Outlook / Le due Americhe
Federico RampiniIN SINTESI
- Donald Trump mantiene un'altra promessa anti-immigrazione e fa infuriare la Silicon Valley. Lo avevo anticipato in questa newsletter, puntuale è arrivata la stretta sui visti. È sospeso fino alla fine dell'anno il rilascio di nuovi visti di lavoro H1-B, quelli più usati dalle aziende tecnologiche per reclutare talenti dall'estero: tipicamente gli informatici, matematici, programmatori di software o ricercatori biotech della Silicon Valley si avvalgono di questa categoria di visti. Oltre agli H1-B Trump sospende il rilascio di altri visti per categorie di lavoratori stagionali. Le eccezioni più importanti riguardano sanità e agricoltura. L'insieme delle nuove restrizioni può colpire oltre mezzo milione di stranieri candidati all'immigrazione negli Stati Uniti. La protesta delle aziende è vigorosa. Nella Silicon Valley l'apporto di personale qualificato dall'Asia e dall'Europa è sempre stato un fattore di dinamismo e creatività. Ma Trump sa di avere comunque pochi amici nell'economia digitale, gli preme rafforzare uno dei suoi messaggi essenziali: in questa crisi la priorità va data ai disoccupati americani, chiudere le frontiere è un modo per assicurare che le opportunità di lavoro vadano ai connazionali.
- La Silicon Valley peraltro ha poco da lamentarsi, con il Nasdaq che vola verso nuovi record. La Borsa che concentra il maggior numero di aziende tecnologiche conferma quel che vedo intorno a me durante la mia trasferta in California: gran parte dei vincitori del coronavirus sono qui. Il divario tra l'aumento dell'indice Nasdaq e le performance degli indici più tradizionali (Dow Jones e S&P) conferma che ci sono due Americhe anche in campo economico. I lockdown hanno accelerato lo spostamento verso nuove forme di lavoro e di consumo per le quali l'economia digitale ha le soluzioni pronte. Per usare i termini in voga vent'anni fa, la New Economy ne esce arricchita anche se la Old Economy soffre.
STATI UNITI
Che cosa può fare la Silicon Valley per proteggersi dalla scarsità di talenti stranieri? Il problema precede l'ultimo provvedimento di Trump. Già si era ridotto il flusso di cinesi nelle università americane, per effetto del clima da guerra fredda. Il problema di fondo è che il sistema dell'istruzione negli Stati Uniti non genera un numero sufficiente di neolaureati in scienze, tecnologie, matematica. A questo deficit strutturale l'università supplisce reclutando stranieri. Se si riduce il loro flusso, i problemi da affrontare risalgono alla qualità - mediamente scarsa - dei licei. La Silicon Valley avrebbe le risorse economiche e intellettuali per lanciare una grande iniziativa di riforma della scuola, che vada oltre l'approccio filantropico alla Bill Gates. Questo significa anche affrontare le diseguaglianze sociali che riproducono una classe di semianalfabeti. Ci sono sacche di miseria perfino in alcune zone opulente della Silicon Valley, a Palo Alto e San Jose, per non parlare del lato Est della Baia di San Francisco, cioè Oakland e dintorni.
Cosa c'è dietro il divorzio tra Apple e Intel? Si dissolve un'alleanza storica, tra una delle regine dell'innovazione digitale per smartphone, personal computer e tablet da una parte, e il numero uno mondiale dei microchip. Due vicine di casa nella Silicon Valley che avevano collaborato per molti anni, ora consumano il divorzio. La spiegazione è che Apple i microchip se li produce sempre di più in casa. Fino a cinque anni fa Apple era in grado di fabbricarsi da sola l'8% dei componenti di un iPhone, oggi è già arrivata al 42% e punta molto più in alto anche per i microprocessori dei suoi laptop Mac. Il chief executive di Apple, Tim Cook, è convinto che controllare i propri componenti significa padroneggiare meglio la qualità e affidabilità del prodotto finale, e ridurre i costi.
Un altro segnale simbolico di ritorno alla normalità: domani riapre il grande magazzino Saks sulla Quinta Avenue di Manhattan, un'icona del consumismo di lusso. Tra le novità, un apparecchio a raggi ultravioletti per disinfettare i poggiamano delle scale mobili.
Amazon lancia un fondo di venture capital con una dotazione iniziale di 2 miliardi per investire in nuove tecnologie che favoriscono la riduzione delle emissioni carboniche e lo sviluppo sostenibile.
ASIA
È il primo luglio la data in cui con ogni probabilità entrerà in vigore la nuova normativa di sicurezza che Pechino impone a Hong Kong, di fatto estendendo i poteri della polizia cinese a quell'ex colonia britannica che godeva di uno Stato di diritto. Le pressioni degli Stati Uniti, dell'Unione europea e del G7 non hanno spostato di un millimetro la posizione cinese. Resta da vedere se in seno alla società civile di Hong Kong, in particolare tra i giovani, c'è ancora la voglia e l'energia per ribellarsi. Nel medio termine bisognerà verificare quanta parte dei giovani di Hong Kong sceglierà la via dell'emigrazione accettando le offerte di accoglienza da Londra o da Taiwan. Meno verosimile invece è lo scenario di una fuga di banche e multinazionali, dopo vari pronunciamenti di aziende che hanno confermato la loro intenzione di rimanere.
Verso un nuovo giro di vite americano contro i media cinesi. Washington aggiunge una rete tv, un'agenzia stampa e due giornali alla lista di media che sono ufficialmente considerati organi di propaganda del regime di Pechino. Questo prelude a nuove riduzioni dei visti. Continua una spirale di ritorsioni iniziata dalle espulsioni di giornalisti americani dalla Cina. Non è una questione che riguarda solo la mia categoria. Questo significa che continua a deteriorarsi la qualità e affidabilità dell'informazioni che abbiamo sulla Cina.
"Dobbiamo prepararci a sanzioni simili a quelle che l'America ha inflitto alla Russia. La Cina potrebbe venire isolata dal sistema finanziario internazionale basato sul dollaro". Questo scenario è stato esplicitamente illustrato e paventato da uno dei massimi responsabili della vigilanza sui mercati finanziari cinesi. E' uno dei possibili sviluppi della guerra fredda: dopo che la "deriva geopolitica dei continenti" ha creato due universi separati per Internet, avverrà la stessa cosa per la moneta? Ma Pechino è ancora in ritardo nel costruirsi un sistema di pagamenti alternativo a quello dollaro-centrico, e le restrizioni sui movimenti di capitali hanno frenato il ruolo globale del renminbi.
EUROPA
"Non possiamo tollerare i cyber-attacchi cinesi ai danni di ospedali europei". Questa è stata una delle accuse più gravi lanciate dalla presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, nel corso del vertice bilaterale con la Cina. A confermare il deterioramento dei rapporti, non c'è stato nessun comunicato congiunto alla fine del summit.
Da un paio di settimane è in atto un moderato rafforzamento dell'euro rispetto al dollaro. Questo sembra contrastare con il fatto che i segnali di una ripresa nel secondo semestre sono più abbondanti negli Stati Uniti. Ma i mercati valutari ne traggono la conclusione che la fase peggiore dell'emergenza è già alle spalle, quindi il dollaro perde un po' della sua attrattiva come bene rifugio. A indebolire il dollaro contribuisce anche il clima d'incertezza tipico di una campagna elettorale americana. Non è una buona notizia per gli esportatori europei, già afflitti dal calo della domanda globale e dalle barriere protezioniste.
CONCLUSIONE
La competizione per conquistare il turismo internazionale si è già spostata al 2021. L'estate-autunno del 2020 è una stagione ormai compromessa in modo irrimediabile. Ma uno studio di Tripadvisor rivela che oltre un terzo dei consumatori anziché cancellare i propri piani di viaggio li ha rinviati al 2021. Un altro 25% prevede di fare lo stesso nei prossimi mesi. Anche se un ritorno ai flussi pre-pandemia non viene previsto fino al 2023, gli operatori turistici più agguerriti e le nazioni meglio organizzate si stanno già mobilitando per conquistare il pubblico che sta pianificando le vacanze del 2021. Anche in questo settore, chi sa pianificare con lo sguardo lungo ha una marcia in più.
San Francisco, martedì 23 giugno