme low cost, per andare incontro a un popolo di consumatori dal potere d’acquisto decurtato.
STATI UNITI
Come sarà un grande magazzino post-pandemia? Gli esempi ci sono già, dalla Francia dove le Galeries Lafayette hanno riaperto, agli Stati Uniti dove Saks Fifth Avenue ha riaperto in Texas, Nordstrom in diversi Stati del Sud. I primi esperimenti americani indicano che l’esperienza del consumatore cambia tanto. Ingresso vietato senza mascherina, distributori di disinfettante ovunque, grandi annunci su tutte le misure di sicurezza, pavimenti decorati con frecce e indicazioni colorate come all’arrivo internazionale degli aeroporti quando veniamo istradati al controllo passaporti, ma in questo caso per far rispettare le distanze. Il momento più delicato è al reparto cosmetici: la tradizionale seduta con la commessa-estetista viene per lo più sostituita dai “virtual try-on” (tutorial in video, esami automatizzati su colore e caratteristiche della pelle, ecc.) come quelli che Sephora già usava da tempo. Infine c’è da affrontare la prova-camerino, come rassicurare i clienti che vogliano provarsi i vestiti. Il rischio è di replicare l’esperienza di acquisto online, incoraggiando i clienti a tornarsene a casa e a comprare da lì.Un caso a parte sono le librerie. Dalla catena Barnes&Noble agli indipendenti, molti librai hanno già riaperto dato che decine di Stati Usa hanno tolto il lockdown. Interessanti le regole di Barnes&Noble: oltre alle cose più ovvie come l'obbligo di mascherina, e corridoi allargati per dare spazio al distanziamento, c'è l'apparizione di appositi cesti dove posare i libri sfogliati e non comprati: da lì vanno in quarantena per 5 giorni il che garantisce la scomparsa del virus. Altro dato interessante, la crisi della pandemia era scoppiata in una fase di forte ripresa delle librerie americane, soprattutto quelle indipendenti, che avevano superato lo shock-Amazon, si erano risollevate dopo l'ecatombe ed erano in forte crescita. Erano 2.524 le librerie indipendenti censite nel 2019 rispetto a un minimo di 1.651 nel 2009.
Momento di gloria per la “carne vegana”. Poiché i big della macellazione industriale come Tyson continuano ad avere dei problemi industriali e logistici, e qua e là scarseggiano le bisteccone, ad approfittarne ci provano i produttori di hamburger vegani fatti con proteine di piselli, fagioli, ceci e soia. Marche come Beyond Meat e Impossible Food che finora si erano conquistate una nicchia di consumatori salutisti e attenti al colesterolo, stanno cercando di raggiungere il pubblico di massa.
Per le aziende americane lo sconto fiscale vale 650 miliardi di dollari. È quello che stanno risparmiando grazie alla manovra di sgravi varata a marzo. Intanto continua l’emorragia di posti di lavoro: con il dato di oggi che aggiunge altri tre milioni di disoccupati, il totale degli americani senza lavoro ha raggiunto i 36 milioni.
Continua ad attirare attenzione la battaglia della Tesla che ha riaperto la sua fabbrica di auto elettriche in California sfidando il lock-down. Il caso è emblematico delle disparità che si creano per la divaricazione politica nelle decisioni sulle riaperture. In Alabama la fabbrica della Daimler Mercedes ha potuto ricominciare a produrre il 27 aprile, quella della Bmw il 4 maggio. In South Carolina e Georgia hanno riaperto le coreane Hyundai e Kia dal 4 maggio. In Michigan GM Ford Fca il 18 maggio. È chiaro che avere la sede in uno Stato del Sud o del Midwest, meglio ancora se governato dai repubblicani, offre un vantaggio competitivo. Occhio a un altro segnale politico, la vittoria repubblicana nell’elezione suppletiva per un seggio parlamentare in California, roccaforte democratica.
Al capitolo guerra fredda: è definitivo l’embargo finanziario che avevo anticipato, per gli investimenti cinesi del fondo pensione federale. Il Federal Retirement Thrift Investment Board ha ormai la proibizione di acquistare azioni o fondi con qualsiasi partecipazione in aziende cinesi. I pensionati dell’amministrazione federale non dovranno dipendere dall’andamento dell’economia cinese o dalle fluttuazioni del renminbi. E il segretario di Stato Mike Pompeo riesce a coinvolgere Israele nella guerra fredda contro la Cina. Successo raro, perché Israele pur essendo un alleato geopolitico dell'America è sempre riuscito a mantenere ottimi rapporti con la Cina, per esempio collaborazioni fruttuose nell'ambito tecnologico. Ora Mike Pompeo ha ottenuto che Netanyahu congeli e sottoponga a riesame la partecipazione di un'azienda di Hong Kong alla gara d'appalto per un impianto di desalinizzazione.
ASIA
Anche il Giappone si converte al protezionismo della proprietà aziendale. Tokyo non ha mai abbracciato un’apertura totale alle acquisizioni straniere, ma ora il livello di restrizione sugli investimenti dall’estero aumenta. Il governo di Abe Shinzo ha stilato un elenco di 518 aziende “di interesse strategico”, che rappresentano il 40% della capitalizzazione della Borsa di Tokyo, e nelle quali uno straniero non può comprare più dell’1% del capitale senza informarne il ministero dell’Economia (che di conseguenza ha potere di veto). Se si aggiungono i generosi incentivi offerti da Tokyo alle multinazionali giapponesi che rimpatriano le loro produzioni dalla Cina, la riscossa del nazionalismo economico è in atto sotto tutte le latitudini.Anche l’India supera l’Italia per l’entità della manovra di spesa pubblica. Il governo indiano ha stanziato a sostegno della crescita l’equivalente del 10% del Pil. Se l’Italia volesse fare altrettanto dovrebbe spendere oltre 200 miliardi.
Vi invito a leggere il mio articolo di oggi su Repubblica sul rischio default dell’Argentina, perché riguarda anche molte economie asiatiche che potrebbero essere coinvolte in un effetto-domino. Con le analisi di Joseph Stiglitz, Jeffrey Sachs, Mohamed El-Erian.
EUROPA
Fine della tregua sociale in Germania, almeno per quanto riguarda la Deutsche Bank. Sono in arrivo 18.000 licenziamenti incentivati nella grande malata del sistema bancario tedesco. La Deutsche Bank è la prima a uscire allo scoperto con un massiccio piano di tagli di organico, dopo che il governo aveva chiesto alle aziende di sospendere ogni riduzione del personale durante la pandemia.Sindrome cinese alla Volkswagen. La casa automobilistica soffre dello stesso problema che ha afflitto l’industria cinese dopo la fine dell’emergenza: un conto è il via libera ufficiale alla riapertura delle fabbriche, altra cosa è ritrovare la domanda dei consumatori. Volkswagen aveva ricominciato a produrre dallo stabilimento di Wolfsburg già il 28 aprile ma ora ferma la fabbricazione di nove modelli, tra cui la Golf 7, perché le vendite sono troppo fiacche.
La Polonia vuole imitare la Germania nel difendersi dai predatori stranieri. Varsavia ha studiato il modello tedesco e si è ispirata a Berlino per un nuovo progetto di legge che darà al proprio antitrust il potere di bloccare ogni investimento straniero sopra una soglia del 10% del capitale di aziende polacche. Il timore è soprattutto quello di un’ondata di acquisizioni da parte di gruppi cinesi, incentivati anche dal deprezzamento dello zloty.
OUTLOOK
Gli investimenti di oggi sono la crescita di domani. Questa elementare verità induce ad un’amara constatazione. In tutta l’Europa si prevede una caduta degli investimenti del 24% nel corso del 2020. Ma il paese dove la contrazione sarà più pesante è l’Italia, secondo diverse previsioni (Bce, Oxford Economics, Refinity, Capital Economics).L’Italia rischia di essere colpita due volte. Anzitutto perché se le sue imprese non investono oggi, la recessione sarà ancora più pesante e più lunga. In secondo luogo perché l’Italia è una grande produttrice di macchinari, seconda solo alla Germania, e la caduta degli investimenti nell’Eurozona sarà un colpo duro per i produttori italiani di macchine utensili.