Outlook / Trump e il fattore Wall Street
Federico RampiniIl dollaro debole fa bene a Wall Street; e i mercati azionari sembrano aver ragione sulla velocità della ripresa: l'indice IHS Markit uscito oggi indica il più forte aumento dell'attività manifatturiera dal gennaio 2019. L'indice Standard&Poor's 500, il più rappresentativo dei listini azionari americani, ieri ha chiuso un agosto fantastico: +7% l'aumento mensile. È il migliore risultato in un mese di agosto da trent'anni a questa parte. Vanno benissimo anche gli altri due indici, il Nasdaq che ha chiuso il mese con +9,6% e il Dow Jones con +7,6%. Il rialzo sembra fatto su misura per un comizio di Donald Trump.
La Borsa si conferma "un'alleata" di questo presidente: nella misura in cui è considerata un barometro significativo della situazione economica, ha premiato a lungo il suo primo mandato. La caduta dei valori azionari durante il lockdown è stata limitata ai mesi di febbraio e marzo, mentre già aprile segnava un recupero spettacolare. Durante l'estate sono state cancellate tutte le perdite e le Borse sono tornate in territorio positivo segnando nuovi record storici.
Quanto possono aiutare la rielezione del presidente in carica? Su questo punto i pareri sono discordi. È indubbio che il presidente stesso citi spesso l'andamento dei mercati finanziari come una prova della propria performance di governo. Tuttavia le Borse non sono un indicatore del tutto affidabile sullo stato dell'economia reale, tantomeno sulla situazione sociale: la disoccupazione resta ai massimi, la ripresa dell'attività dopo il lockdown non ha cancellato i danni della pandemia, già ora il bilancio in termini di fallimenti e perdita di lavoro ha superato quello della crisi del 2008. La Borsa non è neppure rappresentativa del sistema delle imprese americane, visto il peso dominante che vi hanno acquisito negli ultimi anni i "vincitori" di questa crisi cioè i titoli del settore tecnologico, in particolare i cinque big che sono Apple Amazon Microsoft Alphabet-Google e Facebook. È vero che l'America ha una percentuale particolarmente elevata di risparmi investiti in Borsa: quasi la metà delle famiglie americane possiede azioni, direttamente o indirettamente attraverso fondi comuni e fondi pensione. In questo senso il beneficio di un rialzo è diffuso e il presidente può vantarsene.
Trump ha contribuito davvero a questi rialzi? Solo in parte, attraverso una riforma fiscale varata all'inizio del suo mandato che fece scendere il prelievo sui profitti delle imprese. Resta da verificare se il bollettino quotidiano dei rialzi durerà fino al 3 novembre. E se questa performance abbia un impatto sufficiente a far dimenticare le sofferenze economiche di una crisi senza precedenti dagli anni Trenta del secolo scorso.
Una causa del rialzo di Borsa è la politica monetaria iper-espansiva, che agisce in più modi: crea condizioni creditizie favorevoli alle imprese; deprime i rendimenti degli investimenti alternativi alle azioni (i bond); infine indebolisce il dollaro. Il calo del dollaro è vistoso: lo Us Dollar Index che misura un valore sintetico rispetto a un paniere di altre valute dice che il dollaro ha perso il 10% dal 20 marzo. Il calo aiuta l'export americano (ai massimi della sua crescita da quattro anni) ma equivale anche ad uno sconto per gli investitori stranieri che vogliano comprare azioni a Wall Street.
STATI UNITI
New York riapre la scuola ma già rischia lo sciopero; oltre alla bancarotta. A una settimana dalla riapertura generalizzata delle scuole newyorchesi, il rientro è sospeso a una minaccia di sciopero degli insegnanti. Il loro sindacato chiede come condizione per la riapertura che tutto il personale e tutti gli studenti vengano sottoposti ai test sul coronavirus prima di entrare a scuola. Nel frattempo la crisi di bilancio del municipio si aggrava: un deficit di 9 miliardi andrebbe ripianato con un programma di tagli di spese e aumenti di tasse in due anni. E quel deficit non include neppure le perdite dell'azienda municipalizzata dei trasporti, che ha un bilancio distinto. Il sindaco Bill de Blasio per adesso rinvia 22.000 licenziamenti, in cerca di alternative a questi tagli massicci.
Tra i vincitori della crisi non ci sono solo i giganti di Big Tech, il caso di Zoom si conferma come una delle più significative storie di successo. Quella che era un'azienda di nicchia della Silicon Valley fino all'anno scorso, è diventata una delle piattaforme digitali più usate per le videoconferenze. Il suo fatturato nel secondo trimestre è balzato a 663 milioni di dollari. Nello stesso periodo del 2019 era stato di 146 milioni.
Amazon riceve il via libera dalla Federal Aviation Administration per creare una flotta di droni addetti alle consegne. Presto comincerà i test, ma non è la prima: sia Google che Ups hanno già avuto il via libera dalle autorità. Si stima che negli Stati Uniti siano in circolazione 400.000 droni per usi commerciali, ma prima che possano operare regolarmente le consegne vanno ancora trovate soluzioni per garantire un sorvolo sicuro nelle aree densamente abitate.
ASIA
Warren Buffett scommette sul Giappone. Uno degli uomini più ricchi del mondo, alla bella età di 90 anni è sempre interessato alle opportunità nuove per il suo gruppo Berkshire Hathaway. Ha appena annunciato l'acquisto di partecipazioni azionarie del 5% in cinque società giapponesi la cui storia secolare è ancora più longeva della sua. Si tratta di Itochu, Mitsubishi, Mitsui, Sumitomo e Marubeni: all'origine cinque trading companies attive nel commercio internazionale, con alterne vicende che hanno spesso accompagnato gli alti e bassi del capitalismo nipponico. Le cinque trading house sono state spesso indicate come vittime predestinate del commercio digitale o della de-globalizzazione, in realtà hanno saputo riconvertirsi, con diversificazioni nel venture capital e nel private equity. La scelta di Buffett è in controtendenza visto che negli ultimi 32 mesi i mercati azionari di Tokyo hanno subito un deflusso di 132 miliardi di dollari di investimenti esteri.
Il renminbi cinese continua ad apprezzarsi, e non solo come effetto meccanico della svalutazione del dollaro. Ai massimi da un anno, il renminbi o yuan riflette anche l'ottimismo sulla ripresa cinese, e sulla tregua commerciale con gli Stati Uniti. Il recupero di crescita è trainato dal settore dei servizi. Ma le banche cinesi subiscono la peggiore caduta dei profitti da dieci anni.
Pesante crollo della crescita indiana: meno 24% la perdita del Pil nel secondo trimestre, peggio di qualunque altra nazione. Al ritmo attuale di aumento dei contagi si stima che l'India sorpasserà Stati Uniti e Brasile diventando il primo bacino mondiale del coronavirus, il che giustifica le misure drastiche dei lockdown di Narendra Modi. Intanto si riaccendono le tensioni militari alla frontiera con la Cina. Eppure un ampio servizio del Financial Times sul gruppo Tata spiega che il grande conglomerato indiano, afflitto da problemi nelle sue attività siderurgiche e automobilistiche in Europa, è tentato da un ritorno a casa, a concentrarsi sul mercato domestico, in particolare nel commercio online.
Singapore mette limiti alle multinazionali sulle assunzioni di personale straniero. La ricca città-Stato è preoccupata dall'aumento della disoccupazione e vuole imporre la priorità alla manodopera residente.
EUROPA
Quel che vi ho raccontato più volte a proposito della fuga da New York - e da San Francisco - si applica anche a Londra. La capitale concentra il 13% della popolazione del Regno Unito ma ben il 25% del suo Pil. Il suo reddito subirà una caduta del 17% a fine anno. Tra i settori più colpiti c'è il turismo, che nei tempi pre-pandemia attirava 22 milioni di visitatori all'anno. Come per tutte le grandi metropoli, smartworking e distanziamento sociale rendono insopportabili i costi del vivere in città, mentre la semiparalisi della vita sociale e culturale riduce le attrattive, alimentando le tendenze a sparpagliarsi in aree periferiche.
Nestlé continua la sua metamorfosi salutista. La multinazionale svizzera ha già ceduto diverse attività tradizionali a base di cioccolato e zuccheri, perché prevede un declino di questi consumi; mentre aumenta la diversificazione in alimenti legati alle nuove abitudini di vita dei Millennial e della Generazione Z, i cosiddetti prodotti della wellness che promettono una salute migliore. L'ultimo investimento da 2,6 miliardi di dollari è l'acquisizione di una società biofarmaceutica, Aimmune Therapeutics, i cui prodotti servono a prevenire le allergie infantili alle noccioline.
OUTLOOK
Per la prima volta gli Stati Uniti de-classificano, cioè tolgono il segreto, sulle Sei Garanzie che Ronald Reagan comunicò a Taiwan. Se ne conosceva finora solo l'esistenza ma non il contenuto. È un gesto che vuole dissuadere Pechino da aggressioni contro l'isola, considerata dalla Repubblica Popolare una "provincia ribelle". In una fase di riarmo della Cina, con manovre militari sempre più minacciose nei mari, il timore degli americani è che Xi Jinping sottovaluti il loro impegno in difesa di Taiwan. Non esiste infatti un formale trattato sul modello della Nato con il suo articolo 5 e questo può indurre i cinesi a pensare che l'America non andrebbe oltre le proteste e le sanzioni. Le Sei Garanzie di Reagan sono tuttora valide e non vanno prese alla leggera, è il messaggio. Poiché il 2020 non è ancora finito, dopo aver sottovalutato i rischi delle pandemie non sottovalutiamo i rischi di incidenti politico-militari tra le superpotenze.