Outlook / Il miracolo taiwanese, basato sulla prevenzione
IN SINTESI
La ripresa economica è minacciata, soprattutto in Europa, dalla seconda ondata del coronavirus già in atto con aumento dei contagi in Inghilterra, Francia, Spagna e altrove. Perciò voglio distillarvi alcune considerazioni fatte da esperti sanitari asiatici, europei e americani poche ore fa ad una riunione del Council on Foreign Relations. Tsung-Mei Cheng, scienziata della Princeton University, consulente sia della Cina che di Taiwan, ha spiegato il “miracolo taiwanese” (uno dei paesi passati praticamente indenni attraverso la pandemia, con una mortalità vicina a zero).
Niente lockdown, né test di massa sulla popolazione, è bastata la prevenzione: stop ai voli dalla Cina fin dal 31 dicembre; uso ubiquo e costante delle maschere; igiene personale. “Voi occidentali avete imparato a mangiare cucina cinese e giapponese, ora dovrete imparare a usare le maschere come noi”, è una delle sue lezioni. Aggiunge che l’Estremo Oriente sta raccogliendo i dividendi sotto forma di una ripresa economica anticipata.
Karl Lauterbach, scienziato medico all’università di Colonia e a Harvard, consulente del governo tedesco, ha spiegato che la Germania (l’unico vero modello europeo in termini di contenimento della mortalità da coronavirus) anche nella seconda ondata continuerà come i paesi asiatici ad applicare una “risposta soft”, con micro-provvedimenti mirati sui focolai, non un lockdown indiscriminato e massiccio. Lauterbach sostiene che l’allarme europeo è giustificato perché si attende un forte aumento dei contagi questo inverno, quando la possibilità di stare negli spazi aperti si riduce, ed aumentano altre malattie (incluso il banale raffreddore) che ci costringono a tossire e starnutire. Ezekiel Emanuel della University of Pennsylvania ha smorzato le attese sui vaccini con queste parole: “Non conta arrivare primi nella corsa al vaccino, bisogna aspettare il vaccino giusto.
Cina e Russia stanno precipitando i tempi ma usano vaccini poco affidabili. Anche quelli in corso di sperimentazione da parte di alcune multinazionali farmaceutiche hanno grossi problemi, per esempio richiedono due inoculazioni oppure una conservazione a temperature molto basse, cose che ostacolano la vaccinazione di massa su miliardi di persone”.
STATI UNITI
Anche New York potrebbe aumentare la sua tassa sui milionari, seguendo l’esempio del vicino New Jersey. E’ partita una campagna per piegare le resistenze del nostro governatore, Andrew Cuomo, alle prese con un crollo di gettito fiscale di 14,5 miliardi. Lo Stato di New York già applica un’addizionale Irpef dell’8,8% sui redditi annui sopra il milione (che si aggiunge all’aliquota federale del 37%). Nella città di New York esiste un’ulteriore addizionale, che sommata a quella dello Stato porta l’aliquota al 12,6%. Se accetta la proposta di innalzare l’aliquota statale al 10,75% Cuomo potrebbe raccogliere 5,3 miliardi di dollari in più. Sempre che i ricchi non vadano ad aumentare i ranghi dei residenti in Florida.
Il Pentagono fa la sua irruzione nella sfida Usa-Cina per il 5G. Il Dipartimento della Difesa propone di cedere ai privati una parte delle frequenze finora riservate all’uso militare. La scarsità di frequenze è considerata una delle ragioni per cui l’industria americana delle telecom è in ritardo sulla telefonìa di quinta generazione.
ASIA
Occhio per occhio, dente per dente: nella spirale delle rappresaglie incrociate, a Pechino è in arrivo una “lista nera” di aziende tecnologiche americane che potrebbero vedersi chiudere il mercato cinese. Sarebbe la reazione all’embargo di Trump contro Huawei. Resta da decidere la data dell’annuncio: a Pechino c’è chi giudica opportuno farlo dopo le elezioni americane.
Un’analisi di Oxford Economics e Haver Analytics, ripresa sul Financial Times di oggi, spiega che la locomotiva cinese non solo è ripartita ma traina le economie più vicine come Taiwan e Corea del Sud. La quota di commercio globale del made in China sale ai massimi storici; a questa ripresa si aggancia l’industria tecnologica di Taipei e Seul.
La febbre suina continua a svuotare le riserve cinesi di carne, e fa schizzare al rialzo i prezzi. La carne suina, la più popolare fonte di proteine, è colpita da questa epidemia animale che dura dal 2018 e costringe la Cina a importarne quantità record dai produttori stranieri, America inclusa.
La città-Stato di Singapore è un modello sotto tanti aspetti, in particolare per com’è riuscita a diventare una tecnopoli avanzatissima, e la “Svizzera d’Oriente”. Il coronavirus però sta mettendo a dura prova la sua coesione multietnica. Singapore per ridurre i contagi impone restrizioni sui visti, tra i colpiti ci sono i talenti indiani della tecnologia e della finanza.
EUROPA
Brutto segno, se il più grande fondo sovrano del mondo decide di disinvestire dai mercati azionari europei, per spostare più risorse su quello statunitense. Ancora peggio se questo fondo sovrano è europeo, e se il volume di capitali che amministra vale 1.000 miliardi di dollari. Si tratta del fondo sovrano della Norvegia, che d’accordo con il suo governo vuole investire di più a Wall Street e meno sulle Borse europee.
Lo spostamento iniziale sarebbe di 50 miliardi.
Il cambio strategico deve essere approvato dal Parlamento di Oslo.
OUTLOOK
L’ex nemico si piega a Donald Trump e gli regala la quasi-certezza di una vittoria sulla Corte suprema. Mitt Romney, il repubblicano più refrattario al presidente, si allinea sulla nomina di una nuova giudice che può blindare il tribunale costituzionale con una super-maggioranza conservatrice.
Con il voto di Romney al Senato – addizionandolo agli altri senatori repubblicani che hanno già dichiarato la propria fedeltà a Trump in questo scontro – il presidente ha i numeri per riempire il seggio rimasto vacante alla Corte suprema dopo la morte di Ruth Bader Ginsburg. Non era affatto scontato che Romney rientrasse nei ranghi, visti i suoi rapporti burrascosi con Trump.
Il senatore dello Utah, già candidato alla Casa Bianca contro Barack Obama nel 2012, è stato l’unico repubblicano a votare in favore dell’impeachment di questo presidente. Altri scontri fra i due c’erano stati in precedenza, a ripetizione, per esempio quando Trump aveva esaminato e poi scartato Romney come suo segretario di Stato.
Ma sulla Corte suprema Romney non ha voluto mettersi fra i dissidenti. Restano incerte le scelte di voto di due senatrici repubblicane, ma poiché la destra al Senato ha una maggioranza 53 a 47, può permettersi di perdere due voti.
Questo significa che Trump dovrebbe riuscire con ogni probabilità a imporre la sua terza nomina alla Corte suprema, che così passerebbe dall’attuale maggioranza 5-4 in favore dei repubblicani, ad una maggioranza 6-3. La designazione della candidata di Trump – quasi certamente una donna – avverrà sabato.
“Chi ha i voti decide”, così Trump risponde a chi contesta la sua decisione di nominare in tempi così rapidi una sostituta di Ruth Bader Ginsburg. Joe Biden e il suo partito contestano la fretta di riempire quel seggio vacante e ricordano che nel 2016 i repubblicani rifiutarono di ratificare una nomina di Obama, sostenendo allora che bisognava aspettare l’elezione di un nuovo presidente. Perché allora sì e oggi no? Non c’è dubbio che la coerenza fa difetto ai repubblicani. Ma i voti no. Avevano la maggioranza al Senato nel 2016, e ce l’hanno anche oggi: questo gli consente di ignorare la questione della coerenza, e badare al sodo.
Se i democratici riusciranno a conquistare sia la Casa Bianca sia la maggioranza al Senato, potranno a loro volta usare i nuovi rapporti di forze per tentare un colpo di mano: aumentare il numero dei giudici costituzionali, e ridisegnare i rapporti di forze alla Corte. Per il momento è Trump che vede avvicinarsi una vittoria preziosa, a soli 40 giorni dal voto, su quegli equilibri giudiziari che stanno molto a cuore ai suoi elettori.