Outlook | Le conseguenze di Hong Kong
Federico Rampini
IN SINTESI
- L'America è una polveriera sociale. Quello che sta accadendo a Minneapolis e Louisville non è necessariamente un'avvisaglia. Violenze della polizia sui neri ci sono sempre state, ivi compreso durante la presidenza Obama. Le proteste contro quelle violenze si svolgono per lo più in modo civile; ma possono innestarsi frange radicali e criminali, con saccheggi di negozi e altre violenze. Tuttavia oggi questo accade in un contesto sociale esplosivo per altre ragioni, che si sovrappongono alla questione razziale mai risolta. Più sotto spiegherò quanta confusione c'è nei dati sulla disoccupazione americana. Una sola certezza purtroppo esiste: i sussidi alle famiglie e le indennità di disoccupazione verranno a scadere presto. La maggior parte dei disoccupati cesseranno di ricevere aiuti tra due mesi. Che siano venti milioni o quaranta milioni i senza lavoro, sono troppi, e uno scenario di tensioni sociali ben più estese non è irrealistico.
- Un assaggio delle stangate inflazionistiche l'ho avuto personalmente, a livello aneddotico. Ho cercato di organizzarmi un viaggio a Minneapolis. Volo Delta: circa 500 dollari solo andata, quello che un tempo costava volare in Europa. Alberghi: tutti sopra gli 800 dollari a notte, più Sales Tax (l'equivalente della vostra Iva). Con il rispetto dovuto per Minneapolis, sappiate che non è una mèta delle più attraenti. Dò per scontato che qualche troupe di Cnn, Nbc, Fox e Cbs abbia fatto scattare il "surge pricing", ma il sito della Orbitz elenca parecchi alberghi, tutte catene di motel (quindi molto brutti ma molto grossi), e non sono sold-out. Resta dunque la dura realtà che le catene alberghiere stanno già scaricando sui clienti tutti i costi della nuova sicurezza sanitaria, delle pulizie aggiuntive, delle distanze da far rispettare e così via. Consumatori più poveri, prezzi più alti: non è un futuro rassicurante quello che si prepara. (Trasparenza totale verso i lettori: il gruppo Gedi-La Repubblica non autorizza quel genere di spese).
- Un'altra polveriera è quella che Xi Jinping sta costruendo attorno alla Cina. L'ultima dichiarazione inquietante da Pechino, viene in risposta alla disponibilità di Taiwan ad accogliere cittadini di Hong Kong che vogliano lasciare quella città. "Taiwan vuole saccheggiare una città che brucia", è la reazione del governo cinese. E non si sono ancora placate le tensioni militari alla frontiera tra la Cina e l'India.
STATI UNITI
Donald Trump come Xi Jinping anche in questo: rinuncia a fare proiezioni sul Pil. Pochi giorni dopo che la Cina ha fatto la stessa scelta, la Casa Bianca abbandona la consuetudine delle previsioni ufficiali sulla crescita. La giustificazione ufficiale: c'è troppa incertezza, le previsioni valgono poco. Non accadeva dagli anni Settanta.Cosa c'è di maledettamente complicato nelle statistiche americane sulla disoccupazione? Molte cose, visto che nello stesso giorno il New York Times parla di quasi 41 milioni di disoccupati mentre per il Wall Street Journal sono 21 milioni. Sempre tanti, però sono la metà. In realtà parlano di cose diverse. I 41 milioni sono la sommatoria di tutti quelli che hanno presentato domanda di indennità di disoccupazione nelle ultime dieci settimane.
Attenzione: le domande vanno rinnovate ogni settimana e quindi alcuni di questi nel frattempo possono aver trovato un nuovo lavoro; in altri casi i disoccupati potrebbero essere contati due volte, se hanno lasciato scadere una data per la presentazione e poi sono tornati a chiedere il sussidio la settimana dopo. Il Wall Street Journal quando cita 21 milioni di disoccupati si riferisce solo a quelli che oggi stanno ricevendo l'indennità. L'una e l'altra cifra dunque rappresentano delle approssimazioni. Tutte rischiano di sottostimare il vero disagio sociale visto che ci sono categorie escluse dall'indennità di disoccupazione. I più pessimisti valutano che oggi un americano su quattro sia inattivo, un livello da Grande Depressione degli anni 1930.
Il Wall Street Journal intravvede segnali di miglioramento: il ritmo dei licenziamenti sta rallentando, e potrebbe avvicinarsi il momento in cui le assunzioni saranno più numerose. Anche i più ottimisti però prevedono che per tornare al mercato del lavoro pre-crisi ci vorranno molti anni. Intanto i versamenti dal Tesoro di 1.200 dollari a testa (una tantum) sono esauriti, e a fine luglio cesseranno i 600 dollari settimanali della disoccupazione (erogati dagli Stati).
Finora quegli aiuti hanno fornito un cuscinetto importante, e hanno attenuato la percezione del pericolo. Secondo il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, il 40% degli americani sotto i 40.000 dollari di reddito annuo che hanno perso il loro lavoro da marzo, ritengono che la loro situazione economica non sia ancora peggiorata. In un sondaggio del Washington Post il 77% pensa che ritroverà lavoro. Questo spiega perché Trump nei sondaggi si trova nella stessa posizione di febbraio - non buona ma neanche disastrosa né particolarmente nuova per lui - col 49% che lo approva. Infine a determinare il clima nazionale c'è il fatto che la Superclasse, i ceti medi urbani con laurea, gravitano in un mondo del lavoro che pratica lo smartworking e dove ancora si è licenziato poco. Coloro che fanno opinione, e che vengono sovra-rappresentati dai media, per il momento temono più il virus della disoccupazione. Ma tutto ciò può cambiare presto.
La massima autorità sanitaria americana, i Centers for Disease Control and Prevention, ha emanato per la prima volta la sua descrizione di come dovrà essere ristrutturato l'ufficio-tipo per poterci riaccogliere al lavoro tutelando la nostra salute. Alcune indicazioni sono ovvie, altre sono sorprendenti o inquietanti, forse irrealistiche. Tutti dovremo passare da una misurazione della temperatura corporea e un questionario su eventuali sintomi, prima di essere ammessi in ufficio.
Scrivanie, tavoli e postazioni di lavoro dovranno essere almeno a due metri di distanza gli uni dagli altri; oppure isolati da pareti di plexiglass. Mascherina obbligatoria sempre. Revisione degli impianti di aria condizionata per assicurare che rinnovino l'atmosfera interna; oppure finestre aperte (che nella maggior parte dei grattacieli americani è impossibile). Niente apparecchi condivisi, tipo le caffettiere collettive. Vietato o fortemente sconsigliato usare i mezzi pubblici per recarsi al lavoro (nella maggior parte degli Stati Uniti i trasporti pubblici quasi non esistono; a New York ci sono quasi sono loro). Limitare l'uso degli ascensori in modo che all'interno sia rispettata la distanza dei due metri. (Di nuovo: impossibile nei grattacieli salvo prevedere attese lunghe, ritardo al lavoro).
Ben più confortante è questa notizia: i vari gadget-braccialetto che stavano già diffondendosi da qualche anno per monitorare la nostra salute, potrebbero avvistare in anticipo il contagio. Si tratta di AppleWatch, Fitbits, smart-anelli Oura e tanti altri apparecchi. Da polso o da braccialetto, servono già come conta-passi, misuratori dell'attività fisica, della temperatura, del battito cardiaco e altre cose. Hanno già un vasto pubblico, fra salutisti e sportivi, runner e habitués delle palestre.
Secondo diverse ricerche in corso negli Stati Uniti, con qualche adattamento gli stessi gadget saranno in grado di diagnosticare tempestivamente il coronavirus, prima ancora che appaiano i sintomi classici. Altra ragione di ottimismo per il settore tecnologico. Non a caso Big Tech è in preda a una vera febbre delle acquisizioni. Apple, Amazon, Alphabet-Google, Facebook e Microsoft hanno annunciato 19 acquisizioni dall'inizio di questa crisi, un record da cinque anni. A differenza dalla crisi del 2008-2009 stavolta Big Tech è un beneficiario netto. Inoltre per effetto della riforma fiscale di Trump i colossi digitali hanno rimpatriato negli Stati Uniti gran parte delle liquidità che tenevano parcheggiate offshore, e devono pur farne qualcosa.
ASIA
Per quanto la Cina stia lavorando da molti anni per ridimensionare il ruolo economico di Hong Kong, a vantaggio delle altre due piazze finanziarie di Shanghai e Shenzhen, l'isola-metropoli ha conservato finora una marcia in più. Non a caso il 73% dei nuovi collocamenti di società cinesi in Borsa tra il 2010 e il 2018 sono avvenuti a Hong Kong, non nelle Borse di Shanghai e Shenzhen. I più cinici sostengono che le multinazionali e le banche occidentali resteranno comunque a Hong Kong malgrado l'introduzione delle leggi liberticide. Così deve pensarla senza dubbio anche Xi Jinping.La manovra cinese di spesa pubblica a sostegno delle imprese e delle famiglie sarà pari a 560 miliardi di dollari Usa, secondo gli annunci dall'assemblea legislativa. Anche la Cina ha un problema sociale drammatico che richiede un rafforzamento del suo Welfare: secondo i dati ufficiali del suo governo, benché il reddito medio pro capite sia pari a 4.300 dollari Usa all'anno, ci sono ancora 600 milioni di cinesi che guadagnano meno di 140 dollari al mese.
Come decuplicare la produzione industriale nel bel mezzo di un lockdown? Ci è riuscita una fabbrica cinese di proprietà di una multinazionale inglese. Il prodotto è un detergente-disinfettante di largo consumo, il Dettol, marchio della Reckit Benckiser. La fabbrica cinese di Dettol in tempi normali ne produceva 40 tonnellate al giorno.
È salita a 400 tonnellate per soddisfare la domanda, proprio mentre la Cina era paralizzata. Il management, cinese, ha dovuto occuparsi del trasporto degli operai; della semplificazione della catena produttiva; dell'arrivo di materie prime cambiando rotte e fornitori. Ora quella fabbrica sta diventando un modello da studiare. Molte multinazionali hanno cominciato subito a farlo. Perché di crisi come questa ce ne saranno altre, e la pianificazione dell'emergenza diventa un imperativo strategico.
EUROPA
La Gran Bretagna apre le sue frontiere a 300.000 cittadini di Hong Kong. Un gesto dovuto, forse, trattandosi di una sua ex-colonia. Un gesto coraggioso perché attirerà le rappresaglie della Cina.Proteste a Barcellona, scendono in piazza gli operai della Nissan: dopo il nuovo piano strategico concordato con Renault, la casa giapponese chiude una fabbrica, licenzia tremila dipendenti, e colpisce un indotto da 25.000 lavoratori.