Outlook
Benvenuti sulla nuova Outlook, la newsletter di Repubblica che analizza l'economia, finanza e mercati internazionali. Dall'effetto-Covid sull'economia mondiale all'andamento dell'inflazione, dalle politiche monetarie della Federal Reserve all'impatto della Cina sui mercati mondiali e molto di più, ogni settimana affronteremo le questioni più importanti per il business globale in maniera chiara, diretta e accessibile.

Outlook | Tutte le incognite di Biden

Abe Shinzo se ne va – per la seconda volta – a causa dei suoi problemi di salute. Probabilmente non ci sarà una terza. L’uscita di scena del premier politicamente più longevo della storia giapponese merita attenzione… e come sempre non l’avrà. Il Giappone è una storia incompresa e sottovalutata da quando la Cina lo ha spodestato nel ruolo di “pericolo giallo”. Eppure le ragioni per studiare il Giappone ci sono tutte. Rimane la terza economia mondiale. È la più ricca liberaldemocrazia del mondo dopo gli Stati Uniti. Ha curato la sua instabilità politica (un tempo contendeva all’Italia la cattiva reputazione per le crisi di governo). È una superpotenza tecnologica e un giorno potrebbe tornare ad essere un colosso militare per contenere la Cina. È l’alleato più importante dell’Occidente in quella parte del mondo, non a caso quando nacquero i G5, G6 e G7 alla fine degli anni Settanta fu l’unica nazione “non bianca” ad esservi accolta. Abe Shinzo lascia alcuni cantieri incompiuti. Non è riuscito a riformare la Costituzione pacifista, per la resistenza dell'opinione pubblica; ma l’espansionismo cinese potrebbe cambiare anche questo in futuro. Non è riuscito a varare quelle riforme economiche strutturali che da sempre gli esperti occidentali invocano. Ma l’Occidente sottovaluta alcune forze del sistema giapponese, che è un modello tedesco con gli steroidi: stabilità, coesione, sostenibilità ambientale. Infine ci ostiniamo a sottolineare che cresce poco o decresce, ignorando che il dato importante è il Pil pro capite, decisamente meno negativo visto che la popolazione cala. La decrescita giapponese è la meno infelice di tutte.

STATI UNITI
Ieri mi sono concentrato sulla svolta pro-inflazione, pro-occupazione della Federal Reserve. Oggi devo registrare una voce discordante, nel coro di approvazione verso Jerome Powell. Un economista sempre interessante, Patrick Artus di Natixis, sostiene che la Fed e i mercati stanno sottovalutando le chance di vittoria di Joe Biden e l’impatto inflazionistico che avrebbe. A suo avviso una presidenza democratica riuscirebbe finalmente a far salire i redditi da lavoro e quindi l’inflazione. Inoltre un aumento dei costi produttivi sarà la conseguenza inevitabile della de-globalizzazione: se ogni paese cerca di dipendere meno dall’estero, se prevale qualche forma di autarchia, tutto ci costerà un po’ più caro. Se Artus ha ragione dobbiamo attenderci un calo del dollaro e delle Borse nell’era Biden.

Walmart si allea con Microsoft per lanciare una proposta congiunta di acquisizione della app cinese TikTok. Il conto alla rovescia sancito dall’Amministrazione Trump è ormai assillante, entro 90 giorno la app plebiscitata dagli adolescenti dovrà passare sotto una proprietà americana se vuol evitare di essere vietata. Il ruolo di punta di Microsoft in un dossier geopolitico così delicato e scottante, sottolinea il “miracolo” compiuto dall’azienda fondata da Bill Gates. Vale la pena ricordarlo: Microsoft a modo suo è un dinosauro rispetto agli altri giganti digitali, appartiene all’èra geologica del personal computer, non a quella dei social media. È l’unica azienda tecnologica di quelle dimensioni ad essere non solo sopravvissuta, ma fiorita evolvendosi, fino a capitalizzare in Borsa più di Alphabet-Google e Facebook messe assieme. Inoltre l’abilità politico-lobbistica di Microsoft fa sì che sia uscita dagli schermi radar dell’antitrust, mentre tutti gli altri protagonisti di Big Tech hanno qualche dossier aperto con i regolatori.

Le spese dei consumatori americani hanno continuato a crescere in luglio, ma ad una velocità ridotta rispetto a giugno. Nella lista delle grandi aziende americane che licenziano oggi bisogna aggiungere il gruppo dei casinò Mgm Resorts (18.000 posti di lavoro tagliati) e perfino la Coca Cola con 4.000 esuberi.

ASIA
Incontro un top manager europeo che da trent’anni lavora a Pechino, e la sua analisi sulla Cina è pessimista. Xi Jinping non ha costruito una classe dirigente adeguata a una superpotenza globale, mi dice: i vertici della nomenclatura comunista sono preparati sull’economia e sulla tecnologia, ma incapaci di capire le altre nazioni, soprattutto se democratiche. Non hanno visto arrivare la reazione americana ed ora quella europea alle loro prepotenze. Condivido la sua analisi. Mi ha colpito un dettaglio recente, troppo poco analizzato in Occidente. Proprio mentre Xi generava allarme tra paesi vicini e lontani per il suo pugno di ferro su Hong Kong, c’è stata una serie di scontri armati lungo un confine conteso con l’India. Sono morti venti soldati indiani, il che ha provocato reazioni anti-cinesi sia da parte del governo di Delhi che dell’opinione pubblica. Che bisogno aveva la Cina di attirarsi ulteriore ostilità da parte di un vicino grosso come l’India? Altro che soft power. Tanti nemici tanto onore? Ma quello lo diceva Mussolini, e non finì bene. Intanto, da tenere d’occhio le triplici manovre militari che la Cina sta conducendo in tutti i suoi mari limitrofi. Gli esperti dicono che è un evento rarissimo o forse senza precedenti. È stato testato un tipo di missile che sembra studiato per affondare una portaerei americana.

A proposito di Oriente-Occidente: è singolare che l’unica seria difficoltà incontrata dalla Corea del Sud per contenere il coronavirus, sia legata alle congregazioni di protestanti evangelici. I confuciani rispettano le regole, i fondamentalisti cristiani sono più riottosi.  

EUROPA
Irriconoscibile Germania: il partito dell’austerity è ormai in rotta, il governo Merkel continua ad aumentare il deficit aggiungendo nuova spesa pubblica per sostenere la ripresa. L’ultima decisione prolunga di altri 12 mesi, fino alla fine del 2021, i finanziamenti per il Kurzarbeit: è la versione tedesca della cassa integrazione ma funziona molto meglio e i soldi arrivano presto. Consente alle aziende di non licenziare i propri dipendenti, mentre lo Stato si fa carico di versargli l’87% dei salari. Già riguarda 5,6 milioni di lavoratori. Un altro provvedimento consente alle aziende insolventi di ricevere nuovi aiuti pubblici per pagare i costi fissi, un aiuto che viene prolungato di quattro mesi fino al 31 dicembre. Pur essendo meno colpita dalla crisi rispetto a Francia, Italia e Spagna, la Germania ha già speso nettamente di più in proporzione al proprio Pil per sostenere l’economia.

CONCLUSIONE
Mentre osservo l’ennesimo rialzo dei listini di Borsa americani, vi consegno questa riflessione. Un’altra eventualità americana che gli investitori sembrano sottovalutare è lo scenario di un caos post-elettorale dovuto alla litigiosità tra le parti; soprattutto quella pianificata da Donald Trump per essere sinceri. Basti questo dato: già oggi, quando ancora mancano più di due mesi all'elezione, sono stati presentati 192 ricorsi legali in 41 Stati Usa per contestare qualche modifica delle procedure di voto legate alla pandemia. Figurarsi cosa accadrà se la sera del 3 novembre gli exit poll dovessero dare la vittoria a Biden per qualche frazione di percentuale. L’instabilità protratta diventerà prima o poi uno degli elementi da incorporare negli scenari post-elettorali.

Ascolta
  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/outlook/2020/08/28/audio/outlook__tutte_le_incognite_di_biden-423007619/

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